in CINE Forum

recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Claudia Petrilli

KinseySullo sfondo dell’America degli anni ’30 il professor Alfred Kinsey, biologo appassionato di insetti  porta avanti una ricerca innovativa e decisamente coraggiosa per la cultura bigotta e moralista dell’epoca, destinata a gettare le basi dei più moderni studi sessuologici.
Cresciuto in un ambiente familiare estremamente rigido e repressivo Kinsey si  rende infatti conto a un certo punto della sua vita – probabilmente prendendo le mosse dalla prima, fallimentare, esperienza sessuale con la moglie – di quanto sia necessario fornire un’educazione e una consapevolezza sessuale a una popolazione vissuta per secoli sotto l’ombra di tabù religiosi e pregiudizi grossolani nei riguardi della sessualità e decide a tal proposito di dare il via ad uno studio sistematico (un’”insettivizzazione dell’essere umano” come viene definita dai suoi detrattori con chiaro riferimento all’antica passione per la catalogazione delle vespe)

su quelle che sono le storie e le abitudini sessuali di uomini e donne, che vengono intervistati da lui in prima persona e dalla sua equipe su argomenti di cui fino a quel momento era considerato peccato persino parlare: un’avventura scientifica che nel giro di poco tempo sarà capace di risucchiarlo totalmente e di mettere a rischio la sua stessa vita privata e quella dei suoi collaboratori più stretti, disposti a sacrificare tutto ( o quasi?) sull’altare della scienza.Un film capace di descrivere l’impatto incredibile che la pubblicazione dei celeberrimi rapporti Kinsey, nel 1948 e nel 1953 ebbe sulle coscienze e sulle abitudini degli americani, in un epoca in cui anche la sola masturbazione veniva considerata una pratica perversa e pericolosa, attraverso un personaggio di cui vengono dipinti in maniera piuttosto precisa gli aspetti psicologici e caratteriali, dal tormentato rapporto con un padre repressivo e autoritario alle ambigue vicissitudini sessuali con i giovani collaboratori, sino al non sempre facile rapporto con la moglie, la compagna di una vita che gli rimane accanto nonostante le difficoltà, colonna portante della sua determinazione e del suo successo e rappresentante di quelle “radici” di cui – come il protagonista stesso afferma in una delle scene finali – anche gli alberi secolari necessitano per tenersi saldi al terreno e senza le quali un uomo non sarebbe niente.

Il “Sexual behaviour in the human male” ( “Il comportamento sessuale dell’uomo”, 1948) e il “Sexual behaviour in the human female” (“Il comportamento sessuale della donna”, 1953) sono conosciuti come “rapporti Kinsey” e rappresentano due studi pioneristici che raccolgono un’enorme quantità di dati sul comportamento e le abitudini sessuali di soggetti, maschi e femmine, ottenuti principalmente attraverso delle interviste strutturate. Gli studi furono da subito considerati scandalosi e sensazionalisti, trattando argomenti che mai prima di allora, erano stati oggetto di interesse scientifico, dall’orientamento sessuale alla masturbazione, alla sessualità coniugale ed extraconiugale,  approfondendo tematiche “proibite” come quella dell’omosessualità, misurata attraverso una “scala di valutazione” (scala Kinsey) che vede l’orientamento sessuale umano muoversi lungo un continuum che va dall’eterosessualità all’orientamento omosessuale e che mette per la prima volta in evidenza come una grandissima percentuale di soggetti sperimenti nell’arco della vita comportamenti sessuali che possano collocarsi negli stadi intermedi di questa misurazione.


recensione a cura della tirocinante Arianna Aschelter

Il film di Bill Condon ripercorre la vita di Alfred C. Kinsey, biologo e zoologo dell’Indiana University che diede il via ad un imponente progetto di ricerca sulle abitudini sessuali degli americani. Il suo lavoro pionieristico aiutò a scardinare molte delle errate convinzioni e dei pregiudizi che dominavano nella cultura americana degli anni ’30 e ’40.
Cresciuto in una famiglia estremamente conservatrice, Alfred mostrò comunque un forte interesse per il corteggiamento ed i modelli riproduttivi degli animali, che gli consentì di pubblicare quello che viene definito il Rapporto Kinsey, costituito da due volumi intitolati “Il comportamento sessuale dell’uomo” (1948) e  “Il comportamento sessuale della donna” (1953).

La pellicola riesce a descrivere fedelmente l’incredibile impatto che la pubblicazione del rapporto Kinsey ebbe sulle coscienze e sulle abitudini degli americani. Inoltre dipinge in maniera piuttosto precisa e a tratti affascinante gli aspetti psicologici e caratteriali di Alfred Kinsey, dal tormentato rapporto con un padre repressivo e autoritario alle ambigue vicissitudini sessuali con i giovani collaboratori, sino al non sempre facile rapporto con la moglie, la compagna di una vita che gli rimane accanto nonostante le difficoltà e che rappresenta la colonna portante della sua determinazione e del suo successo.

Il rapporto Kinsey, costituito da 18.000 interviste, di cui 7985 condotte personalmente dall’entomologo,  resta il primo tentativo di dare alla scienza una documentazione statistica molto estesa ed insieme dettagliata sull’attività sessuale umana. Nel 1947, come supporto alla ricerca, lo studioso fondò anche il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction. I risultati più sensazionali della ricerca erano racchiusi nella scoperta che uomini e donne avevano una varietà di esperienze sessuali molto più ampia e diversificata di quanto, all’epoca, si potesse immaginare, tra cui una serie di pratiche comunemente ritenute pericolose o addirittura perverse come la masturbazione, le esperienze sessuali pre-matrimoniali e le esperienze omosessuali. Introdusse anche una “scala di valutazione” (denominata scala Kinsey) che considerava l’orientamento sessuale umano lungo un continuum che va dall’eterosessualità all’orientamento omosessuale, mettendo per la prima volta in evidenza come una grandissima percentuale di soggetti sperimenti nell’arco della vita comportamenti sessuali che si collocano negli stadi intermedi di questa misurazione.

Ad Alfred Kinsey dobbiamo uno dei primi tentativi di introdurre il concetto di un orientamento sessuale dinamico e variabile da individuo ad individuo o anche nel medesimo individuo, a seconda delle circostanze ambientali e legate all’età. La Scala Kinsey infatti, non cataloga l’orientamento sessuale di una persona all’interno di categorie fisse e predeterminate ma tiene conto del fatto che durante l’intero arco di vita lo stesso individuo possa propendere in maniera successiva anche verso polarità differenti (eterosessualità, omosessualità, bisessualità).
Ancora più clamore suscitò il volume sulla sessualità femminile, costantemente nascosta e demonizzata, che contraddiceva la nozione comune sull’inesperienza femminile prima del matrimonio e che la rivista americana Life definì “un attacco alla famiglia come nucleo fondamentale della società, un rinnegamento della legge morale, un omaggio alla licenziosità”.
Le critiche furono feroci ma, nonostante queste, il Rapporto Kinsey possiede ancora oggi un enorme valore scientifico e culturale. Oggi, il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction promuove la ricerca interdisciplinare nel campo della sessualità umana e preserva i materiali di prova del Rapporto Kinsey e delle pubblicazioni basate su di esso, rendendole disponibili al pubblico per nuove ricerche.

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