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Recensione a cura di Nicoletta Massa

 

Diretto da Greg Gillispie, Lars e una ragazza tutta sua è una pellicola del 2008 che ci introduce alla vita del protagonista: giovane ventisettenne cresciuto in un paesino vicino al Wisconsin, introverso e con una vita sociale sostanzialmente nulla.

Lars vive in una dependance vicino la casa del fratello Gus e della cognata Karin e trascorre la quotidianità assecondando il ritmo della routine e non lasciandosi contaminare dalla presenza di nessuno; neppure dal fratello e dalla moglie, gli unici volenterosi nello stabilire un ponte comunicativo con lui.

Sarà solo grazie a Bianca, “una giovane ragazza conosciuta su internet”, o almeno è così che la presenterà inizialmente Lars ai suoi affetti più stretti, che inizieranno a crollare le sue prime barriere con il mondo esterno e non solo.

Bianca, infatti, lungi dall’essere una ragazza in carne ed ossa, non è altri che una real doll dalle sembianze umanoidi; ciononostante sarà proprio tramite di lei e anche grazie alla complicità dei familiari di Lars e della comunità tutta, che il protagonista avrà modo di lasciar andare la sua bambola e la realtà surreale che ci aveva costruito attorno.

Una realtà caratterizzata da una “relazione” curata e difesa come fosse reale.

Il film in questione, con molta delicatezza e sensibilità, affronta una tematica che non è affatto distante da ciò che accade da quando il mercato delle Real Dolls si è affermato: non si tratta infatti di una ristretta comunità di persone che costruiscono una vita insieme a partner di silicone, rifuggendo dinamiche interpersonali reali.

La necessità di ricorrere ad un oggetto per potersi sentire all’altezza del confronto con l’altro, non è solo un potenziale sintomo di un quadro psicopatologico conclamato, ma anche di un disagio avente radici più profonde e che si traduce come un’incapacità di gestire gli scambi sociali ed emotivi con l’alterità.

Spersonalizzando l’altro e decidendo di investire in un oggetto-feticcio, si impedisce il confronto e si evitano le complicanze che da un rapporto reale potrebbero derivare: una tra le quali è la sofferenza conseguente ad una perdita.

Di Lars, il regista racconta un episodio che risulterebbe cruciale assecondando tale chiave di lettura; la morte prematura della madre e della funzione materna si era infatti inizialmente tradotta in un’asocialità e in una riservatezza molto spiccate, che poi verranno compensate in un investimento emotivo sulla real doll.

Quest’ultima, infatti, quasi fosse un oggetto transizionale, accompagna il protagonista durante tutto quel percorso in cui, confrontandosi con una comunità tanto incuriosita quanto accogliente, avrà modo di mettere da parte Bianca e di innamorarsi di una donna reale.

In conclusione, la pellicola propone una riflessione sulle relazioni e su quanto la loro assenza o presenza possono impattare la vita di ciascuno.
Lo scambio, il confronto e la cura sono solo alcune delle potenzialità in esse sperimentabili; e ciò è conseguenza della possibilità, così come quella sperimentata da Lars, di pensarsi intersoggettivamente e intrasoggettivamente in una dinamica relazione.

Sitografia:

https://www.laveracronaca.com/focus/sesso-con-robot-e-real-dolls/

http://www.psicologidelbenessere.it/prodotto/lars-e-una-ragazza-tutta-sua/

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=54894

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