Con Al di là del principio del piacere (1920), Freud introduce un cambiamento decisivo nella teoria pulsionale: oltre alle forze che tendono alla conservazione della vita, riconosce l’esistenza di un’energia contraria, volta alla dissoluzione, al ritorno allo stato inorganico, alla cancellazione dell’esperienza. Da questo snodo teorico nascono Eros e Thanatos, due pulsioni fondamentali che abitano l’inconscio umano e che trovano nella sessualità uno dei terreni privilegiati per manifestarsi.
La sessualità non è mai un fatto puramente biologico o neutro: è un crocevia psichico complesso, in cui si intrecciano fantasie, desideri, paure, traumi e spinte vitali. In essa, Eros e Thanatos non si contrappongono in modo lineare, ma si mescolano in un equilibrio instabile, talvolta paradossale.
Eros rappresenta il principio di vita, la tendenza all’unione, al legame, alla costruzione di continuità con l’altro. Nella dimensione sessuale, si esprime come apertura relazionale, come desiderio di intimità e condivisione, come capacità di investire emotivamente se stessi e l’altro. È la sessualità che genera legami, che simbolizza il corpo, che trasforma il desiderio in occasione di incontro e significato.
Eppure, accanto a questa dimensione generativa, Thanatos si insinua nella sessualità in modo spesso silenzioso, ma potente. Non solo come aggressività esplicita o distruttività evidente, ma come compulsione ripetitiva, come svuotamento dell’esperienza, come automatismo che priva il desiderio del suo slancio creativo. Lo si osserva, ad esempio, in condotte ipersessuali vissute senza partecipazione affettiva, nell’uso del corpo come oggetto da consumare, nei vissuti dissociativi che rendono il sesso esperienza alienante. In queste dinamiche, il rapporto sessuale non è veicolo di connessione, ma si trasforma in gesto solitario che isola e frammenta.
Freud aveva colto che il fine ultimo della pulsione non è il piacere in sé, ma la sua scarica, il ritorno a uno stato precedente di quiete o di non-esistenza. Alcune esperienze sessuali sembrano confermarlo: non esprimono tanto un’esuberanza vitale, quanto un tentativo di oltrepassare un limite, di toccare un punto di annullamento del sé. Lacan, raccogliendo questa intuizione, dirà che “non c’è rapporto sessuale”, volendo indicare l’impossibilità di una piena complementarità tra soggetti, sempre separati da un vuoto strutturale che il desiderio tenta invano di colmare. In questa distanza mai completamente superabile si gioca anche il conflitto tra Eros e Thanatos.
La sessualità, dunque, è spazio ambivalente: esprime al tempo stesso un anelito alla vita e una possibilità di dissoluzione. Ogni incontro amoroso porta con sé il rischio della perdita; ogni abbandono fiducioso nel corpo dell’altro comporta anche l’esposizione al rifiuto, alla ferita, all’assenza. Il desiderio può aprire alla relazione, ma anche spingere verso l’eccesso, verso il vuoto, verso una forma di autodistruzione.
Questa ambiguità emerge con forza in alcuni comportamenti sessuali che oscillano tra l’affermazione di sé e il sabotaggio interno. La ricerca del contatto può essere, al contempo, una richiesta di riconoscimento e una strategia inconscia per anestetizzare il dolore o per punire se stessi. Il sesso diventa così un luogo in cui entrano in conflitto parti psichiche profonde: il bisogno d’amore e la paura dell’intimità, il desiderio di vicinanza e l’angoscia della fusione.
Per chi si occupa di sessuologia, questa prospettiva impone di andare oltre le interpretazioni moralistiche o meramente sintomatiche della sessualità. Più che classificare comportamenti come funzionali o disfunzionali, si tratta di interrogarsi sul loro significato soggettivo, sulla loro radice inconscia, sulle storie affettive che li attraversano. Dietro un agito sessuale apparentemente disorganizzato può celarsi un lutto non elaborato, una domanda d’amore, una pulsione autodistruttiva o un trauma rimasto muto.
Educare alla sessualità, in quest’ottica, significa educare alla complessità del desiderio: alla sua ambivalenza, alla sua origine profonda, alla capacità di distinguere tra ciò che ci nutre e ciò che ci svuota. Vuol dire anche imparare a dare parola a ciò che nel sesso spesso si esprime senza linguaggio: la solitudine, la rabbia, la vergogna, la speranza, il ricordo del dolore.
Eros e Thanatos non sono poli opposti da separare, ma movimenti interni che convivono e si contendono la scena. La maturità sessuale, forse, consiste proprio nel riconoscere questa tensione costitutiva e nell’imparare ad attraversarla senza soccombere, scegliendo – anche nel pieno delle contraddizioni – la possibilità della vita.
Tirocinante: Giulio Blasilli
Tutor: Maurizio Leuzzi
Bibliografia
- Freud S., (2010), Al di là del principio di piacere (A. Boringhieri, Trad.), Bollati Boringhieri.
- Lacan J., (1975), Il seminario. Libro XI. I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (G. Boringhieri, Trad.), Einaudi.
- Recalcati M., (2007), L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica, Raffaello Cortina Editore.



