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Recensione a cura della tirocinante Lucrezia Renda

Tutor: Ilaria Consolo

 

“L’appetito sessuale è intensificato in maniera abnorme al punto tale da permeare tutti i pensieri e i sentimenti [dell’individuo], da non consistere altri scopi nella vita, da richiedere gratificazione nello stesso modo dirompente dell’estro degli animali, senza ammettere la possibilità di contro-rappresentazioni morali e virtuose, e risolvendosi in una successione impulsiva e insaziabile di godimenti sessuali. […] Questa sessualità patologica è una minaccia per chi ne è vittima, giacché lo mette nel pericolo costante di violare le leggi dello stato e della morale, di perdere il proprio onore, la propria libertà e perfino la vita.”

Citiamo le parole di Kraff-Ebing, il celebre psichiatria che nel 1886 ha descritto per la prima volta il concetto di dipendenza sessuale all’interno della sua opera “Psychopathia sexualis“, nella quale articola le caratteristiche di una condizione in cui l’appetito sessuale di una persona si era sviluppato in maniera anomala, tanto da riempire tutti i suoi pensieri e comportamenti quotidiani fino a non permettere altro scopo nella vita, per sottolineare la relatività del tempo.

Il tempo fluisce in modo uguale per tutti gli individui ma ogni individuo galleggia nel suo tempo in maniera assolutamente personale. La dimensione del tempo è una questione centrale nella dipendenza sessuale. Come può essere la vita di una persona quando ogni singolo momento della sua esistenza è scandito dalla ricerca spasmodica del sesso? Come per le altre dipendenze, quella sessuale rappresenta una fuga dalla sofferenza emotiva e il tentativo di sostituirla ottenendo gratificazione tramite la strumentalizzazione del sesso. Si manifesta in un comportamento sessuale compulsivo costituito da un ciclo di ossessioni e compulsioni, estremamente eccitanti, ricorrenti, intrusive e per l’alta frequenza molto stressanti così da interferire con il funzionamento generale del soggetto che ne soffre.

Carnes, a cui dobbiamo la formulazione teorica moderna di tale disturbo (1983), nel suo celebre libro “Out of the Shadows: Understanding Sexual Addiction”, sostiene che il dipendente sessuale instaura con il sesso una relazione distorta in grado di modificare lo stato emotivo e il rapporto affettivo con l’ambiente esterno e le persone. Invece di approcciarsi alla sessualità come attività ludica, di relazione e intimità, di comunicazione e scambio di piacere, egli la vive in modo ossessivo, divenendone appunto dipendente.

Il dipendente è infatti una persona che rifugge l’intimità relazionale perché incapace di gestirla. Piano piano la persona inizia a ritirarsi dalla socialità, dalla famiglia e dal lavoro. La sua vita segreta diviene pervasiva e più reale di quella pubblica, anche quando questa “doppia faccia” provoca fortissimi sentimenti di rimorso, vergogna, risentimento nei propri confronti ma anche disperazione nel pensare di non avere più via d’uscita. Ma l’euforia prodotta dall’atto sessuale non può aspettare, non può essere rimandata: il dipendente sessuale ha bisogno della sua droga per sentirti normale e sa esattamente come procurarsi sensazioni di piacere predicibili e ripetibili.

Il tempo è un incontrollabile nemico che ordina di essere speso ricercando intensamente esperienze sessuali mentre i bisogni primari e basilari della vita come il cibo, il sonno, il lavoro, divengono secondari. Ma non finisce qui perché con il passare del tempo il dipendente sessuale sviluppa, proprio come succede con le sostanze d’abuso, tolleranza verso questa pratica dalla quale di conseguenza non trae più soddisfazione. L’assuefazione lo costringe non solo ad aumentare la frequenza con cui intrattenere rapporti sessuali, ma anche a sperimentare attività sessuali insolite come pagare qualcuno per ottenere sesso, fare sesso anonimo tutta la notte, ricevere ricompense in droga o in soldi per offrire sesso, collezionare grandi quantità di materiale pornografico, promiscuità, spogliarsi in luoghi pubblici, toccare altri senza permesso, causare o ricevere dolore fisico per aumentare il piacere, utilizzare feticci per masturbarsi, guardare attraverso le finestre delle case e potremmo continuare.

L’ipersessualità è una gabbia di pensieri e sentimenti così potenti che sono percepiti come sbarre impossibili da spezzare. Il dipendente promette a sé stesso più volte di smettere ma non è in grado di interrompere questo processo di autodistruzione. Quando la dipendenza diventa una necessità fondamentale rendendo sacrificabile tutto il resto, persino la salute, vuol dire che è stata intaccata la capacità di scelta di un individuo. Essere padrone della propria vita significa però indirizzarla nella direzione che più si desidera cioè comprendere il valore del proprio tempo, che è unico e per questo prezioso, diventando suo complice alleato.

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