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Recensione a cura della tirocinante Cristiana Sardellitti

 

Le fate ignoranti è un film del 2001 diretto dal regista Ferzan Ozpetek. La protagonista del film è Antonia, un medico, che vive una relazione stabile ed esclusiva, con il marito Massimo. Quando Massimo viene a mancare, a causa di un incidente, Antonia scopre che quest’ultimo aveva un’ amante. Nonostante la grande sofferenza manifestata dalla protagonista, essa decide comunque di scoprire la verità incontrando l’amante del marito. Alla ricerca dell’amante misteriosa, che poi si rivelerà essere un uomo, Michele, interpretato da Stefano Accorsi, Antonia scoprirà in realtà un mondo, il mondo delle Fate Ignoranti. Si tratta di una vera e propria comunità variopinta, formata da persone con differenti orientamenti sessuali. Il gruppo delle fate ignoranti è fatto di cuori uniti insieme, cuori sofferenti e soli, uniti in una sorta di fratellanza condivisa.

”Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita. Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono. Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte, ma non mentono sui sentimenti. Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti e non hanno paura di manifestarli. Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie…” (Ferzan Ozpetek).

L’identità sessuale.
Il termine “identità sessuale” indica quell’insieme di elementi che sono parte della comprensione profonda che ciascuno di noi ha di se stesso come essere umano sessuato. L’identità sessuale è un concetto ampio che comprende: il sesso biologico, l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento sessuo-affettivo.
-Il sesso biologico è determinato delle caratteristiche genetiche, ormonali e anatomiche, che definiscono l’appartenenza al sesso maschile, femminile o a una condizione intersessuale (ad esempio la Sindrome Adreno-Genitale , o la Sindrome di Morris).
-Per “genere sessuale” si intende l’aderenza e la vicinanza di un individuo alla definizione che culturalmente viene data di maschio o femmina. L’esperienza interiore di tale costruzione è definibile come identità di genere.
-Il termine ruolo di genere fa riferimento all’insieme delle aspettative sociali su ciò che è considerato adeguato e appropriato per uomini e donne. In altre parole, se l’identità di genere è l’esito di un processo di appropriazione soggettiva che ciascuno di noi compie rispetto al proprio essere maschile e femminile, il ruolo di genere è l’insieme di prescrizioni e aspettative che la cultura di riferimento indica o impone su ciò che va bene per i maschi e ciò che va bene per le femmine.
-L’orientamento sessuo-affettivo prescinde dall’identità di genere così come dal sesso biologico, e specifica il genere e le caratteristiche dell’oggetto di attrazione erotica e affettiva dell’individuo.

La fluidità sessuale.
La sessualità e quindi l’identità sessuale, non è stabile nel tempo. Il concetto di sessualità fluida denota una capacità di flessibilità dipendente dalla situazione nella reattività sessuale, in modo tale che gli individui possano periodicamente sperimentare desideri sessuali che vanno contro il loro orientamento sessuale. Quindi, anche se gli individui possiedono predisposizioni sessuali relativamente stabili per il sesso opposto, lo stesso sesso o entrambi i sessi, queste predisposizioni non sono rigidamente deterministiche. A causa della fluidità sessuale, alcuni individui possono sperimentare variazioni inaspettate nei loro sentimenti e comportamenti sessuali nel corso della vita. Pertanto, la fluidità sessuale rappresenta un importante correttivo ai modelli tradizionali di orientamento sessuale, che postulano che (1) ci sono due e solo due “tipi” di sessualità: l’omosessualità esclusiva e l’eterosessualità esclusiva; e (2) queste tipologie di sessualità emergono precocemente nella vita ed esercitano un’influenza uniformemente stabile sulle attrazioni e sui comportamenti sessuali degli individui durante l’intero arco della vita.

Nel corso degli anni, i ricercatori hanno documentato numerosi casi che mettono in discussione queste nozioni, in particolare tra le donne. Ad esempio, molte donne riferiscono un’insorgenza decisamente tardiva, inaspettata e improvvisa della sessualità omosessuale (Walsh, 2010), così come di fluttuazioni nel tempo delle loro attrazioni, dei loro comportamenti e delle loro identità (Diamond, 2008). Ci sono notevoli prove dell’esistenza della fluidità sessuale. Già negli anni Settanta del secolo scorso, Goode e Haber (1977), pubblicarono uno studio su delle donne identificate come eterosessuali, che perseguivano un comportamento “sperimentale” omosessuale all’università. Essi hanno concluso che, sebbene alcune di queste donne sembravano essere nelle prime fasi di sviluppo di un’identità lesbica, altre erano meglio caratterizzate come donne eterosessuali con approcci particolarmente aperti e flessibili alla loro sessualità. Nello stesso periodo, Blumstein e Schwartz (1977), hanno condotto uno studio innovativo su oltre 150 uomini e donne con modelli di comportamento sessuale bisessuale. Alcuni dei loro intervistati hanno riferito di aver sperimentato attrazioni bisessuali per molti anni, mentre altri avevano solo recentemente preso coscienza della loro capacità di attrazione per entrambi i sessi. Blumstein e Schwartz hanno interpretato i loro risultati come indicativi del fatto che le influenze della prima infanzia sulla sessualità non erano immutabili e che la maggior parte degli individui possedeva un certo grado di flessibilità nella loro capacità di risposta sessuale. Alfred Kinsey (1948), mise in discussione la rigida dicotomia tra omosessualità ed eterosessualità, sostenendo che le distinzioni tra “omosessuali” ed “eterosessuali” erano in realtà una questione di grado piuttosto che di genere. Fu per questo motivo che sviluppò la scala Kinsey, che permetteva agli individui di valutare il loro comportamento sessuale su una scala continua che andava da zero (sessualità esclusiva per individui dell’ altro sesso) a 6 (sessualità esclusiva per individui dello stesso sesso).

È importante notare che la fluidità sessuale non suggerisce che tutti gli individui siano bisessuali o che non abbiano un orientamento sessuale. Piuttosto può essere considerata come una componente aggiuntiva della sessualità, che opera di concerto con l’orientamento sessuale per influenzare il modo in cui le attrazioni, le fantasie, i comportamenti e gli affetti di un individuo sono vissuti ed espressi nel corso della vita. Inoltre, non tutti gli individui sono ugualmente fluidi. Alcuni individui potrebbero non provare mai attrazioni che contraddicono il loro orientamento sessuale, mentre altri potrebbero provarle con alta frequenza.
Sebbene i ricercatori suggeriscano che le donne sono più fluide degli uomini, poche ricerche hanno affrontato direttamente questa questione, seguendo sia le donne che gli uomini per lunghi periodi di tempo e seguendo i cambiamenti della loro sessualità in un’ampia gamma di circostanze diverse. Un’indagine più rigorosa che metta a confronto la prevalenza e i predittori della fluidità sessuale negli uomini e nelle donne è un argomento importante per la ricerca futura. Inoltre, sono necessarie ulteriori ricerche per capire perché alcuni individui sembrano possedere una maggiore capacità di fluidità rispetto ad altri e se gli individui altamente fluidi hanno modelli differenti di funzionamento psicologico e interpersonale. Senza dubbio la fluidità sessuale rimane una delle aree più interessanti da indagare, per la ricerca futura sulla sessualità umana.

 

Bibliografia:
Diamond, L., M. (2015). Sexual fluidity. University of Utah, USA, 1-5.

Sitografia:
https://psiche.santagostino.it/2017/12/05/identita-sessuale-facciamo-punto/

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