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Sempre più millennials (persone nate tra il 1981 e il 1996) stanno ritardando il matrimonio scegliendo di concentrarsi sulla propria carriera, coltivando amicizie e dedicandosi alle proprie passioni e ai propri talenti. Per secoli, è stato radicato nella nostra narrativa collettiva il mito del lieto fine, insieme alla credenza che si dovrebbe essere sposati entro una certa età. Questo induce spesso a pensare (soprattutto per le donne) che non si è pienamente realizzati finché non si cammini lungo l’altare e non si abbia la fede al dito. In una cultura che attribuisce un valore sproporzionato alla propria situazione sentimentale, non c’è da stupirsi se molte persone lottano quotidianamente con la propria autostima, anche chi sceglie consapevolmente di stare da solo. Il fenomeno del “single shaming” – letteralmente “far vergognare qualcuno di essere single” – non deriva quindi da un proprio vissuto, ma si tratta di una reazione che viene scatenata esternamente da pregiudizi e credenze culturali.

Il pensiero diffuso che l’assenza di un partner, soprattutto a partire dai trent’anni, sia una sorta di “colpa”, può avere importanti ripercussioni sulla persona discriminata. E, anche laddove non è visto in modo negativo, spesso l’essere single è percepito come un momento di passaggio, una semplice parentesi tra una storia d’amore e l’altra, come se una persona non potesse veramente scegliere una strada che non sia a due.

Velatamente o meno, le donne sono la categoria più stigmatizzata, venendo spesso accusate di non essere in coppia perché c’è qualcosa di sbagliato in loro. Infatti, non è raro incontrare donne brillanti e di successo che, nonostante siano sicure di sé, si siano convinte con il tempo che se non hanno trovato la persona giusta, allora deve esserci effettivamente qualcosa che non vada in loro. Si tratta di una convinzione distorta che riflette una credenza culturale altrettanto distorta ma persistente e pericolosa.

Il senso di vergogna, la pressione sociale sottostante e questa intrusività non richiesta può minare la propria autostima, autorealizzazione e il proprio equilibrio interiore portando a vissuti di inadeguatezza, insicurezza e sofferenza. Anche gli uomini single vengono discriminati ma mai nella stessa misura: basta considerare il contrasto connotativo tra “zitella” e “scapolo” o “Don Giovanni”. Questo doppio standard di valutazione è oggi ancora molto forte. In questa nuova era in cui le donne hanno riconosciuto e dato la priorità a sé stesse e alle proprie pulsioni nella stessa misura in cui sono sempre state addestrate a soddisfare i bisogni di tutti gli altri, scegliere di dedicarsi al proprio benessere (che può non coincidere con la costruzione di una coppia o di una famiglia) potrebbe essere una sana rivalsa a secoli di auto-sacrificio.

Avere una relazione non dovrebbe essere un obbligo, indipendentemente da ciò che la società, o la famiglia, ci dice. Sono tanti e diversi i percorsi che conducono al lieto fine: il matrimonio non è altro che uno di questi. Come ha scritto la ricercatrice DePaulo (2006): “Se non sei già una persona felice, non contare sul matrimonio per trasformarti in una persona felice. Se sei già felice, non aspettarti che il matrimonio ti renda ancora più felice. Infine, se sei single e felice, non preoccuparti che cadrai nella disperazione se oserai rimanere single. Neanche questo è probabile.”.

La persistenza del fenomeno del single shaming fa capire come ci sia bisogno di una nuova narrativa culturale in cui il proprio valore sia disgiunto dalla propria situazione sentimentale. Quando il matrimonio non sarà più feticizzato e propagandato come l’essenza e il traguardo massimo per una persona e quando le donne (ma non solo) potranno smettere di equiparare il loro valore al loro stato civile, la nostra società potrà considerarsi progredita.

Tirocinante: Mercy Ponziani
Tutor: Fabiana Salucci

Riferimenti
-https://it.wikipedia.org/wiki/Generazione_Y
-https://www.psychologytoday.com/us/blog/nurturing-self-compassion/201912/defying-single-shaming#:~:text=Psychological%20Effects%20of%20Single%2DShaming&text=This%20is%20a%20distorted%20belief,absurd%20as%20it%20is%20dangerous.
-DePaulo, B. (2006). Singled out: How singles are stereotyped, stigmatized, and ignored, and still live happilyever after. St Martin’s Press.

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