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Recensione a cura della tirocinante Cristiana Sardellitti

Cuties è un film del 2020 diretto da Maïmouna Doucouré. Il film, particolarmente acclamato, ha vinto il Directing Award al Sundance Film Festival 2020 ed è stato nominato per il Gran Premio della Giuria. Tuttavia, è stato anche uno dei film più controversi ad essere rilasciato da Netflix. Cuties è stato definito come una propaganda pro-pedofilia, per il modo esplicito con cui affronta temi scomodi relativi all’ipersessualizzazione delle giovani donne. Certamente non si tratta di un film facile da guardare, ma il suo scopo in realtà è volto a denunciare tale fenomeno.
Il film racconta la storia di una ragazza di 11 anni, Amy, la quale si trova a fare i conti con le discrepanze intercorrenti tra il suo background tradizionale senegalese e lo stile di vita delle ragazze popolari della sua scuola. La madre e la matriarca della famiglia cercano di insegnare ad Amy come diventare una donna modesta, devota, preparata a fare il suo dovere. Tuttavia Amy viene attratta da Angelica, una ragazza del suo condominio che si veste in modo sexy e appariscente, la quale conduce un corpo di ballo. Amy si impegna con estrema fatica per farsi accettare dal gruppo, inizia a vestirsi in maniera provocante, si impegna nell’esecuzione di coreografie di danza estremamente allusive, utilizzando ripetutamente il suo corpo come strumento per ottenere ammirazione ed approvazione.

Vivere nell’ipersessualizzazione

Nella società odierna siamo bombardati ogni giorno da immagini e contenuti a sfondo sessuale trasmessi attraverso i social media. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno sociale che sfrutta forme subdole di manipolazione, ormai dirette in massima parte verso bambini e adolescenti. Il fenomeno dell’ ipersessualizzazione femminile si esplicita nel far apparire le bambine come donne in miniatura. Conseguentemente esse vengono trasformate in oggetti sessuali da esibire. Ragazze di appena 11 o 12 anni hanno successo come modelle, e molte delle modelle adulte, ad oggi più famose, lo sono diventate a livello internazionale prima dei 16 anni (Moore, 2003). Dunque, non è sorprendente che le donne, invecchiando, diventino sempre più invisibili nella nostra società (Cook & Kaiser, 2004). Pressanti problemi sociali, che colpiscono in modo sproporzionato le ragazze sia direttamente e indirettamente, compresa la violenza di genere, lo sfruttamento sessuale delle ragazze, forme di pornografia e prostituzione, possono essere mantenuti o addirittura aumentati se c’è una continua e crescente sessualizzazione delle giovani donne. L’ipersessualizzazione femminile è connessa all’ipersessualizzazione nella società, che si manifesta nella costante stimolazione di natura sessuale diffusa da media e social (ad esempio, il sexting). I giovani, per essere ‘’visti’’, utilizzano ciò che appartiene loro ed è più riconosciuto e riconoscibile: il corpo. Divenuto oggi il principale veicolo identitario. Facile da personalizzare, dipingere, ornare, vestire e scolpire. Capace di esprimere un forte potere seduttivo. Reso ancor più significativo dall’attuale contesto iper-sessualizzato che ne testimonia un indiscusso valore. Le ragazze si sessualizzano anche quando pensano a se stesse in termini oggettivati. I ricercatori hanno identificato l’ auto-oggettivazionecome come un processo chiave attraverso il quale le ragazze imparano a pensare e trattare i propri corpi come oggetti fonte di desiderio degli altri (Frederickson & Roberts, 1997; McKinley & Hyde, 1996). Nell’auto-oggettivazione, le ragazze interiorizzano la prospettiva di un osservatore esterno sul loro sé e imparano a trattare se stesse come oggetti da guardare e sottoporre a giudizio. Diversi studi hanno documentato questo fenomeno anche nelle ragazze adolescenti e preadolescenti (McConnell, 2001; Slater & Tiggemann, 2002). Sicuramente tutto ciò può portare a fenomeni inquietanti, come quello dell’adescamento di minori. Inoltre, ci sono ripercussioni negative in diverse aree della vita: il funzionamento cognitivo, la soddisfazione del corpo, la salute mentale e fisica, la sessualità, gli atteggiamenti e credenze interiorizzate. Nel dominio emotivo, la sessualizzazione e l’oggettivazione minano la fiducia e il conforto con il proprio corpo, portando a una serie di conseguenze emotive negative, come vergogna, ansia e persino disgusto di sé. L’associazione tra auto-oggettivazione e ansia per l’apparenza e sentimenti di vergogna è stata trovata nelle ragazze adolescenti (12-13 anni) (Slater & Tiggemann, 2002) così come nelle donne adulte. Per affrontare questa vera e propria emergenza contemporanea, è di primaria importanza educare e fornire informazioni adeguate ai giovani, in termini di affettività e sessualità, e alle loro figure di riferimento spesso ignare o accondiscendenti.

Bibliografia
American Psychological Association, (2007). Report of the APA Task Force on the Sexualization of Girls.

Sitografia
https://www.periodicodaily.com/adolescenza-e-ipersessualizzazione-nei-new-media/

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