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Storiche simmetrie della psicoanalisi

recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Silvia Matta

“Un metodo molto pericoloso” è il titolo del libro di John Kerr a cui Cronenberg si è ispirato per la sceneggiatura di “A dangerous method” e narra la storia della triangolazione umana e professionale che ha visto come protagonisti il padre della psicanalisi Freud, il suo stimato allievo “disertore” Jung, e Sabina Spielrein, giovane ebrea russa, paziente di Jung e poi allieva di Freud.

Il film si apre con il ricovero coatto della Spielrein nell’ ospedale Burghölzli di Zurigo, per essere curata da una grave forma di isteria psicotica. Qui incontra un inesperto Jung, appena trentenne, che gradualmente riesce a conquistare la sua fiducia. Tramite la nuova tecnica freudiana delle libere associazioni, Jung riesce a far affiorare alla mente della ragazza ricordi sulla sua infanzia, su suo padre  e su una sessualità masochistica, risultato dell’elaborazione della figura paterna violenta e priva d’amore, un turbinio di immagini rimosse il cui impulso costringe la ragazza a contrazioni e smorfie  di dolore.  In breve tempo, con i progressi della psiche della Spielrein,  tra i due si instaura una relazione che va al di là del rapporto terapeuta paziente, fatto di reciproci scambi intellettuali e  profonde riflessioni che ben presto spingeranno entrambi verso una forte attrazione sessuale. Questa tensione getterà Jung in un tormentato malessere interiore che lo spingerà a cercare l’aiuto del suo maestro, Freud, ma da li in poi che le loro strade inizieranno a separarsi.
Se in un primo momento Jung, forte della sua morale e del suo matrimonio, accantonò l’idea di abbandonarsi agli impulsi che nutriva per la Spielrein, quando prese in cura Otto Gross, un eccentrico medico erotomane e cocainomane, che vedeva la poligamia e la sessualità libera come uno stile di vita, le sue fermezze iniziarono a vacillare e facendosi tentare dai suoi consigli, si buttò tra le braccia di Sabina.  Questa deviazione dal seminato di Jung procurò un nodo cruciale al pensiero psicanalitico junghiano, in quanto Sabina Spielrein rappresentò l’incontro con l’Anima quale archetipo terrifico e sublime allo stesso tempo. Oltre al tradimento della moglie Emma, Jung si preparava ad un altro tradimento, quello al suo maestro e alla teoria sessuale quale motore di tutto, che Freud gli aveva chiesto di accettare senza riserve.

La relazione tra la Spielrain e Jung venne alla luce grazie alla fortunata scoperta dei carteggi che i due intrattenevano segretamente e che furono rinvenuti in uno scantinato di Ginevra negli anni settanta, grazie allo psicoterapeuta italiano, Aldo Carotenuto che ne scrisse un libro, pubblicato nel 1980, dal titolo “Diario di una segreta simmetria”. Un altro film italiano, diretto da Roberto Faenza nel 2002, tratta in modo più intimo rispetto a “Dangerous Method” la storia di questa “segreta simmetria”, adottando una narrazione focalizzata sul tumulto pulsionale, emotivo ed intellettuale tra i 2 amanti con un titolo evocativo quale “Prendimi l’Anima”.


recensione a cura della tirocinante Arianna Aschelter

“A Dangerous Method”, film di David Cronenberg presentato al Film Festival di Venezia nel 2011, accende i riflettori su un periodo di affascinanti scoperte che hanno avuto il merito di fondare e definire la psicoanalisi. L’attenzione è puntata sulla controversa relazione fra il giovane psichiatra Carl Gustav Jung, il suo mentore, nonché fondatore della psicoanalisi, Sigmund Freud e la bellissima paziente Sabina Spielrein, che irromperà prepotentemente nelle vite di entrambi.

L’amicizia e il profondo rapporto epistolare tra i due medici nasce all’incirca nel 1906-1914  proprio in occasione del trattamento della giovane Sabina Spielrein, malata d’isteria e curata seguendo il metodo freudiano della “cura delle parole”. Durante i colloqui con Jung, la ragazza rivela un’infanzia segnata da umiliazioni e maltrattamenti da parte di un padre autoritario e violento che ha profondamente alterato la sua visione della sessualità: Sabina, infatti, non riesce a provare piacere sessuale se non dopo essere stata umiliata e picchiata (potrebbe esser definita sessualmente tendente al  masochismo) La ragazza, però, si rivela anche estremamente sensibile ed intelligente, tanto che incomincia ad interessarsi agli studi e alle sperimentazioni di Jung, il quale la sprona a diventare lei stessa una psichiatra.

Mentre, poco a poco, la relazione tra Freud e Jung diventa sempre più profonda, quest’ultimo violando l’etica professionale, inizia una passionale relazione con Sabina, la quale ben presto diventa anche la sua musa ispiratrice per nuove idee in contrasto con la psicoanalisi freudiana.
A spingere Jung ad “oltrepassare il limite” e ad ascoltare i propri impulsi sessuali sono le argomentazioni contro la monogamia dello psichiatra e psicoanalista Otto Gross, tossicodipendente e grande amante della libertá istintuale e sessuale. La forte critica di Freud nei confronti dell’ immorale relazione tra Sabina e Jung ed il progressivo allontanamento di quest’ultimo dal pensiero psicoanalitico freudiano, portano ben presto ad una rottura tra i due psicoanalisti.

Nel frattempo Sabina, ormai guarita dalla sua isteria, ottiene la laurea in medicina e, con il sostegno di Jung e Freud, entra anch’essa nel mondo della psicoanalisi.
La relazione con Jung dura sette anni e si interrompe quando l’uomo si rifiuta di mettere al mondo, realmente e non più simbolicamente, Sigfrido, il desiderato figlio “ideale”, unione della razza semitica e ariana, la cui idea era nata dalla condivisa passione dei due amanti per Wagner.

Il triangolo relazionale Freud-Jung-Spielrein diede un importante contributo allo sviluppo del concetto di controtransfert e all’elaborazione del concetto di pulsione di morte. Freud addirittura citò esplicitamente la Spielrein in una nota di “Al di là del principio di piacere” (1920): «Buona parte di questi concetti è stata anticipata da Sabina Spielrein in un suo erudito e interessante lavoro […] Ella definisce l’elemento sadico della pulsione sessuale come “distruttivo”». Inoltre, la psicoanalista  ebbe un ruolo decisivo nella formulazione del concetto di Anima e nell’ introduzione della teoria fondata sugli archetipi, che caratterizzano la psicoanalisi junghiana. A lei si devono anche i primi studi nel campo dell’analisi infantile e la diffusione della psicoanalisi in Russia. Per quanto riguarda lo scontro professionale tra Freud e Jung, nel film emerge in modo palese, per esempio, la perplessità di Jung di fronte al pragmatismo scientifico di Freud che, a sua volta, non concepiva gli interessi spirituali e parapsicologici dell’altro e il suo amore per il sondare quello che oggi nella psicoanalisi junghiana viene definito “inconscio collettivo”.

Inoltre Jung aveva idee diverse riguardo la libido. Infatti, mentre per Freud alla base della psiche risiedevano le pulsioni sessuali, il suo allievo proponeva di riarticolare ed estendere l’aspetto teorico di libido, proponendo di rivolgere l’attenzione anche ad altri aspetti dell’energia psichica. In altre parole, Jung teorizzava che la libido fosse l’energia psichica in generale e che la sessualità ne rappresentasse solamente una delle tante manifestazioni possibili. Un’altra figura del film è quella di Otto Gross. Oppositore storico delle tesi di Freud, Gross mise in evidenza le cause delle nevrosi individuali come conseguenze di rapporti conflittuali tra l’individuo e la società. Nevrosi individuali che, quindi, non devono e non possono essere relegate al solo “problema sessuale”.

Romanticamente Gross pensava che gli impulsi umani fossero per loro natura buoni e che la perdita dell’ equilibrio dipendesse dal dover introiettare regole ostili alla propria natura. Secondo lui, quindi, l’equilibrio e il benessere dell’individuo dipendono dalla capacità di quest’ultimo di sprigionare la libido al di là di qualsiasi legge o regola morale. In questo punto di vista, ovviamente, è presente anche la implicita negazione del concetto di Super-Io nei termini teorizzati da Freud nella teorizzazione della celebre strutturazione topica Anche se a tratti la pellicola risulta superficiale, bisogna sicuramente darle il merito di aver “umanizzato” due figure – Freud e Jung – ormai nel mito, e di aver messo in luce una figura femminile spesso dimenticata, alla quale si deve, però, una grossa fetta di bagaglio culturale psicoanalitico.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

A. Carotenuto Diario di una segreta simmetria, Astrolabio-Ubaldini, 1980
F. Molfino Sabina Spielrein, la paziente. In: S. Vegetti Finzi (a cura di), Psicoanalisi al femminile. Laterza, 1992
S. Freud Al di là del principio di piacere, 1920

 

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