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Hysteria: La “vibrante” spinta al cambiamento

recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Silvia Matta

HysteriaNella Londra  del 1880 il mondo femminile era affetto da un oscuro male chiamato isteria che rappresentava un calderone di sintomi  diversi tra i quali paralisi di arti, nevrosi, tristezza e mancanza di controllo su azioni ed emozioni e colpiva inspiegabilmente soprattutto donne di buona società, essendo le altre troppo impegnate a lavorare e procurare il cibo per la famiglia. In un epoca in cui l’orgasmo femminile non era degno di nota (se non con accezioni negative) il giovane e brillante medico Mortimer Granville trova lavoro presso lo studio di Robert Darlrymple, specialista in malattie femminili che curava l’isteria con un singolare trattamento, consistente nel “massaggio” delle parti intime al fine di procurare alle pazienti il così detto “parossismo isterico” capace di infondere un immediato sollievo dai sintomi isterici.

Il vecchio medico trova in Granville, un ottimo collaboratore nonché un papabile marito per la figlia Emily, che incarna il prototipo della donna vittoriana di fine 800, devota al padre e al suo volere. L’ opposto è l’altra figlia del vecchio medico, Charlot (Maggie Gyllenhaal, già nota per  “The Secretary” un film sui ruoli di sottomissione/dominazione), dallo spirito ribelle e non incline al conformismo che dedica la sua vita agli ideali di carità e parità dei sessi. Granville, trovando il lavoro troppo faticoso finisce per provare dolore ad una mano tanto da costringerlo ad abbandonare la “pratica”. Grazie all’amico Edmund (un impeccabile Rupert Everett) appassionato di strumenti innovativi per l’epoca come l’elettricità o il telefono, che aveva inventato un piumino elettrico per spolverare, Granville intuisce che il marchingegno potrebbe avere altri possibili usi…

Il termine isteria viene dal greco Hustéra che significa utero e infatti nell’antica Grecia la causa dei sintomi isterici era attribuita ad uno spostamento dell’utero. Nell’800 diffusi erano i “rimedi chirurgici” per questi disturbi femminili, dalle isterectomie non necessarie, alla clitoridectomia e alla cauterizzazione del clitoride. Malgrado queste tecniche perdurarono per tutto il secolo e anche oltre, nel 1850 il fisico francese Pierre Briquet studiando l’ isteria nelle donne, sviluppò l’idea che la sindrome fosse causata dalla frustrazione sessuale, e pertanto la cura era la “ titillation du clitoris”. Nel 1872, il dottor Joseph R. Becket cercando di inserire uno speculum nella vagina di una sua paziente, le provocò accidentalmente un orgasmo e si accorse che questo fenomeno alleviava momentaneamente dai sintomi isterici. Negli anni che seguirono vi fu un impegno costante da parte di diversi medici a manipolare a scopo terapeutico le vagine delle loro pazienti isteriche. Tuttavia molti di essi lamentavano la spossatezza e l’eccessiva laboriosità derivata dalla pratica di questi massaggi. È l’invenzione e la diffusione dell’energia elettrica che allevierà il “gravoso” compito di questi medici.

Infatti negli anni ottanta dell’ottocento il medico inglese Joseph Mortimer Granville  inventò il primo vibratore utilizzato per trattare i sintomi isterici. Il suo dispositivo entrò in produzione come vibratore Weiss e conobbe un boom tra i medici specializzati in masturbazione, poiché con esso riuscivano a terminare in cinque minuti quello per cui era necessaria un’ora. Quando i vibratori furono offerti come elettrodomestici, quasi tutti i medici vennero esclusi da quel particolare mercato. Il primo strumento elettrico pubblicizzato direttamente al pubblico fu il Vibratile che comparve nel 1899 sulla rivista McClure’s. L’oggetto che conosciamo oggi nasce negli anni ’60, in pieno periodo di rivoluzione sessuale: è del 1968 il brevetto del primo vibratore senza fili.


recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Francesca Mamo

Il film “Hysteria” è ambientato nella Londra degli ultimi anni dell’ottocento. Il giovane e brillante medico Mortimer Granville lotta per far affermare le nuove scoperte scientifiche negli ambulatori e negli ospedali gestiti da medici di vecchio stampo, fedeli alle loro convinzioni e contro ogni proposta alternativa di cura, anche se dimostrata empiricamente. In cerca di un nuovo impiego, dopo l’ennesimo licenziamento, bussa alla porta del dottor Dalrymple, specializzato nella cura “manuale” dell’isteria, un male che affligge buona parte delle signore di Londra e che si manifesta variamente con tristezza, irritabilità, pianto frequente o incontenibile rabbia. Una volta ottenuto il lavoro come assistente del dottor Dalrymple, si innamora della seconda figlia di costui, Emily, scontrandosi parecchie volte con Charlotte, la primogenita, una ragazza ribelle e anticonvenzionale, che detesta il lavoro del padre, in quanto non ritiene l’isteria una malattia, ma solo una condizione alle quale le donne sono costrette per l’incapacità dei loro mariti a soddisfarle sessualmente. Mortimer all’inizio sembra detestare la ragazza, ma alla fine del film arriva ad abbracciare le sue idee e ad innamorarsi di lei.

Quando Edmund, un vecchio amico di Robert, ossessionato dalla nuova scienza dell’elettricità, inventa un piumino elettrico per spolverare, il giovane medico ne intuisce una possibile, diversa funzione, passando alla storia come l’inventore del primo vibratore. Il tema principale del film è il contrasto tra la fine di un’epoca, le cui teorie pseudo-scientifiche, come quella dell’isteria, ne sono solo il residuo e un’altra che si va faticosamente affermando, in cui le invenzioni e l’avvicinamento tra gli individui, così come quello tra i sessi, rappresentano solo una minima parte di quel cambiamento nei costumi, e in genere nella mentalità, che condurrà ad un lungo processo, ricco di contraddizioni, per tutto il secolo successivo.
Per quanto riguarda l’isteria, nel corso degli ultimi due secoli è completamente cambiata la concezione circa questo primo disturbo interpretato psicoanaliticamente. Individuato da Charcot alla Salpêtrière verso la fine del XIX secolo e valutato come una vera e propria malattia organica dovuta ad una lesione cerebrale, nei primi anni del XX secolo l’isteria fu riesaminata da Babiski, che distinse con precisione il terreno dell’isterismo, cioè i fenomeni che possono essere prodotti dalla suggestione, da quello della neurologia lesionale (Ey, Brisset, 1983, p. 492). Sempre alla Salpêtrière, Pierre Janet formulò l’ipotesi che l’isteria fosse un disturbo della coscienza (Ellenberger, 1976, pag. 386-474). La sua visita a Charcot e la storia della paziente del suo amico Breuer, Anna O., furono il punto di partenza per la teoria psicoanalitica. Con Freud l’isteria diventò nevrosi e la psicoterapia si basava su tre pilastri: repressione, subconscio e sessualità infantile. Quest’ultima era di fatto rivestita del ruolo primario fra le cause delle nevrosi e rappresentava il conflitto fra l’impulso libidinoso e la resistenza ad esso (repressione), intesa sin dagli stadi iniziali dell’infanzia.

Nel 1880 alcuni medici che fino a quel momento avevano curato il fenomeno isterico con ciò che oggi conosciamo sotto il termine di “masturbazione”, crearono il primo vibratore a energia elettrica.  Al tempo i dottori erano convinti sia che la stimolazione clitoridea non avesse nulla a che fare con il sesso, sia che fosse una pratica lunga e faticosa. Il primo vibratore nato per questo scopo era a vapore e fu inventato dall’americano George Herbert Taylor nel 1869: si trattava di un lettino con una sfera centrale che vibrava sulla zona pelvica grazie ad un meccanismo azionato da una macchina a vapore installata in un altro locale. Il vibratore elettrico fu brevettato dal medico inglese Joseph Mortimer Granville per trattare dolori di origine nervosa negli uomini e non per l’isteria femminile; tuttavia le sue ridotte dimensioni e la sua maneggevolezza lo resero alquanto popolare tra i dottori e successivamente anche tra i centri benessere. Cominciarono ad apparire versioni casalinghe che divennero in breve altrettanto popolari, con pubblicità in numerose riviste e cataloghi per donne. Questi sparirono negli anni 1920, quando l’apparizione dei vibratori nella pornografia rese impossibile per la società evitare di riconoscere le connotazioni sessuali dell’oggetto. Nella loro più comune forma di “massaggiatori per il corpo”, vennero venduti milioni di vibratori sia a uomini sia a donne. I vibratori spesso permettono alle donne di raggiungere l’orgasmo più velocemente e facilmente, mentre non necessariamente sono in grado di realizzare orgasmi più forti di quelli prodotti dalla semplice stimolazione manuale. Le coppie a volte li usano per aumentare il piacere di uno o di entrambi i partner.

Bibliografia:
Anagnostopoulos, K., Germano, F., Tumiati, M.C. (2008).  “L’approccio multiculturale. Interventi in psicoterapia, counseling e coaching”.  Roma: Sovera Edizioni.
Freud, S. (1892). Studi sull’isteria. (Trad. it. In Opere, Vol.1, Boringhieri, Torino, 1976-1980).
http://it.wikipedia.org/wiki/Vibratore_(sessualit%C3%A0)#cite_note-focus-2.

 


recensione a cura del tirocinante Loris Patella

Diretto da Tanya Wexler, Hysteria è un film che racconta la nascita del vibratore a fini medici e terapeutici dell’isteria. Dall’idea del dr. Mortimer Granville, stanco di praticare massaggi pelvici alle donne clinicamente isteriche, il vibratore diventerà il sostituto per eccellenza della sua mano, ponendosi come strumento del piacere delle donne inglesi in epoca puritana nonché del suo successo e di quello del suo amico Edmund, inventore tecnologico, che lo fa brevettare e lo mette in commercio.

Col il termine isteria si denotava, fino al 1952, una psiconevrosi caratterizzata da stati emozionali molto intensi e da attacchi parossistici particolarmente teatrali ed è stata considerata da sempre una malattia appartenente al genere femminile. Freud, attraverso la psicanalisi cercò di spiegare in modo alternativo alla medicina cosa potesse celarsi dietro l’isteria. Seguendo l’opera di Charcot e Breuer iniziò i suoi studi sull’isteria (Freud, 1892-1895) con la paziente Anna O., ricordata per il suo sintomo isterico più particolare, ovvero l’incapacità di bere. Attraverso la psicanalisi, Freud, ricondusse il disturbo alla rimozione di alcuni ricordi, che aprivano al dominio della sessualità, ponendo fine al predominio dell’organicità della malattia, ponendo, invece, l’accento su sintomo e trauma. L’accesso a tale strumento fino al ‘900 era prettamente medico per via dei costi dei primi vibromassaggiatori, costi che via via si abbatterono attraverso le nuove scoperte tecnologiche e i nuovi materiali utilizzati, che permisero l’arrivo di questi oggetti, oggi chimati sex toys, all’interno dei sexy shop, nel 1960. Successivamente la pornografia ha inglobato l’utilizzo di questi sex toys (non solo vibromassaggiatori) connotandoli dell’aspetto ludico-erotico, abbattendo, dunque, la caratteristica funzionalità medica attribuita in passato.

Di fatto, i sex toys hanno dato una sferzata non indifferente al mercato nonché alla tipologia delle pratiche sessuali da poter mettere in atto nella coppia. L’utilizzo di tali strumenti va ad inserirsi nella routine quotidiana (talvolta rompendola) dove l’abitudine e le classiche pratiche sessuali potrebbero determinare un calo del desiderio. Viceversa possono stimolare aspetti diversi della propria sessualità da condividere, riscoprendosi nuovamente, anche attraverso il loro utilizzo. Partendo dal presupposto di voler abbattere i pregiudizi, nati più dai contesti culturali fitti di pornografia che dal loro utilizzo, quindi nel momento in cui a tali strumenti si è dato un risvolto erotico, i sex toys possono aiutare, invece, a riconoscere e superare alcuni imbarazzi (resistenze) che potrebbero dare nuovo inizio al cambiamento, inserito all’interno di un contesto che vede protagonista il benessere psico-sessuale sia individuale, che di coppia. Dunque, i banali pregiudizi riguardo l’utilizzo dei vibromassaggiatori o di altri strumenti classificabili come sex toys potrebbero essere visti attraverso una luce diversa, ponendo l’accento sull’aspetto ludico che potrebbe determinare una nuova scoperta (e riscoperta) di se stessi e della propria sessualità attraverso il loro lato giocoso-divertente.

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