in CINE Forum

recensione a cura del tirocinante Osvaldo Piscitani

Il cigno nero (locandina)Diventare “umano” non significa impiegare la ragione per combattere e reprimere ogni desiderio, proibendo qualsiasi impulso, ma vuol dire raggiungere un’integrazione personale. Il cigno bianco, candido, timido, puro, non può esistere senza il cigno nero, cinico, sadico, narcisista. Per quanto Nina, la protagonista, possa aver lavorato molto sulla tecnica, secondo il corografo Thomas Leroy manca di questa integrazione, che le permetterebbe di ottenere la parte da protagonista del balletto ” Il lago dei cigni”. Il cigno bianco, in realtà una fanciulla vittima di un malefico incantesimo, si innamora perdutamente del principe che ricambia tale amore, ma viene ingannato dal cigno nero che gli impedisce di rompere l’incantesimo, di cui è vittima il cigno bianco, e vivere felici insieme.

Non c’è altra strada che morire.
Per rinascere si deve morire; non c’è crescita psicologica nè spirituale che non passi attraverso la morte di una parte di noi stessi. E’ la legge della crescita: una parte deve morire affinchè l’altra possa prendere vita. “Il cigno nero”, del regista  Darren Aronofsky, è, non tanto una rappresentazione del mondo della danza, ma della danza della vita di Nina: è il percorso simbolico del suo cambiamento. La sua morte e la sua rinascita. Anche se io parlerei di vera nascita, di autorealizzazione, sia come artista-ballerina che come se stessa. Nina ha una madre, Erica, con la quale sembra avere un buon rapporto ma con la quale in realtà ha un attaccamento ambivalente. Sua madre le impedisce di crescere. Pur essendo ormai maggiorenne la protagonista non ha spazi per se stessa: non può chiudersi in camera, la madre le ha tolto la chiave dalla porta, allo stesso modo non può farlo in bagno.

Il bene che la madre le vuole è eccessivamente controllante e le impedisce di sviluppare un’identità propria e adulta, simbolo di ciò è anche il modo estremamente infantile in cui è stata arredata la sua stanza da letto. Madre anche lei ballerina, ma che non è mai riuscita a sfondare nel mondo della danza e di questo incolpa proprio sua figlia, avuta ai ventotto anni quando dovette abbandonare il suo sogno di diventare una ballerina famosa per prendersi cura di lei. Se la madre da un lato si mostra comprensiva e vicina ai bisogni della figlia quando quest’ultima non riesce a superare il provino per avere la parte da protagonista del balletto, si mostra, poi, gelosa e distante alle richieste di Nina quando, per esempio, lei non vuole mangiare la torta compratale per festeggiare il buon esito del provino finale in cui ha ottenuto la parte, ma sarà costretta a mangiarla in seguito alla reazione aggressiva della madre che ha minacciato di buttare la torta. Questo rapporto con sua madre, ma anche la ferrea disciplina che si esige nel mondo della danza, hanno portato Nina a combattere e reprimere i suoi impulsi e desideri.

E’ perfetta nella parte del puro e immaturo cigno bianco, ma le mancano la sensualità e l’irriverenza del cigno nero. Deve “sporcarsi”, tirar fuori il “lato oscuro”, lasciar emergere il suo inconscio, i suoi desideri repressi, la sua sessualità repressa ( per  esempio quella che le impedisce di dichiarare la sua attrazione per Leroy, il coreografo ) per trovare il suo vero Io. Ma questo percorso rischia di schiacciarla. Ci sono due possibilità di uscita: la malattia mentale, nevrosi e psicosi, da un lato e la morte e quindi la vera rinascita dall’altro. Durante questo difficilissimo percorso, infatti, Nina inizia ad avere gravi allucinazioni che riguardano la paura che la sua rivale, Lily, gli rubi il posto.
In realtà la sua vera paura è quella di perdere il ruolo, ma non quello da prima ballerina, ma il suo personale, quello di sè stessa, la paura che il processo di crescita e integrazione venga bloccato qualora non riuscisse a portare a termine l’opera.
L’altra paura è quella di rimanere soffocata dalla madre e quindi, ancora una volta, di essere bloccata nella sua crescita personale. A queste paure reagisce con due modalità differenti: una di integrazione, l’altra di repulsione.
Con la rivale sogna, confondendo il sogno con la realtà, di averci un rapporto sessuale lesbo, identificandosi, in un qualche modo, con l’aggressore. Questo processo la aiuterà nell’integrazione di quelle parti che sono caratteristiche del cigno nero, che, appunto, la rivale Lily impersonifica alla perfezione.

Al contrario con la madre, che rappresenta l’ancora che la trattiene e non la fa crescere, si mostra aggressiva e rifiutante. Cerca di scappare da lei, dalle sue regole imposte che non le permettono il suo proprio sviluppo personale, e di integrare alle caratteristiche del cigno bianco anche quelle, comunque esistenti in lei, del cigno nero. Si aggrappa, quindi, a Lily con cui diventa anche amica e a quelle caratteristiche che lei rappresenta e che a Nina mancano e cerca di “distruggere”, “uccidere” la madre, a livello simbolico, anche se alcuni atti aggressivi vengono attuati davvere da Nina: un vero e proprio passaggio all’atto, comunque tipico di molti adolescenti spesso descritti come aggressivi e rabbiosi. Simbolicamente l’uccisione del genitore è il liberarsi dalle impostazioni rigide per integrare aspetti del Sè, tipico compito, appunto, dell’adolescente che si separa dai genitori e inizia a diventare più indipendente, acquisendo una sua propria identità. Anche Nina non è più una bambina e la madre lo riconosce ” dove è finita la mia bambina, non ti riconosco più” le grida. Ma Nina è cresciuta. Non è diventata peggiore o più cattiva è semplicemente cresciuta. L’uccisione simbolica della madre e anche quella di Lily immaginata, durante una allucinazione da Nina, sono i processi che portano la protagonista a disfarsi dei legami affettivi, ma rigidi e costrittivi con la madre, e ad acquisire-appropiarsi delle caratteristiche dell’amica-nemica, o meglio a riscoprirli in se stessa.

Dalla psicosi con tratti schizofrenici, a salvarla sarà l’arte. Il processo creativo. Freud (1900) ha dimostrato che la mente umana è caratterizzata da due distinte forme di pensiero. Esiste il “processo primario”, costituito da materiale inconscio e che, pertanto, è primitivo, arcaico e irrazionale; segue le sue proprie leggi ( quelle che si manifestano durante i sogni o in alcune malattie mentali) e lo si definisce primario perchè corrisponde alla prima tappa o stadio di sviluppo mentale. In cambio, il “processo secondario” è quello che corrisponde alla logica dell’adulto maturo e, di conseguenza, orientato alla realtà. Una persona “creativa”, un’artista come Nina, è quella che sa utilizzare in una fusione armoniosa gli impulsi inconsci con la propia razionalità, mischiandoli tra loro. Quando predomini l’elemento razionale, sarà a discapito del valore artistico; quando prevalga l’inconscio, la creatività non potrà esprimersi completamente e gli impulsi irrazionali si tradurranno in espressioni più utili a una diagnosi clinica che a una critica artistica. Quando l’impulso inconscio non è guidato dalla critica razionale e coordinata in un processo logico, può condurre a manifestazioni psicopatologiche.
Il fatto che Nina sia riuscita nel suo processo di crescita e integrazione ce lo dimostra il pubblico che lo recepisce: ” era perfetto”.

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare