in CINE Forum

recensione a cura della tirocinante Sara Negrosini

American Beauty, film del 1999, prodotto negli USA, rappresenta il debutto cinematografico di Sam Mendes, dopo diversi successi ottenuti come regista teatrale.

Lester Burnham (Kevin Spacey) è un uomo in piena crisi di mezza età, un perdente consapevole, un padre e un marito insoddisfatto nella vita e negli affetti. E’ circondato da persone che sperimentano la loro frustrazione personale con modalità e aspetti differenti. Lester è stanco di abitare nella tipica casa americana e della sua tipica moglie americana, agente immobiliare che vive nell’insoddisfazione di non riuscire a realizzarsi nel lavoro e nei sentimenti. E’ padre di una ragazza adolescente, Jane, con la quale non riesce ad avere un buon rapporto. Il regista mette così in scena quel tipico conflitto generazionale rappresentato da strazianti scene dei pranzi in famiglia e dai patetici tentativi da parte dei genitori di fare gli “amici” dei figli. Lester è legato a un matrimonio ed ad una famiglia in crisi, tanto da rimanere imprigionato nella routine e nell’invisibilità.

Nella sua vita, l’arrivo di Angela amica di sua figlia, segnerà profondamente gli eventi che ne seguiranno. L’uomo, infatti, rimane perdutamente affascinato da questa ragazza, fino a portarlo a mettere in discussione tutta la sua vita per poter rinascere e riscoprirsi uomo.

Angela è profondamente dedita al culto di se stessa, quasi ossessionata dalla sua bellezza e dalla possibilità di esercitare un controllo sugli uomini. L’unica arma che ha a disposizione, per poter uscire dall’anonimato ed essere finalmente qualcuno, è la seduzione. Lei stessa durante il film dice: “Non c’è niente di peggio che essere una qualunque”. Ed è proprio questa frase che può spiegare gli eventi del film, che pur risultando banali, sembrano rappresentare uno squarcio di vita reale. Lester diventa il pacifico ribelle che ognuno di noi nel proprio intimo vorrebbe essere, non ancora riconciliato con se stesso e che sperimenta possibilità, ideali, preconcetti, limiti e frustrazioni di un uomo qualunque.

Ma l’insoddisfazione viene messa in luce anche attraverso la famiglia Fitts, composta da un padre colonnello che vive imprigionato nella sua stessa omofobia e che nasconde una omosessualità repressa che genera in lui una inaudita aggressività nei confronti del proprio figlio. Il film ridicolizza cosi la discriminazione verso gli omosessuali rendendola sbagliata e pericolosa.

American Beauty è una pellicola che pone su un piatto d’argento le frustrazioni di ognuno di noi, quella voglia di sentirsi vivi che spesso porta gli uomini a mettersi in discussione e in gioco partendo proprio dalla sessualità: un uomo che si invaghisce di una ragazzina, una moglie che tradisce il proprio marito, una figlia che si innamora di un ragazzo strano e a tratti inquietante, un uomo che non accetta le proprie tendenze e una ragazzina che finge di essere una “mangia uomini”. Illusione, repressione, accettazione, aggressività ed egoismo portano questi personaggi alla ricerca di se stessi. È per questo che Lester parla a se stesso, per poter vivere veramente, riprovare emozioni perdute e affermare la sua personalità.

Lui stesso dirà:“È una gran cosa quando capisci che hai ancora la capacità di sorprenderti. Ti chiedi cos’altro puoi fare che hai dimenticato!”.

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