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recensione a cura della tirocinante Rossana Gabrieli

E la chiamano estate (locandina)Diretto da Paolo Franchi, “E la chiamano estate” è un film nel quale viene descritta e rappresentata la drammaticità e l’impatto che la dipendenza sessuale può avere sulla vita sessuo-affettiva di una coppia. Dino ed Anna sono due quarantenni, benestanti, legati da sentimenti forti e profondi, ma segnati dall’incapacità (di lui) di vivere il rapporto sessuale con la propria partner.

Grazie ad una serie di flashback e di rivelazioni da parte della voce narrante, vengono svelati gli aspetti profondi della personalità di Dino, anestesista di successo, apprezzato tra i colleghi, ma inesorabilmente segnato dal proprio passato familiare. Scopriamo ad esempio che il fratello maggiore, a cui era legato al punto da considerarlo un modello, è morto suicida. A seguito di questo drammatico evento, la madre abbandona lui ed il padre, che, in seguito, si ammalerà di Alzheimer. L’intero mondo maschile da cui proviene Dino è stato spazzato via dagli eventi in maniera dolorosa e questo pregiudica un adeguato sviluppo del suo Sé maschile.

Ciò sembrerebbe impedirgli di vivere, in un contesto affettivo significativo come quello con Anna, una sessualità “normale”. La scissione che convive in Dino lo porta invece a vivere in parallelo una sessualità promiscua tra scambisti, prostitute ed incontri occasionali che, lungi dal procurargli un benessere psicologico, lo portano a sprofondare nei sensi di colpa. Per tentare di ‘bilanciare’ la situazione, Dino chiede ad Anna di trovarsi un amante, ma, nella breve storia con un uomo più giovane di lei, la donna non fa che trovare l’ennesima conferma all’amore profondo che prova per il suo compagno.

La fine tragica si profila all’orizzonte: Dino, che ha sempre emulato il fratello, lo fa per un’ultima volta, suicidandosi e bruciando egoisticamente la lettera d’addio che aveva scritto per Anna, portandola a vivere anche il dolore di uno strappo irrisolto. In definitiva, sembrerebbe prevalere in Dino un narcisismo profondo che non lascia spazio per i sentimenti altrui.
Non sembra un caso che le ultime scene che vedono Anna protagonista, la mostrano in seduta psicoterapeutica, strada maestra di chi cerca una rinascita personale.

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