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recensione a cura del tirocinante Giuliano Salusest

Il matrimonio che vorrei (locandina)Diretto da David Frankel, “Il matrimonio che vorrei” è una commedia molto piacevole che consente di affrontare, in modo scorrevole, un tema molto originale oltre che di sicura importanza nella vita di un uomo, vale a dire la sessualità nella terza età. Nello specifico Frankel racconta la storia di Kay e Arnold, una coppia sposata  da più di trent’anni, le cui abitudini di vita sono ben radicate, sebbene quest’ultime sembrerebbero soddisfare più lui che lei.

Nel momento in cui i figli della coppia iniziano ad abbandonare la loro casa, Kay si sente più sola di prima, si scopre infelice e decide di prendere in mano la situazione. Venuta a sapere della settimana intensiva di terapia di coppia che il rinomato dottor Feld tiene ogni anno nel Maine, trascina là lo scettico Arnold, in cerca della miccia che possa riaccendere tra loro la scintilla che si è spenta con gli anni. Il problema di cadere in una sorta di abitudine di vita, privo di quel brio proprio delle coppie “giovanili”, è sicuramente uno status comune a molte coppie appartenenti alla terza età.  Ciò può essere ricondotto alla visione completamente pessimistica sulla vecchiaia che la nostra società offre e, soprattutto, la scarsa informazione sulle normali modificazioni psico-fisiche, non fa che alimentare l’ansia nel soggetto di terza età, che vive quindi il suo corpo come privo di valore, si sente in colpa nel provare desideri sessuali, ed arriva a evitare la corporeità e, nello specifico, la sessualità. Questi pregiudizi determinano una vera e propria riduzione o sospensione dell’attività sessuale nella terza età, che gli anziani affrontano secondo due modalità: mantenendo un silenzio discreto( che ritroviamo nella figura di Arnold) o elaborando un sentimento di avversione verso la sessualità, percepita come non consona alla figura dell’anziano.

Al contrario, un’interazione positiva tra società e anziano può aumentare in quest’ultimo l’autostima e la fiducia in se stesso. Generalmente, la fine dell’attività sessuale è per lo più causata da fattori psicologici e sociali, che non da problematiche fisiche e biologiche: la possibile modificazione della risposta genitale non comporta anche la scomparsa del bisogno affettivo o della vita sessuale e in questo senso, secondo alcuni autori, l’anziano manifesta una sessualità diversa, che privilegia gli aspetti affettivi, andando oltre la dimostrazione della performance.   Da un punto di vista fisico la menopausa e l’andropausa sono certamente momenti importanti nella vita sessuale e psichica di un uomo e di una donna.

In particolare la menopausa che avviene per le donne tra i 45 e i 55 anni, oltre a rappresentare la fine delle mestruazioni per una diminuzione del livello di estrogeni e di progesterone e per un aumento degli ormoni ipofisari, rappresenta il segnale della fine della vita sessuale e del piacere. Come a dire: se non è più possibile avere figli, non è più possibile fare sesso ed avere piacere. Anche in questi casi l’ideologia procreativa della sessualità prende il sopravvento e crea un grande disturbo alla vita intima della coppia, che perde di vista un aspetto fondamentale della sessualità: ovvero che essa mantiene inalterate tutte le sue altre caratteristiche e funzioni. Anzi, non essendo più necessario alcun espediente contraccettivo, la sessualità potrebbe godere di una stagione persino più libera.

Per quanto riguarda l’uomo invece,  non vi è una condizione analoga a quella della donna. Non esiste cioè un periodo della vita nel quale avvengono, fisiologicamente, modificazioni alla sua capacità di procreare, né modificazioni sul suo funzionamento biologico. Di fatto però, da una certa epoca (che si colloca dopo i 50 anni) si verifica un calo della produzione di testosterone che può far diminuire il desiderio sessuale. Le modificazioni delle varie fasi variano molto da persona a persona, per le quali la valutazione della capacità sessuale deve essere fatta considerando la storia passata della persona e non facendo un raffronto su standard generalizzati. In conclusione, si può dire che l’aspetto più importante della sessualità nella terza età, consiste non tanto nel prendere in esame il singolo partner ma la coppia stessa, in quanto è proprio all’ interno della coppia che si uniscono due diverse storie personali unite dal problema di mantenere vivo il desiderio e l’affiatamento sessuale.

Dunque, proprio come avviene in questa simpatica commedia, superata la fase critica di accettazione dei cambiamenti, trovato un nuovo equilibrio, acquisendo nuovi ruoli, la sessualità della coppia può godere di maggiore libertà, poichè aumenta il tempo libero e con esso gli spazi fruibili per dedicarsi allo scambio affettivo. Al contrario di ciò che la società cerca di trasmettere ai suoi componenti, gli anziani sono perfettamente in grado di continuare ad avere una vita sessuale e affettiva fino ad età avanzata e riescono ad elaborare positivamente la propria sessualità di fronte all’invecchiamento. Infine è possibile affermare che la maturazione personale può portare l’anziano a vivere la pienezza della sessualità, esplorando quest’ultima con molta più consapevolezza, compensando la diminuzione delle spinte ormonali con il desiderio e l’unione emotiva.

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