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recensione a cura del tirocinante Osvaldo Piscitani

Il lato positivo (locandina)Il lato positivo -Silver Linings Playbook è un film del ragista David O. Russell, una storia tratta dal libro L’orlo argenteo delle nuvole di Matthew Quick. Ha conquistato Hollywood guadagnando otto nomination agli Academy Awards , con l’Oscar per la migliore attrice a Jennifer Lawrence.

Il protagonista è Pat Solatano (Bradley Cooper), da poco uscito da un istituto psichiatrico e sofferente di disturbo bipolare, ostinato nel tentativo di essere positivo nella vita al motto di “Excelsior”. Internato in un ospedale psichiatrico dopo aver pestato a sungue l’amante della moglie, viene dimesso grazie all’intervento di sua madre (Jacki Weaver) che lo riporta a casa. Con l’aiuto di Tiffany (Jennifer Lawrence) , vedova che nel dolore del lutto ha iniziato un’intensa e promiscua attività sessuale, che la ha portata anche a perdere il posto di lavoro, la madre cerca di aiutare il figlio a riprendersi per non farlo tornare all’ospedale. Mentre il padre (Robert De Niro), è uno scommettitore incallito fissato per la squadra di football locale e molto superstizioso, al limite della follia. Un film divertente, ma anche molto profondo. Tratta la tematica della malattia mentale con leggerezza, forse anche troppa, è un po’ di irrealtà, ma comunque lancia un messaggio di speranza e per questo è (il lato) positivo. Ciò che colpisce molto del film è quanta poca differenza ci sia nel confine tra malattia e sanità mentale. Cosa è davvero da definirsi malattia e cosa sanità?

Pat finisce in un ospedale psichiatrico per aver picchiato l’amante di sua moglie a sangue, mentre il padre per una rissa allo stadio viene semplicemente interdetto per due anni dalle competizioni sportive a cui non potrà assistere, ma vedere solamente dal divano di casa. Lei, Tiffany, perde il marito e in seguito alle sue condotte sessuali come reazioni all’evento della perdita, perde anche il lavoro. L’amico di Pat sembra avere una famiglia “normale”: ha un figlio e una moglie che lo ama. Ma lui non ce la fa più a soddisfare tutte le richieste della moglie e si sfoga ascoltando musica rock nel suo garage tirando pugni al muro fino a spaccarsi le mani…. Insomma dov’è il confine tra malattia mentale e sanità? Il relativismo si riferisce al fatto che ciò che è considerato normale differisce ampiamente tra le culture e nel tempo. Di conseguenza non ci può essere alcuna definizione universale di psicopatologia. Ogni definizione sarà relativa, limitata, al contesto storico, sociale e culturale in cui si colloca. Nella nostra società, ad esempio, un individuo che crede di essere posseduto da uno spirito che lo porta a gridare, ridere in modo incontrollato e sbattere la testa sarebbe certamente considerato anormale. Tuttavia in certe culture del Nord Africa e del Medio Oriente questa esperienza ha un nome,”zar”, e non è considerata patologica.

Diversamente dal relativismo culturale, il relativismo storico si riferisce ai cambiamenti nel tempo delle concezioni di ciò che è patologico in una particolare cultura. Uno degli esempi più chiari riguarda l’omosessualità. Fino al 1973, l’omosessualità era inclusa nel manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association come disturbo mentale. Agli individui con diagnosi di omosessualità venivano prescritti trattamenti tesi a cambiare il loro orientamento sessuale, con risultati del tutto fallimentari. Nel 1973, la diagnosi di omosessualità fu eliminata dal manuale diagnostico in seguito a complessi cambiamenti scientifici, sociali e politici. Oggi l’omosessualità è considerata una variante naturale della sessualità. Le idee riguardo a ciò che è normale o patologico variano nel tempo e tra le culture. Il comportamento normale e patologico non sono completamente distinti, ma si pongono lungo l’asse di un continuum. I comportamenti e i sentimenti patologici sono molto spesso esagerazioni di stati normali. In altre parole, la normalità gradualmente sfuma nella psicopatologia. Di conseguenza non possiamo dire esattamente dove porre il confine tra comportamento normale e comportamento patologico. E in ogni caso ogni decisione riguardo al punto in cui tracciare la linea di demarcazione è sempre un po’ arbitraria. Ogni essere umano fa esperienza di sentimenti, come tristezza o ansia, che sono versioni più lievi degli stati estremi rilevati nei disturbi mentali.
“ll solo modo per assecondare la mia pazzia era fare qualcosa di pazzo tu stessa”, dice Pat a Tiffany.

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