in CINE Forum

recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Agata Pascale

Closer è un gioco a quattro di due giovani uomini e due giovani donne che incrociano le loro vite sentimentali per ben quattro anni, coinvolgendosi ed ingannandosi l’uno con l’altro.
Alice, un’americana a Londra, conosce Dan per caso e se ne innamora. Dan è un giornalista di necrologi, con un romanzo nel cassetto. Quando Dan incontra la fotografa Anna per un servizio, ne rimane folgorato. Larry, un dermatologo affermato, incontra su una chat Dan, che, per tirare un brutto scherzo ad Anna, finge di essere lei in chat e dopo aver giocato eroticamente on line, da un appuntamento a Larry. Così Anna e Larry si incontrano a causa di questo scherzo di Dan. Dopo aver flirtato con Dan, Anna finisce per sposare Larry, pur mantenendo con Dan un rapporto intimo e segreto che va oltre l’amicizia.
Dan nel frattempo ha incontrato Alice, divenuta la sua musa ispiratrice. Le storie si mescoleranno e rimescoleranno, finchè a sorpresa  si assiste ad un ribaltamento dei ruoli e delle posizioni, fino a tornare quasi alla situazione di partenza. Quello che viene messo in scena è un ritratto di come si sviluppano le relazioni, di come le persone costruiscono i legami, di come possano emergere le debolezze di ognuno e di come gli intrecci o i “terzi elementi”, che entrano a più riprese nel gioco diadico dei partner, fungano quasi da collante o da elemento di separazione, essendo la relazione di coppia una configurazione diadica in continua evoluzione. Il film fornisce un’analisi accurata della psicologia del legame romantico, mettendo in scena argomenti come il tradimento, la gelosia, l’amore irrazionale, i colpi di fulmine, il sesso e la delusione affettiva. I protagonisti del quadrato erotico, non cercano l’amore sentimentale ma l’ebbrezza della passione carnale, ingannandosi sulla natura del piacere provato.

Closer è una sorta di sintesi sulle dinamiche di coppia, e i ruoli e le caratteristiche legati ai caratteri maschile e femminile. E’ rappresentata la complessità degli individui e del rapporto di coppia, i perversi meccanismi mentali che portano ad atteggiamenti psicologici di tipo sado-masochistico nei confronti di noi stessi e delle relazioni. La parola d’ordine del film è “straniero”: viene rappresentato come nella coppia ci siano classicamente due fasi, la prima di illusione di un incastro perfetto, frutto dei processi di idealizzazione e innamoramento iniziali; la seconda fase di disillusione e investimento nel partner reale, quello di cui si possono accettare gli aspetti di differenziazione e le imperfezioni caratteriali, colui che realmente scegliamo nella propria diversità perché ci stia accanto. Molte coppie si arenano in questo passaggio non riuscendo a superare la crisi successiva alla fine della fase di innamoramento iniziale, quanto cioè si scopre che l’altro è “quasi uno straniero”, cioè qualcuno di diverso da come lo si era immaginato ed idealizzato. Inoltre nel film “straniero” sta anche per tutti gli elementi del proprio sé che ciascun individuo fa fatica a riconoscere perché rappresentano “ombre”, emozioni non chiare alla consapevolezza, aspetti irrisolti della propria esperienza affettiva che è doloroso riconoscere, specie se emergono e vengono messi in gioco nella relazione con il partner.

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