La coppia e i “matrimoni bianchi” di Fabrizio Quattrini

In una società dove la pornografia è a portata di “mouse”, dove segnali espliciti di erotismo e seduzione invadono le strade e le riviste anche quelle meno patinate fanno a gara per mostrare la nudità di personaggi famosi o presunti tali, potrebbe sembrare assurdo, ovvero inverosimile scoprire ancora oggi l’esistenza dei “matrimoni bianchi”.

Sono questi, unioni particolari dove entrambi i componenti della coppia, ovvero uno dei due partner, hanno grandi difficoltà ad intraprendere un percorso sessuale legato all’attività di tipo coitale. Nello specifico tutto ha inizio dopo il fatidico “si”; durante la prima notte di nozze, rinforzando elementi socio-culturali ed alimentando aspettative e paure più o meno personali, i due partner non riescono a vivere l’atto della penetrazione (coito) rimanendo solitamente coinvolti in aspetti “preliminari” dell’attività erotico-sessuale. A tale riguardo è importante ricordare che anche la Chiesa Cattolica attraverso la sentenza della Sacra Rota concede l’annullamento del matrimonio in quanto definisce quest’ultimo come“non consumato”. Quali sono le cause di tale disagio e soprattutto che tipo di personalità si cela dietro uomini e donne che vivono questo tipo di esperienza?

Aspetti bio-psico-sociali

In dieci anni di attività clinica ho potuto constatare una percentuale abbastanza elevata relativa al disagio delle coppie con matrimonio bianco, che si manifesta con un denominatore comune:il tempo. Infatti, appare evidente un periodo di tempo particolarmente elevato tra l’insorgenza del disagio e la decisione di consultare un esperto. Spesso queste coppie fanno passare in media 6/8 anni prima di trovare il coraggio per affrontare il problema. Ho avuto a che fare con coppie che tra il periodo di fidanzamento e gli anni di matrimonio, avevano lasciato passare ben 17 anni prima di consultarmi.

Osservando le caratteristiche relazionali è facile constatare che un tale comportamento è reso possibile anche perché all’interno di queste coppie sono comunque avviate pratiche sessuali “alternative”, che sostituiscono l’atto della penetrazione senza intaccare l’esperienza sentimentale. Infatti, le coppie che vivono il disagio del matrimonio bianco hanno apparentemente inalterate tutte e quattro le fasi del comportamento sessuale (desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione), eventualmente, come vedremo tra breve, sono presenti alterazioni sessuologiche associate alla fase coitale come il vaginismo nelle donne e l’eiaculazione precoce nell’uomo. Ecco allora l’importanza della valutazione, nonché terapia orientata verso un disagio sociale e relazionale, ovvero di tipo educazionale. I partner, escludendo la possibilità di vivere un rapporto sessuale completo, riescono a pianificare valide alternative (masturbazione, oralità) necessarie a soddisfare i rispettivi bisogni sia “fisiologici”, che “relazionali”.
Queste coppie vivono una disarmonia bio-psico-sociale nel senso che hanno spesso la convinzione di possedere genitali con alterazioni fisiologiche, quindi “impossibilitati” all’esperienza coitale, sono individui sostenuti da una caratteristica di personalità di tipo ansioso/introversa e sorretta da una scarsa o assente educazione sessuale, nonché forti di credenze stereotipate in merito alla sessualità in generale e al rapporto uomo-donna nello specifico

Spesso sono uomini e donne che hanno deciso per motivi personali, etici o religiosi di arrivare illibati al fatidico si, in altri casi, invece le motivazioni si possono ritrovare nella paura del sesso e in una forte ignoranza in materia di sessualità e affettività. C’è da non sottovalutare anche l’aspetto della “vergogna” che chiude i partner in una trappola escludendoli non solo dalle interazioni sociali, ma anche dalla possibilità di farsi aiutare. Questo inevitabilmente fa trascorrere il tempo come detto pocanzi, rafforzando i disagi e spesso portando entrambi a distanziarsi, o comunque accusandosi di non chiare responsabilità. Quando una coppia giunge in consulenza sono presenti paure, diffidenza, ma soprattutto stanchezza. Inoltre, nella maggior parte dei casi la spinta motivazionale più forte ad entrare in contatto con un esperto non riguarda il desiderio di riuscire a vivere, quindi affrontare il rapporto sessuale completo, bensì quello di avere un figlio.

Questa motivazione spinge i partner a voler fare di tutto per raggiungere un tale obiettivo, dimenticando spesse volte che il motivo base per cui non riescono a procreare è strettamente legato alla difficoltà di riuscire a portare a termine un rapporto sessuale completo. Come ho suggerito inizialmente le coppie dei matrimoni bianchi vivono una dinamica relazionale complessa e allo stesso tempo pericolosa. La complessità può essere osservata in quei dinamismi che si intrecciano nell’ignoranza, o comunque nell’inesperienza che abbraccia la sfera intimo-sessuale; per quanto riguarda invece la pericolosità è facile riscontrare un forte sentimento, modificatosi nel tempo, che porta i coniugi a rivedere la propria modalità affettiva relazionale. La coppia inizia a percepirsi più come fratello e sorella, piuttosto che coinvolgersi in quell’esperienza intimo-erotica-sessuale. Il rischio più grande, sperimentato anche durante il percorso terapeutico, è quello di osservare nei partner l’inevitabile viaggio verso una “fatale” separazione.

Una possibile eziopatogenesi

Considerando la coppia un “sistema” al cui interno vengono garantite le espressioni relazionali tra i partner è necessario riconoscere una “responsabilità” comune all’uomo e alla donna quando vengono osservati aspetti disfunzionali come nel matrimonio bianco. Nonostante questa premessa, ancora oggi si tende a distinguere almeno tre tipi di cause al riguardo: femminili, maschili e miste, che possono essere differenziate secondo l’aspetto medico-funzionale, psicosessuologico e socio-relazionali. Per quanto concerne l’aspetto più strettamente medico gino-andrologico è possibile riscontrare caratteristiche anatomiche particolari, che eventualmente possono diventare invalidanti durante l’attività penetrativa.

Nelle donne è raro, ma possibile, riscontrare imeni particolarmente rigidi e sclerotici, oppure malformazioni dell’orifizio vaginale e costanti infiammazioni della mucosa vaginale. Nell’uomo, invece può essere più frequente riscontrare fimosi (difficoltà a fare scorrere il prepuzio sul glande), frenulo corto e ipersensibilità del glande. Per quanto riguarda invece gli aspetti sessuologici, che non escludono una combinazione con quelli medici sopra citati e quelli socio-relazionali ancora da trattare, può essere osservato nelle donne il vaginismo: l’impossibilità di riuscire ad accettare qualsiasi tipo di penetrazione in vagina, non solamente l’organo genitale maschile, ma anche un semplice dito, ovvero un assorbente interno.

Nell’uomo invece, come accennato anche in precedenza, può essere osservata una eiaculazione precoce primaria e solitamente ante portam. Nella mia esperienza clinica ho potuto osservare anche delle difficoltà erettili, associate ad un vissuto omosessuale non accettato e che inevitabilmente si rappresentava con un rifiuto dell’attività penetrativa. Trattasi in questo caso di una possibile omofobia interiorizzata. Gli aspetti socio-relazionali riguardano tutti quegli elementi di carattere educativo e culturale, che indirizzano uomini e donne verso una sessualità che sopraggiunge solamente dopo il matrimonio e che spesse volte è finalizzata esclusivamente alla procreazione. In questo caso il comportamento sessuale viene vissuto come “naturale” e l’esperienza necessaria a comprendere la vera “naturalità” della sessualità viene demandata al matrimonio. Gli effetti di questa esperienza sono solitamente devastanti e spesso deleteri.
La sessualità è parte integrante del nostro “essere” individui e l’esperienza, prima demandata all’autoerotismo e successivamente convogliata nei primi contatti intimo relazionali, diventa di fondamentale importanza per accrescere una “sana” maturità sessuale adulta.

Conclusioni e suggerimenti

Il “sistema” coppia, affinché possa funzionare in equilibrio con le emozioni e le esperienze intimo­sessuali-relazionali, deve riconoscere alcuni elementi fondamentali. Come primo aspetto, la comunicazione, che deve essere funzionale, efficace e indispensabile per convogliare sia gli aspetti positivi, che negativi tra i partner.
Quando negativi ad esempio, il dialogare può permettere di anticipare ed affrontare tutte quelle componenti bio-psico-sociali, che altrimenti, avviluppandosi su se stesse, intrappolano la coppia negli anni e nel disagio relazionale.

Un secondo aspetto riguarda l’opportunità di aprirsi ad una nuova educazione alla sessualità, concedendosi la possibilità di riconoscere nell’autoerotismo uno spazio personale ricco di novità ed interesse psicocorporeo. Terzo, e non ultimo, può corrispondere al riconoscere l’importanza della sfera intimo-sessuale sganciandola da tutti quei cliché socio-culturali che vi hanno incastrato nella paura, nel pregiudizio e nel tabù del sesso. Affermare quanto detto può permettere alla coppia di rivolgersi ad esperti del settore che, attraverso percorsi mirati e personalizzati potranno accompagnarla nella risoluzione delle complesse difficoltà sessuo-relazionali.

L’esperienza sessuale, nel rispetto di se stessi e degli altri non può non esistere, ne tantomeno essere sublimata o “rimpiazzata” da alternative affettive apparentemente gratificanti. La sessualità deve essere vissuta a pieno, abbracciando a 360° tutte le sfaccettature dei propri desideri, senza paure particolari, ne tantomeno stereotipi e false credenze.
Il sesso è vita, ma anche gioco e divertimento…il sesso è l’energia che spinge gli individui ad affermarsi come persone nello spazio e nel tempo.

FONTE: benessere.com

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