in CINE Forum

Recensione a cura della tirocinante Cristiana Sardellitti

 

Comizi d’amore è un film-inchiesta, irriverente, coraggioso e audace che analizza il pensiero degli italiani riguardo la sessualità. Era l’estate del ’65 quando Pasolini passava in rassegna le spiagge dello stivale, dalle chiassose rive romagnole sino alle più remote coste della Sicilia, alla scoperta delle variegate opinioni degli italiani circa la sessualità e i suoi tabù. Dalle interviste emergono alcuni pareri discordanti a seconda della classe di appartenenza, mentre, si manifesta più palesemente una sorta di conformismo sociale generato dalla mancata conoscenza, dai moralismi e dalla paura. Emerge una società ancora piena di pregiudizi e repressioni, dove vige il silenzio, dove mostrarsi disinibiti, informati sul sesso, tolleranti, genera scandalo.

”Una credenza che sia stata conquistata con l’uso della ragione e non con un esatto esame della realtà è abbastanza elastica per non scandalizzarsi mai. Se, invece, una credenza è ricevuta senza un’analisi seria delle ragioni per cui è stata ricevuta, accettata per tradizione, per pigrizia, per educazione passiva, è un conformismo”.

(Alberto Moravia, in comizi d’amore).

Quali sono le tematiche sessuali affrontate da Pierpaolo Pasolini in Comizi d’amore?

1- Educazione sessuale, il sesso come tabù.
”Sentiamo un po’ cosa sanno dirmi questi malandrini… Senti tu sai dirmi come nascono i bambini? Lo sai dire?” Con questa domanda si apre Comizi d’amore. Pasolini pone tale quesito ad un gruppo di ragazzini, divertiti ma impacciati, dalle loro risposte si denota molta confusione, insicurezza e curiosità verso un argomento forse mai affrontato prima. Un tempo si pensava che l’esordio della sessualità coincidesse con l’adolescenza, i bambini erano angeli puri e innocenti, da non contaminare. Pertanto, il sesso per molto tempo è stato visto come tabù. Ma se ai giorni d’oggi poniamo la stessa domanda ad un ragazzino della stessa età degli intervistati, sarà davvero in grado di risponderci? Possiamo affermare che oggi bambini, ragazzini, adolescenti sono esposti a un bombardamento di immagini, ad atteggiamenti e discorsi espliciti sulla sessualità. Esposti però senza riparo, senza guida, a informazioni molteplici che recepiscono per lo più in modo parziale e distorto. Parlare di sessualità con i bambini provoca negli adulti, e nei genitori in particolare, “un misto di inquietudine, imbarazzo e vergogna, come se parlare di sesso e riconoscere in quanto naturali le sue manifestazioni fosse qualcosa che ‘non sta bene’, che infrange un divieto profondo, un antico tabù. Inoltre, poche scuole ad oggi in Italia hanno adottato programmi di educazione sessuale. Questa carenza educativa comporta conseguenze negative sulla visione della sessualità, sono molto diffuse false crendenze riguardanti la sfera sessuale, un esempio è il sesso visto spesso come un’obbligo piuttosto che un piacere; problematiche riguardanti la costruzione della propria identità, la mancata accettazione della propria immagine corporea o la mancata accettazione dell’altro; aumenta l’ adozione di comportamenti a rischio, gravidanze indesiderate, l’insorgenza di malattie sessualmente trasmissibili. E’ dunque di fondamentale importanza un’educazione sessuale, ma anche affettiva ed emotiva, che possa aiutare i giovani a sviluppare un atteggiamento positivo, confidente e rispettoso del proprio corpo e della propria sessualità, con l’obiettivo di renderli adulti capaci di vivere in maniera consapevole e responsabile la propria vita sessuale.

2- Il ruolo della donna.
Un altro argomento ampiamente discusso in Comizi d’amore, riguarda gli stereotipi sui ruoli di genere. Nel docu-film si evince come in alcune realtà maggiormente arretrate, la figura femminile viene estremamente legata al binomio donna e madre di famiglia, in queste realtà l’accettazione di alcuni diritti, come ad esempio l’ingresso nel mondo del lavoro, risulta essere ancora molto lontana. Per fortuna oggi la situazione è cambiata, ma molti pregiudizi vivono ancora nell’immaginario collettivo, basti pensare al forte maschilismo ancora presente nella nostra cultura e all’alto tasso di femminicidi registrati negli ultimi anni. Indagini Istat del 2018, mostrano come siano ancora diffusi gli stereotipi sui ruoli di genere in Italia, così come quelli che tendono ad attribuire alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita. Relativamente ai primi, poco meno di un terzo della popolazione ritiene che “per l’uomo, più che per la donna, è molto importante avere successo nel lavoro” (32,5%), “gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche” (31,5%), “è l’uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia” (27,9%). Nel complesso, la percentuale di chi si ritrova in almeno uno di questi stereotipi è pari al 58,8%, senza particolari differenze tra uomini e donne. In maniera simile, ben il 54,6% della popolazione è molto o abbastanza d’accordo con almeno uno degli stereotipi sulla violenza sessuale. Gli stereotipi risultano maggiori tra le generazioni adulte (dal 47,6% di chi ha 18-29 anni al 61,8% a chi ha 60-74 anni) e tra chi ha i titoli di studio più bassi (64,1% contro 42,4% dei laureati). Uomini e donne in questo caso si differenziano maggiormente (57,5% per i primi e 51,7% per le seconde), sebbene il loro punto di vista tende ad essere simile su alcune affermazioni quali, ad esempio, pensare che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire o che siano almeno in parte responsabili se subiscono violenza sessuale quando sono ubriache o sotto l’effetto di droghe.

3- Omosessualità come perversione.
Il termine omosessualità si riferisce all’orientamento sessuale caratterizzato da un’attrazione, affettiva e fisica, per individui del proprio genere. Nel 1973, l’American Psychiatric Association ha eliminato l’omosessualità all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), al fine di rimuovere lo stigma legato a un differente orientamento sessuale. Fino ad allora l’attrazione che un individuo provava nei confronti delle persone dello stesso sesso veniva considerata come un peccato (da un punto di vista teologico – morale), una malattia mentale (visione medico-psicologica) o un crimine (punto di vista legale). Nonostante questa situazione di cambiamento, ancora oggi non va sottovalutata la connotazione eterocentrica, che la cultura possiede radicata nel profondo delle sue convinzioni e che causa nella persona omosessuale una pressione psicologica non indifferente. Il tasso di violenza verso queste persone è tutt’ora altissimo. In un’indagine condotta dall’Arcigay, Associazione LGBT Italiana, nel 2008 si sono registrati: 21 omicidi, 125 violenze e aggressioni, 15 estorsioni, 9 atti di bullissimo, 18 atti vandalici nei confronti di persone omosessuali. Questi dati ci aiutano a comprendere la forza di certi pregiudizi, profondamente radicati, e quanto sia importante intervenire al livello sociale.
L’inchiesta di Pasolini stimola lo spettatore alla riflessione, su molte tematiche interessanti, oltre a quelle sopra discusse: la soddisfazione sessuale nella coppia, il matrimonio come mezzo per la risoluzione dei conflitti, il divorzio, la prostituzione e le case di tolleranza. Era il 1965, ma non sembra in realtà essere passato molto tempo. Molte cose sono cambiate da allora, ma molte altre sono rimaste pressoché invariate. Viviamo in una società che ha dimostrato di aver ancora tanto da imparare sulla sessualità.

Bibliografia:
Istat, (2019). Gli stereotipi sui ruoli di genere e l’immagine sociale della violenza sessuale.

Mayer. W. V. (1978). Sexual Ignorance Is Not Bliss. The American Biology Teacher, 40, 310 – 311.

Viola D. (2012). Il ragazzo dai capelli rosa. Esercitazioni per la prevenzione dell’omofobia e del bullismo omofobico. Ferrari – Sinibaldi, Milano.

 

Sitografia:

Ancora una cultura piena di stereotipi sulle donne

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