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Vissuti omosessuali: formazione dell’identità gay e lesbica nell’esperienza relazionale di coppia

Identità omosessuale

L’identità definita come il senso proprio della propria esistenza continuo attraverso il tempo e distinto, come entità da tutte le altre, sottolinea l’importanza di una naturalità nel vivere se stessi a prescindere dalle influenze socio-culturali. Questo elemento si dovrebbe ripercorrere in qualsiasi vissuto identificatorio del proprio essere e definire se stessi, ma quando si tratta di identità sessuale, il riferimento del contesto sociale, nonché gli stereotipi e i pregiudizi annessi possono rivelarsi estremamente pericolosi. Come evidenziano Barbagli e Colombo (2001) durante la formazione dell’identità sessuale vengono integrati tre elementi significativi. Il primo riguarda i sentimenti, che sottolineano, per mezzo del desiderio e dell’affettività, l’attrazione e l’amore provati per un’altra persona. Il secondo si caratterizza con il comportamento dell’attività erotica, mentre il terzo elemento riguarda più propriamente l’identità dell’individuo, ovvero l’insieme di significati che una persona attribuisce a quello che sente e che mette in atto.

Fra sentimenti, comportamenti e identità sembrerebbe non esserci una piena corrispondenza. L’unico elemento che può creare un filo conduttore risulta essere la definizione dell’orientamento sessuale, ovvero la direzione verso la quale un individuo volge la sua energia erotica: orientamento bisessuale (verso entrambi i sessi), orientamento omosessuale (verso lo stesso sesso) e orientamento eterosessuale (verso l’altro sesso). Nella ricerca dell’identità sessuale è quindi auspicabile riconoscere l’orientamento come indicatore che, precocemente, nella vita di un individuo emerga in modo immutabile o per lo meno tendenzialmente stabile. È in linea con questa affermazione che sottolineo l’importanza del coming out, a prescindere dal tipo di orientamento sessuale, come riuscita unificatrice della tendenza di vivere i propri sentimenti, nonché i propri comportamenti, quindi nella definizione chiara della propria identità sessuale.

L’identità omosessuale, come quella etero o bisessuale necessita di un’autoaccettazione, ovvero di un autoriconoscimento. Risulta essere significativamente importante il riconoscimento personale, la cognizione di avere sentimenti omosessuali, ovvero “..la consapevolezza intesa come sviluppo psicologico privato che favorisce una crescente comprensione psicologica”in toto (Del Favero, Palomba, 1996), infine, ma non di minore importanza, rimane il confronto con il contesto sociale di riferimento. Questo passaggio risulta essere necessario per poter radicare e rendere sicura l’identità omosessuale raggiunta. A tale riguardo sono indispensabili tutte quelle esperienze sociali dettate da quegli interventi culturali, ludici, comunque di aggregazione, che possono rinforzare e chiarificare il momento di passaggio all’accettazione di sé: un sé multifunzionale che evidenzia il sentirsi uomo o donna, gay o lesbica, in generale un individuo sociale. Essere gay e lesbica oggi sottolinea uno spazio dettato da lotte e conquiste sviluppatesi nella storia dei tempi. Fino a trenta anni fa gli omosessuali non riuscivano a fare emergere a pieno la propria identità sessuale e questo, spesse volte risultava d’impedimento nella formazione dell’intera struttura dell’identità personale, provocando ripercussioni catastrofiche nella realizzazione di sé come uomini e donne.

Dal momento in cui un gay o una lesbica integrano l’identità personale con la piena consapevolezza di provare un’attrazione erotico-sentimentale verso il proprio sesso biologico, hanno l’obbligo di corrispondere liberamente le proprie emozioni all’interno di una esperienza relazionale “sicura”, o comunque socialmente accettata e condivisa. Senza addentrarsi nei cunicoli dei riconoscimenti istituzionali della coppia gay e lesbica del panorama italiano, credo fermamente che sia necessario arrivare a costituire una valida soluzione all’unione civile delle coppie di fatto omosessuali, affinché il percorso dell’identità e nello specifico dell’identità sessuale omosessuale, segua il corso naturale degli eventi.

La coppia gay e la coppia lesbica

Da sempre, da quando l’interesse scientifico ha iniziato a proporre una serie di interventi psico-sociologici e statistici sulle relazioni gay e lesbiche, si è cercato di dare un contributo significativo allo scioglimento di alcuni stereotipi che vedevano negative, nonché “perverse”, quindi immorali, tali forme di relazioni sentimentali. Uno dei più grandi stereotipi riguarda la fantasia che gli omosessuali non “desiderano”, quindi non possono mettere in atto alcun tipo di relazione sentimentale duratura. Con grande stupore si è riscontrato che la grandissima maggioranza degli omosessuali italiani cerca e persegue un rapporto di coppia stabile. I dati riportati dalla ricerca di Barbagli e Colombo (2001) sono convincenti, sottolineano una minoranza pari al 12% degli uomini e al 8% delle donne che preferiscono avere relazioni con partner occasionali. Sembra che vi siano sette fattori che influiscono sulla possibile frequenza con cui in Italia gay e lesbiche convivono (more uxorio) con un partner: il genere, l’età, la regione di residenza, le dimensioni del comune in cui abitano, la classe sociale di appartenenza, la religiosità e il grado di accettazione della propria omosessualità (ibidem). I dati analizzati e discussi dagli Autori hanno identificato che le convivenze sono più frequenti tra le lesbiche che fra i gay, nelle regioni settentrionali piuttosto che in quelle meridionali, nelle grandi città invece dei comuni di provincia, nella borghesia e nella classe media impiegatizia piuttosto che nella classe operaia, nelle persone non credenti o comunque credenti ma non praticanti e naturalmente tra coloro che accettano la propria identità di omosessuale rispetto a chi non l’accetta.
È necessario fare un breve inciso sulla differenza tra la durata e la frequenza delle convivenze tra due donne piuttosto che tra due uomini.

Sembrerebbe che tale differenza trovi uno sbocco nel fatto che le donne lesbiche attribuiscano più importanza dei maschi gay all’esclusività dei rapporti. Per le lesbiche andare a vivere insieme vuol dire rafforzare l’impegno alla fedeltà reciproca, per i gay è probabile che la stabilità dell’unione sia tanto maggiore quanto più la coppia è aperta (Barbagli, Colombo, 2001; Peplau, Spalding, 2000). Con questo vorrei solo evidenziare delle tendenze sentimentali e sessuali che indicano alcune condotte delle coppie in questione, promuovendo comunque un dato statistico e non uno assoluto.
Altro stereotipo da combattere riguarda i ruoli assoluti e universali della relazione intima eterosessuale: il ruolo del marito e della moglie. Ancora oggi, infatti, può non essere così difficile relazionarsi con individui, che spesso non hanno familiarità con le relazioni omosessuali e che curiosamente cercano di individuare i ruoli dell’uomo e della donna nella dinamica dell’intimità gay e lesbica. Probabilmente questo stereotipo è tipico di un pregiudizio socio-culturale al quale gli stessi omosessuali hanno dato fondamento di esistenza durante le lotte di affermazione dei propri diritti. Infatti alcune ricerche americane sottolineano comunque l’esistenza in un “vecchio mondo gay” di una divisione tra maschi e femminucce, come in un “vecchio mondo lesbico di camionisti e principesse (Wolf, 1979).

Gli omosessuali moderni e soprattutto le nuove generazioni che rappresentano le possibili varianti di un sistema in piena evoluzione, rimandano un netto abbassamento della tendenza all’identificazione di ruoli sociali tipici delle relazioni eterosessuali. Anche i termini attivo e passivo sembrano non rientrare più fortemente nelle categorie sociali che esaltano una certa identità sessuale. Per i gay i rapporti sessuali in una coppia stabile hanno una tipologia versatile e solo nell’eventualità di rapporti occasionali, dove l’intimità è resa ai minimi termini è possibile evocare tali categorie legate più alla visione egoistica di un piacere erotico. Nelle donne lesbiche invece il ruolo attivo-passivo può avere significatività solo nei termini di chi procura e riceve il piacere sessuale nella coppia, ma non dividendo tale ruolo in modo assoluto, anzi condividendolo durante gli atteggiamenti più intimi.

Viste le caratteristiche di alcuni stereotipi ancora non del tutto superati, ma in fase evolutiva di assimilazione per il contesto socio-culturale eterosessuale, e soprattutto i dati, sia italiani che esteri, riportati dalle ricerche sul vissuto delle coppie omosessuali, quindi sui successi della loro possibile stabilità relazionale, (Blumstein e Swartz, 1983; McWhirter e Mattison, 1996, Barbagli e Colombo, 2001) è utile inquadrare l’importanza della formazione dell’identità gay e lesbica nell’esperienza relazionale di coppia. La relazione d’intimità che rappresenta la co-esistenza attiva di due individui sottolinea la dinamica di un movimento necessario alla coppia per favorire l’assunzione di responsabilità soggettiva del proprio benessere, come del possibile disagio o malessere. Con questo, due individui dello stesso sesso si concedono la possibilità di crescere nella prospettiva di un futuro di coppia, superando ostacoli non facili e non necessariamente condivisibili socialmente, ma espressione del loro vivere la propria intimità.

Tappe evolutive dell’identità gay e lesbica nell’esperienza di coppia

Per la coppia omosessuale così come per quella eterosessuale non esistono definizioni schematiche che vanno bene indistintamente, che possano classificarla e renderla immobile e rigida nei suoi termini. Il contesto sociale è condizionante. In tutti i casi è definibile come coppia l’unione affettiva, emotiva e sessuale di due persone che decidono contestualmente di intraprendere un cammino comune, costruendolo giornalmente attraverso un percorso condiviso. La coppia omosessuale rappresenta un nuovo modello sociale di convivenza, nato con la maggiore visibilità dei movimenti gay e lesbici. Tale affermazione non significa che prima dell’epoca recente non esistessero coppie formate da due uomini o due donne, ma che allora non esisteva un modello di coppia visibilmente riconosciuto e condiviso.

Solamente negli ultimi anni si è assistito al riconoscimento di unioni gay e lesbiche che hanno senz’altro affermato l’esistenza di una realtà in passato sommersa. L’esistenza stessa dell’unione di fatto, celebrate in alcuni paesi europei e in alcuni stati degli Usa, dimostra una pressante volontà di riconoscimento sociale che per molti versi è ancora lontana dall’essere esaudita, ma sicuramente non accantonabile di nuovo nel silenzio di vite parallele. Bell e Weinberg (1978) sono stati i primi studiosi ad occuparsi di questi temi trattando principalmente la questione della coppia chiusa e della coppia aperta con le conseguenze a esse correlate in termini di stabilità e di soddisfacimento all’interno dell’unione affettiva. Per incontrare il primo studio sistematico sulla coppia omosessuale è necessario inoltrarsi negli anni 80 (Mc Whirter e Mattison, 1984) Lo studio si basa su un campione di 156 coppie e scardina molti luoghi comuni attribuiti all’omosessualità. La ricerca dimostra come le relazioni gay possano essere soddisfacenti anche a lungo termine, negando così l’assunto secondo il quale le coppie gay sono fondate sull’esclusiva ricerca dell’appagamento sessuale, alieno da quello emozionale.
McWhriter e Mattison (1984) durante l’analisi dei dati raccolti nella loro ricerca hanno proposto un modello della formazione della coppia omosessuale basato su alcuni steps evolutivi funzionali e fondamentali.

Le fasi proposte non sono da considerarsi rigide e valide per tutti, così come non è detto che ogni relazione sia soggetta alla medesima evoluzione. Esse rappresentano un modello utile per conoscere più da vicino la strutturazione della coppia omosessuale.

  1. La conoscenza (Blending) primo anno. Gli Autori hanno identificato, durante il primo anno di relazione, un totale coinvolgimento della coppia dove si “mescolano” le caratteristiche di personalità dei singoli individui entrando in un’ottica di condivisione reciproca ideale e fusionale. La coppia tende a condividere ogni cosa, vengono esaltati i lati positivi dell’altro sublimandone i difetti. All’interno della coppia si crea un equilibrio basato sulla suddivisione paritaria di compiti e responsabilità. Una caratteristica di questa prima fase sembra promuovere la possibilità di convogliare nella fusionalità della coppia l’ottimismo, quindi sembrerebbe favorito il principio elettivo della stabilità nella nascita di una coppia. Anche Gottman et al, (2003) in un loro studio hanno rilevato questa tendenza nel primo anno di convivenza tra coppie dello stesso sesso. Gli Autori sottolineano quanto gay e lesbiche in questa prima fase, durante possibili momenti di divergenze relazionali, non utilizzano stili negativi di comunicazione (intimidazioni) come invece sembra avvenire, molto più spesso nelle coppie eterosessuali sposate.
  2. La costruzione del nido (Nesting) secondo e terzo anno: La coppia riesce a focalizzare meglio la propria identità, i partners percepiscono la necessità di costruire un luogo esclusivo che li faccia sentire totalmente coinvolti nel rapporto a due. Viene rinforzato l’impegno promuovendo l’accettazione delle differenze di personalità degli individui che compongono la coppia, come pure delle eventuali resistenze, debolezze e bisogni. Vengono perseguiti in modo equilibrato e funzionale gli obiettivi proposti, come l’idea di convivenza, la decisione di acquistare qualcosa insieme (casa, macchina ecc.). È in questo preciso momento storico che la coppia necessiterebbe di una sicurezza giuridica nonché istitutuzionale, al fine di evitare spiacevoli ripercussioni sociali durante innegabili imprevisti. In questo preciso periodo della relazione gay e lesbica il sostegno e il riconoscimento sociale acquistano un’importanza fondamentale. Le famiglie di origine potrebbero diventare necessarie per il buon andamento, nonché funzionamento della stessa coppia. Kurdek (1994) sottolinea quanto i genitori dei singoli componenti di una coppia omosessuale possano, con la loro accettazione-non accettazione, risultare incisivi sul buon andamento della relazione futura della coppia stessa.
  3. Il mantenimento (Maintaining) quarto e quinto anno: riuscire a far crescere la relazione dipende essenzialmente dalla capacità dei partner di costruire un equilibrio interno al rapporto basato sulla consapevolezza di risolvere i conflitti. I riconoscimenti sociali citati al punto due diventano fondamentali e necessari per il buon sviluppo affettivo, nonché psicologico della coppia omosessuale. A tale riguardo, se i riconoscimenti non sono ancora avvenuti o comunque risultano particolarmente difficili e irraggiungibili, potrebbero emergere delle incomprensioni tra i partner, anche sostanzialmente forti, che riuscirebbero ad espletarsi nelle differenze di tipo religioso, socio-economico e finanziario, oppure caratteristiche culturali della famiglia di origine. Questi elementi sono molto significativi per il buon risultato della convivenza, come della stabilità della coppia; altrimenti i partner possono iniziare un processo di isolamento, che procederà probabilmente nella rottura della relazione e, quindi nella separazione della coppia stessa. Waite e Gallagher (2001) nel loro libro The case for marriage sottolineano quanto la fase definita di mantenimento sia difficile e pericolosa. A tale riguardo viene rilevata l’utilità del contesto socio-culturale e ambientale, quindi di riconoscimento, mettendo a confronto la fragilità della stabilità nelle coppie omosessuali con quelle eterosessuali. Nel secondo caso tale riconoscimento, quindi l’indispensabile sostegno, permetterebbe alla coppia di evitare facilmente una caduta nell’isolamento, quindi l’eventuale scelta separatoria. In questa specifica fase evolutiva sono identificabili anche alcuni dinamismi particolarmente propositivi per la coppia omosessuale. Ad esempio sembrerebbe più facile una risoluzione del disagio sessuale, eventuale, nel menage della coppia omosessuale, piuttosto che in quella eterosessuale. La differenziazione osservabile nelle dinamiche tra coppie eterosessuali e omosessuali, rispetto alla difficoltà sessuologiche, riguarda la possibilità nei gay e nelle lesbiche di mettere in atto delle varianti risolutive all’interno dell’esperienza sessuale. Questa particolare risoluzione intra-relazione non è usuale osservarsi all’interno delle coppie eterosessuali (Nichols, 2000). In un’indagine svolta da Cozzolino e Quattrini (2002), su un campione di 106 soggeti aventi una relazione stabile da almeno 3 anni, è stato verificato che alcune forme di disagio sessuologico hanno delle incidenze differenti tra le coppie eterosessuali e quelle omosessuali. Nello specifico sembrerebbe che le relazioni stabili omosessuali, pur evidenziando difficilmente disagi di carattere sessuologico, quando vengono riscontrate, tempestivamente, vengono affrontate e risolte all’interno del menage di coppia.
  4. Costruzione/collaborazione (Building) sesto – decimo anno: questa fase porta in seno la sedimentazione di tutte quelle tracce lasciate alla fase tre; l’unione della coppia è credibile in quanto oramai le due entità che la compongono si conoscono molto bene. È evidente una consapevolezza nel potersi affidare completamente all’altro, la coppia si supporta a vicenda e fa della collaborazione il proprio modus vivendi. La vita in comune si sviluppa in un continum evolutivo mirato al rispetto, non è detto che non siano possibili particolari momenti di crisi, ma l’esperienza passata e la possibilità di accettare gli errori, porta gli omosessuali ad evitare ciò che comunemente nelle coppie eterosessuali conduce alla rottura, alla separazione, quindi al divorzio. Infatti nella ricerca di Gottman et al (2003) viene sottolineato quanto una non chiarificazione dei disagi emersi all’inizio di questa quarta fase (tra i cinque/sette anni) può portare i componenti della coppia eterosessuale alla separazione o comunque a trovare una soddisfazione dei rapporti affettivi-sessuali altrove.
  5. Diffusione e consapevolezza (Releasing) undici – venti anni: la coppia omosessuale si fida completamente non sente la necessità di cambiare più di tanto all’interno. Il rapporto è basato su una profonda stima reciproca e i sentimenti di amore e amicizia diventano il fulcro dell’esperienza relazionale. Ecco che con il trascorrere del tempo la coppia comincia a confrontarsi con l’età che avanza e con la routine del quotidiano; questo è l’unico rischio che può rimandare la necessità per un componente della coppia, ovvero di entrambi i partner, ad entrare in un empasse di vita “stretta e noiosa”. Potrebbe essere visibile la scelta di dormire separatamente, come espressione anche di una crisi definibile di mezza età. La coppia potrebbe entrare in un periodo di cambiamento improvviso, quindi di distanza relazionale.
  6. Rinnovamento (Renewing) oltre i venti anni: questa fase potrebbe essere considerata come di “pensionamento” del rapporto. Termine apparentemente ambiguo, ma che nel suo insieme vuole racchiudere la possibilità della coppia omosessuale di viversi una sicurezza economico-finanziaria, maggiore e migliore tempo libero sia per sé che per il partner, quindi per la coppia. In questo periodo possono essere più frequenti problematiche relative alla stato di salute, inoltre possono rilevarsi salienti problematiche associate alla qualità della vita, ovvero al senso di produttività oppure di stasi della vita stessa. Al senso di sicurezza si affianca l’interiorizzazione dell’invecchiamento, quindi la volontà di progettare per il futuro. Questo elemento sembra essere molto simile alla visione Eriksoniana “integrità contro disperazione” della fase dello sviluppo psicosociale.

Conclusioni

La possibilità di promuovere un intervento così articolato sull’identità sessuale e l’evoluzione possibilistica della formazione della coppia omosessuale, evidenzia sempre di più quanto sia naturale, quindi realistico il cammino sano e armonioso di due persone che, manifestando un certo tipo di orientamento sessuale, decidono di condividere, quindi co-esistere in uno status di coppia.
Sarebbe auspicabile che ai giorni d’oggi tale tipologia di status sociale venisse totalmente riconosciuto con il termine più adeguato: “famiglia” di fatto, allo stesso tempo sarebbe legittimo sentirsi liberi di promuovere la propria identità sessuale, di genere, di ruolo, prescindendola totalmente dall’orientamento sessuale di riferimento. L’individuo, libero di sentirsi portatore di un’emozione come pure di un sentimento, ha l’obbligo, per non rimarcare la necessità, di muoversi in armonia tra l’esterno (sociale) e l’interno (identità personale) evitando di incastrarsi in particolari stereotipi socio-culturali che filogeneticamente continuano a autoalimentare falsi miti e utopici ruoli di genere.
L’esperienza vissuta da molti omosessuali nella costruzione di una vita di coppia sottolinea quanto sia importante riconoscere e riconoscersi in quanto uomini e donne, gay, lesbiche, bisex, transex e eterosessuali, ma e soprattutto individui sociali caratterizzati da un sé multifunzionale.

Bibliografia

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Bell, A.P., Weinberg, M.S., (1978). Homosexuality: A study of diversity among men and women. New York: Simon & Schuster

Blumstein, P-E., Schwartz, P., (1983). American Couples.Money, work, sex. New York: Morrow

Cozzolino, M., Quattrini, F., (2002). Le disfunzioni sessuali: omosessuali ed eterosessuali a confronto, in J., Baldaro Verde, A.R. Genazzani (a cura di), Identità sessuale: percorsi a confronto. Roma: CIC Edizioni Internazionali

Del Favero, R., Palomba, M., (1996). Identità diverse. Psicologia delle Omosessualità. Roma: Kappa

Gottman, J.M., Levenson, R.W., Gross, J., Fredrikson, B.L., McCoy, K., Rosenthal, L., Ruef, A., Yoshimoto, D., (2003). Correlates of gay and lesbian couples’ relationship satisfaction and relationship dissolution. Journal of Homosexuality, 45 (1), 23-43

Kurdek, L.A., (1994). Areas of conflict for gay, lesbian and heterosexual couples: What couples argue about influences relationship satisfaction. Journal of Marriage and the family, 56, 923-934

McWirher, D.P., Mattison, A.M., (1984). The male couple. Englewood Cliffs, N.J.: Prentice-Hall

McWirther, D.P., Mattison, A.M., (1996). Male Couples, in R.P. Cabaj, T.S. Stein (a cura di), Textbook of homosexuality and mental health. Washington, D.C., American Psychiatric Press, pp. 319-337

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Peplau, L.A., Spalding, L.R., (2000). The close relationships of lesbians, gay and bisexuals, in C. Hendrick e S.S. Hendrick (a cura di), Close relationships, Sage, pp. 111-124

Waite, J., Gallagher, M., (2001), The case for marriage. E-book

Wolf, D.G., (1979). The lesbian community. Berkely: University of California Press

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