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recensione a cura del tirocinante Giuliano Salusest

Diretto da Robert Luketic, La dura verità è una commedia romantica molto divertente che affronta, seppur in modo leggero e piacevole, un tema particolare che potrebbe risultare, in alcuni casi, anche nocivo per il benessere psichico di un individuo.

Il tema in questione è quello degli stereotipi e,  in generale, di tutti quei preconcetti legati ai ruoli delle persone nella loro vita sociale, sessuale e nei rapporti interpersonali che li caratterizzano. Nello specifico della trama, Abby è la produttrice di uno show televisivo, con una spiccata mania del controllo che ne caratterizza sia la vita lavorativa sia quella sentimentale che, per tale approccio, è pressoché inesistente. Mike invece, conduce uno show chiamato  “La dura verità”, facendo  del suo cinismo sulle relazioni fra uomini e donne la chiave del suo stesso successo professionale. Ciò che maggiormente emerge dal rapporto dei due protagonisti è la visione distorta o comunque limitante che entrambi possiedono dei rapporti di coppia e quindi del senso di una relazione. Infatti, sebbene l’impressione iniziale sia quella di una storia dove il bisogno di lasciarsi andare di lei sembra essere al centro dell’intero film, il regista riesce comunque a rendere ben presenti entrambi i limiti delle diverse visioni: Mike, in questo senso, capirà che il lasciarsi andare che tanto professa, è totalmente in contraddizione con l’idea di poter controllare i propri sentimenti, comprendendo di essere sulla stessa barca di Abby.

Tutto questo offre un interessante spunto di riflessione sugli stereotipi che, per l’appunto, spesso  condizionano numerosi comportamenti che gli individui agiscono o non, a seconda che siano più o meno congrui con ciò che la società e la cultura ritiene idoneo. In questo senso il vivere la sessualità, ad esempio, diventa un subordinato di tali pregiudizi, minimizzando a volte, anche il relativo piacere o il ruolo che si assume all’interno della relazione, basti pensare all’idea che si è sviluppata negli anni riguardo il ruolo della donna e del comportamento ritenuto ‘consono’ secondo cultura o ancora al perché, a livello sociale, è “comprensibile” o semplicemente un vanto che a un uomo capiti di avere molte donne o semplicemente è comprensibile che egli abbia dei rapporti occasionali, a differenza della donna che non dovrebbe comportarsi così, perché “non sta bene”. Tutto ciò, per quanto riguarda le donne, ha portato negli anni ad una sorta di risveglio di coscienza che, grazie anche ai movimenti femministi, ha portato a un riappropriarsi della propria vita, vivendo a pieno anche una libertà sessuale, accettando sempre meno giudizi che possano in qualche modo essere limitanti.

Ciononostante, sebbene la volontà di uscire da schemi rigidi comportamentali sia da apprezzare considerando l’ambiguità e i limiti che li caratterizzano, il rischio, ad oggi, è quello di uscire da suddetti schemi per entrarne in altri, altrettanto rigidi ma meno evidenti, in quanto nati da una necessità di miglioramento. Nello specifico, per un uomo adulto, il trovarsi di fronte ad un nuovo “percorso concettuale”, potrebbe generare una sorta di sbandamento a livello psichico con conseguente di disagio relazionale; inoltre, per  le donne, la lotta che appunto è stata intrapresa per sfuggire a tali stereotipi, ha portato, in alcuni casi, all’aver snaturato, in modo se vogliamo eccessivo, il ruolo della donna, rendendola meno femminile e facendole perde di vista il fatto che: l’uguaglianza non ha nulla a che vedere con il concetto di base e inappuntabile che una differenza di genere comunque esiste, e che, per tanto, non dovrebbe essere trascurata, altrimenti si rischia di perdere di vista il vero scopo di ogni rapporto, ovvero il raggiungimento del benessere.

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