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recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Giulia Guida

Histoire d'OTratto dall’omonimo romanzo di Réage, Histoire d’O tratta di una ragazza, “O” per l’appunto che, innamorata di Renè, decide di assecondarlo nelle sue fantasie e si lascia possedere e sodomizzare da più uomini per compiacerlo. Viene condotta al castello di Roissy in cui inizia il gioco perverso di dominio illimitato da parte di sconosciuti che la useranno per i loro rituali sessuali. Lei si lascia seviziare, frustare e usare in qualsiasi modo per paura di perdere il suo amore e la sua volontà si annulla. Frustata, sodomizzata, trattata come una schiava, “O” trova la felicità proprio in questo totale annichilimento. Conosce il padrone del castello Sir Stephen, che la utilizza come oggetto per tutti i suoi sfrenati giochi sessuali ma che a modo suo si innamorerà di lei. Nel masochismo sessuale la persona accetta di subire tutte le pratiche volute dal padrone umiliandosi e provando dolore fisico da cui ricava piacere sessuale.

La persona sadica, invece, ricava piacere procurando e dominando la persona sottomessa. Queste due pratiche rientrano nelle parafilie del DSM IV-tr e vengono descritte, per quanto riguarda il masochismo sessuale, come la capacità di provare eccitazione solo patendo una qualche forma di sofferenza fisica o psicologica; il sadismo sessuale invece consiste nella necessità di provocare un qualunque tipo di sofferenza fisica o psicologica ad altri, al fine di raggiungere eccitazione sessuale.
Il termine masochismo viene inizialmente usato da Freud nel 1905, Tre saggi sulla teoria sessuale, per indicare alcune deviazioni sessuali in cui il soggetto cerca, non solo accetta, la sofferenza fisica e psicologica come mezzo per ottenere il piacere, all’interno del registro perverso del sadomasochismo (Freud comprende presto, infatti, che i ruoli possono facilmente ribaltarsi e “laddove vi e’ il masochismo possiamo sempre trovare anche il sadismo”).

La psicoanalisi moderna vede nel masochismo un’origine plurideterminata: vi sono casi in cui l’aggressività del soggetto e’ rivolta verso se stesso, con necessità di autopunizone e quindi sofferenza masochistica, ma più spesso troviamo casi in cui la ricerca inconscia della sofferenze e dell’umiliazione costituisce la ripetizione, in forma diretta o ribaltata, delle vicende traumatiche infantili. Rispetto al sadismo, invece, secondo le teorie psicodinamiche classiche la soddisfazione del sadico nel vedere soffrire la sua vittima si spiega con la sua identificazione con la vittima: il sadico quindi gode nel far soffrire se stesso. E’ una relazione complementare e simmetrica quella sadomasochistica, due facce della stessa medaglia, i due versanti della stessa perversione, le cui forme attive e passive si incontrano nello stesso individuo.

Sostiene Freud:
“Chi prova piacere ad infliggere dolore agli altri in relazioni sessuali è anche capace di godere il dolore come un piacere che da queste può derivare. Un sadico è allo stesso tempo un masochista, sebbene l’aspetto attivo e quello passivo della perversione possa essere in lui più fortemente sviluppato e costituire la sua attività sessuale prevalente”.

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