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Contrariamente a quanto si possa pensare, il 94% degli uomini che commettono violenza appartiene alla categoria dei cosiddetti ‘insospettabili’. Sono padri, colleghi e professionisti stimati, persone considerate mansuete e sagge che nessuno riterrebbe capaci di gesti simili. È proprio questa facciata di rispettabilità a rendere così difficile credere alle denunce delle vittime: l’opinione pubblica fatica a conciliare la figura di un uomo all’apparenza impeccabile con quella di un maltrattante. Gli autori di violenza di genere presentano caratteristiche complesse, in cui si intrecciano fattori psicologici, relazionali, ambientali e culturali. Numerosi studi indicano che molti di essi provengono da contesti familiari segnati da esperienze traumatiche, trascuratezza affettiva o esposizione alla violenza domestica. Tali esperienze precoci contribuiscono alla costruzione di modelli relazionali disfunzionali, in cui la violenza diventa una modalità interiorizzata di gestione del conflitto o di affermazione del controllo sull’altro. Questa non vuole essere una giustificazione, quanto una chiave interpretativa utile a comprendere come la violenza sia spesso il risultato di processi appresi e di schemi emotivi non elaborati. Tra le caratteristiche più frequenti emergono un forte desiderio di controllo, la gelosia patologica, la svalutazione del partner e una concezione rigida dei ruoli di genere. Alcuni soggetti mostrano tratti di personalità impulsivi, antisociali o borderline, accompagnati da difficoltà nella regolazione delle emozioni e da una bassa tolleranza alla frustrazione. È possibile individuare diversi profili psicologici: chi agisce esclusivamente nel contesto familiare, chi presenta un’elevata instabilità emotiva e chi manifesta comportamenti violenti generalizzati, spesso associati a disturbi antisociali di personalità e all’uso di sostanze. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda proprio la relazione tra violenza, abuso di sostanze e disturbi mentali. L’uso di sostanze non “causa” direttamente la violenza, ma aumenta la probabilità in soggetti che già presentano atteggiamenti aggressivi o disturbi della personalità. Le sostanze agiscono infatti come disinibitori, riducendo il controllo degli impulsi e amplificando emozioni come rabbia, gelosia e sospetto. Studi recenti dimostrano che gli uomini con dipendenza da sostanze hanno una probabilità significativamente più alta di commettere violenza domestica rispetto alla popolazione generale. Anche la presenza di disturbi mentali rappresenta un ulteriore fattore di vulnerabilità. Una ricerca condotta in Svezia (PMC, 2019) ha evidenziato che gli uomini con disturbi da uso di sostanze, disturbi di personalità antisociale o borderline e ADHD presentano un rischio di violenza fino a otto volte superiore rispetto a chi non ha diagnosi psichiatriche. La comorbidità tra disturbi mentali e dipendenze aggrava ulteriormente il quadro, generando un accumulo di fattori di rischio che incidono sia sulla capacità di controllo degli impulsi, sia sulla percezione della realtà e del partner. È fondamentale sottolineare, in conclusione, che la violenza maschile non è un fenomeno esclusivamente individuale, ma è profondamente influenzata da norme culturali che perpetuano modelli di maschilità dominante e da una diffusa carenza di educazione emotiva.
Tirocinante: Sharmin Zarei
Tutor: Maurizio Leuzzi
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