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recensione a cura della tirocinante Maria Cusano

Diretto da Joseph Gordon-Levitt, Don Jon è una commedia piacevole. Il protagonista del film, l’italo-americano Jon Martello, dedica il suo tempo agli amici, alla famiglia, alla palestra, alla chiesa, alla sua macchina e… al suo porno. Narciso e seduttore potrebbe essere eguagliato al Don Giovanni mozartiano, tant’è che l’elevato numero di conquiste gli vale l’appellativo di “Don”.

Il ben più famoso Don Giovanni dedica tutte le sue energie per conquistare quante più donne possibili, di qualunque ceto sociale, maritiate e non. Si pavoneggia per l’elevato numero di amanti possedute: a volte riesce a sedurre le sue “prede”, altre volte è costretto ad usare la forza per ottenere quanto desiderato. Apparentemente è “l’amore per le donne” che lo spinge a mettere in atto comportamenti le cui conseguenze sono spesso piacevoli, ma in realtà le odia profondamente. Don Giovanni le seduce e le abbandona; il suo agire non è dettato affatto dal piacere orgasmico, ma dal profondo bisogno di sentirsi ammirato, apprezzato e di colmare il suo Sé grandioso. Dopo averle sedotte e quindi ristabilito il livello di autostima e  il proprio equilibrio interno, le abbandona; esse rappresentano solo un mezzo. Don Giovanni manca dell’umano senso di empatia ed è incapace di stabilire una relazione sentimentale la quale, mettendolo nella condizione di dover dimostrare costantemente di essere il migliore, gli richiederebbe troppa fatica rappresentando un pericolo per la propria incolumità psicologica. Jon è un Don Giovanni nella versione moderna, trascorre le serate con gli amici a sedurre le donne più belle del consueto locale di ritrovo ma l’amplesso con esse si conclude con un effimero piacere, che nulla ha a che vedere con il piacere orgasmico raggiunto tramite la masturbazione. È un dipendente sessuale, sente la necessità di visionare filmati pornografici continuamente, anche subito dopo aver avuto un vero rapporto sessuale con una donna reale. È un narciso, le sue conquiste innalzano l’autostima, avvallano il proprio senso di grandiosità e gli confermano la sensazione d’esistere.

Il film affronta il tema della pornodipendenza e la personalità narcisistica di Jon sembrerebbe essere un terreno fertile per lo sviluppo di tale comportamento patologico. Il protagonista del film si nutre di sesso on-line e pur praticando sesso “vero”, non ne è affatto soddisfatto. Egli si proietta continuamente nel film porno, si identifica nell’attore protagonista a tal punto da credere che quello sia il vero sesso, il quale nulla ha a che fare con la finzione. Essendo entrato nelle anomale dinamiche della pornografia tanto da diventarne dipendente, scinde costantemente la relazione dalla sessualità. Tale scissione lo allontana sempre più dal piacere. Neanche il fidanzamento con l’avvenente e provocante Barbara (Scarlett Johansson) è sufficiente a placare la sua sete di pornografia.  La loro relazione si gioca solo sulle apparenze e nonostante appaia una coppia salda, si scioglierà ben presto a causa delle richieste di lei. E’ l’incontro con Esther (Julienne Moore), conosciuta ad un corso serale frequentato per accontentare Barbara, a cambiargli la vita. E’ lei ad insegnargli a perdersi in lei ed insieme a lei mentre fanno l’amore. È sempre grazie ad Esther che scopre il valore unico di due corpi che si uniscono in una relazione sessuale e non solo. La pornodipendenza (sotto-categoria della dipendenza sessuale) si contraddistingue per l’incapacità del soggetto di controllare il proprio comportamento sessuale ed impedire che questo venga intrapreso nonostante le possibili conseguenze dannose di tale comportamento (Goodman, 1998). Attualmente, nel campo scientifico, vi sono forti controversie sulla definizione di dipendenza sessuale. Alcuni autori la classificano come un dipendenza al pari di tutte le altre, altri autori invece ritengono che rientri nel disturbo ossessivo-compulsivo e altri ancora ritengono che la dipendenza sessuale vada collocata nel disturbo del controllo degli impulsi.

È comunque possibile individuare due tipologie di porno dipendenti: la prima riguarda coloro che nel visionare materiale pornografico si masturbano fino ad ottenere l’eiaculazione; la seconda riguarda coloro che nel visionare materiale pornografico si masturbano per ore, rimandando costantemente l’eiaculazione tramite cui non si raggiunge l’orgasmo ma “si interrompe la seduta pornografica” (Punzi, 2006). Come nel caso di Jon, il porno dipendente riduce significativamente il tempo dedicato all’attività lavorativa e/o ricreativa e in una condizione di solitudine e fuga dalla realtà, mette in pratica la propria condotta masturbatoria fino a procurarsi delle vere lesioni fisiche o ad avere serie ripercussioni sulla sfera personale, relazionale e sociale.

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