La vergogna dell’inviolabilità

Un tempo la verginità era un valore che gli uomini e le famiglie valutavano come una virtù, l’emblema della fanciulla perfetta da sposare. Una donna “illibata” assumeva immediatamente le sembianze di una possibile brava madre, di un’eccellente donna di casa che avrebbe soddisfatto le necessità coniugali del fortunato marito. Questo è stato un valore che per secoli ha assunto la discriminante tra le donne degne di essere amate e le donne invece indegne e impure. Il nostro bel Paese, come si sa, ha subito fortemente l’influenza del Cattolicesimo che predicava valori di purezza e di celibato fino al matrimonio. Questo messaggio religioso si è ben radicato nella nostra cultura e si è riversato sulla visione comune del ruolo della donna. Le donne di altri tempi difendevano quindi con orgoglio la verginità portata con fierezza davanti all’altare.
Ma cosa è cambiato nella società tecnologica e frenetica nella quale viviamo? In una società dove sempre meno tabù limitano la vita sessuale dei giovani e dove i valori sono ormai inseriti in teche di musei decadenti da cui le persone si tengono ben alla larga? Completamente tutto! Oggi l’esser vergine non è più reputato da molti come un esempio di purezza bensì come una vergogna!
Il linguaggio del sesso è ormai ben diffuso nel panorama delle nuove generazioni, di sesso se ne parla, con più o meno naturalezza. Tutto è diventato lecito e ciò che può apparire ai più qualcosa di folle, oggi viene definito fantasioso e trasgressivo. Ben capiamo che in un clima di maggiore apertura influenzato anche da una ingente esposizione a stimoli sessuali, l’essere vergine è divenuto uno status scomodo e inadeguato. Ed è per questo che l’età della cosiddetta prima volta si è abbassata notevolmente: i ragazzi “moderni” vivono il loro primo approccio al sesso con intensa ansia, come una gara a chi lo scopre e sperimenta per primo. Dove alcuni si vantavano del loro nuovo giocattolo o videogioco molti altri si vantano della loro prima esperienza sessuale. Ovviamente il concetto di verginità tocca maggiormente la sfera femminile rispetto a quella maschile. Quest’ultima rappresenta il discriminante e il fattore pressante che spinge le donne ad avere fretta di approcciare all’amore sessuale.
In questo panorama, i mass media giocano un ruolo fondamentale nella divulgazione di stereotipi e di messaggi che fanno sentire le povere vergini come timorate di Dio, con idee obsolete ed inutili a riguardo…in eterno ritardo rispetto all’emancipazione che avanza intorno a loro.
E’ bizzarro, però, pensare come le antiche tradizioni sulla sessualità giochino ancora un ruolo preponderante nella psiche femminile. Si crea una sorta di ambivalenza tra il bisogno di sentirsi inviolate, di non sentirsi lese nel proprio mondo interiore e il bisogno di non sentirsi diversi, fuori dai nuovi schemi. Si genera così una sorta di paura di scherno sociale che spinge molte ragazze poco più che adolescenti a rincorrere la prima volta e a far si che accada e che non ci si pensi più.
Il problema è dopo, perché molte volte, tendiamo ad idealizzare il nostro primo incontro sessuale e quando ci rendiamo conto di averlo fatto e che magari non è andata proprio come ci aspettavamo, iniziamo a nutrire un senso di colpa verso qualcosa che non potremmo più riottenere. La verginità rappresenta un dono che viene donato, un donare un qualcosa di così intimo e puro che ancora ci lega al nostro universo bambinesco e che in qualche modo ci impedisce di diventare grandi. Quando ci rendiamo conto che tale dono viene fatto alla persona sbagliata abbiamo come la percezione che si sia distrutto un equilibrio che garantiva il nostro senso di unità. La perdita della verginità comporta una crescita verso la propria identità sessuale ed è quindi è una tappa fondamentale nella vita della persona. Non esiste un’età adeguata, né una morale che deve sempre nascondersi dietro ad un atto così naturale come il sesso; esiste un tempo soggettivo che ci può permettere di vivere questo momento (anche con la persona che riteniamo a posteriori sbagliata) in totale sintonia con le nostre scelte e soprattutto anche con il nostro corpo.
Se imparassimo a vivere più consapevolmente le nostre scelte, a rispettare le nostre attitudini e ad essere più autonomi potremmo garantire a noi stessi che ogni gesto, ogni sbaglio avverrebbe al momento giusto e saremmo in grado di non rimproveraci mai più del dovuto. Se fossimo più slegati dai messaggi che continuamente condizionano ed etichettano ogni nostro respiro e assaporassimo, almeno, la libertà di poter decidere senza pressioni, anche questo momento tornerebbe ad essere sereno e del tutto naturale.
Termino questo articolo, privo di ogni giudizio e scevro dal voler far polemica ma solo consono ad una riflessione del tutto autonoma e personale, con una frase di Paul Valery, “ Il guaio del nostro tempo è che il futuro non è più quello di una volta”.

 

A cura del tirocinante IISS: Simone Lamberto

Tutor: Davide Silvestri

 

Sitografia:

– https://www.futuroquotidiano.com/la-verginita-e-un-valore-ancora-attuale/;
– https://www.diregiovani.it/sesso/la-verginita-valore-o-tabu/;

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