in CINE Forum

recensione a cura del tirocinante Eugenio Di Florio

Robert Luketic dirige una commedia brillante che propone un punto di vista allegro e scanzonato sulla “guerra tra i sessi”. Abby Richter, interpretata da  Katherine Heigl è un’abile produttrice di una emittente locale di Sacramento; alla sua abilità sul lavoro si contrappone però una catastrofica vita relazionale minata da un bisogno di controllare ogni cosa e ciò finisce per allontanare ogni possibile pretendente al ruolo di anima gemella.

Gerard Butler nei panni di Mike Chadway è invece il conduttore di una trasmissione dal nome “ La dura verità”, dove in maniera cruda e cinica analizza le dinamiche che caratterizzano le relazioni amorose. I due finiscono per ritrovarsi a dover lavorare insieme, non senza qualche scintilla iniziale dovuta all’incompatibilità dei propri punti di vista ed Abby finisce per accettare l’aiuto del cinico Mike per conquistare il suo uomo ideale, il bel medico Colin suo nuovo vicino di casa.  I consigli di Mike finiranno per spianare la strada che conduce al cuore di Colin, ma il pedaggio da pagare sarà l’autenticità di Abby, la quale pur lusingata di esser riuscita a piacere alla sua “preda” non accetterà di essere amata  per ciò che non è. A sorpresa invece la vera Abby finirà col far innamorare Colin che dismessa la sua cinica maschera e abbandonando  la corazza che lo aveva tenuto al sicuro da relazioni che avrebbero finito per ferirlo dichiarerà il suo amore in diretta televisiva ad Abby che si era già accorta di aver coltivato nel suo cuore il seme dell’amore per quel burbero maestro. La “Dura verità” affronta in maniera molto delicata e simpatica un tema estremamente attuale cioè le difficoltà relazionali tra i due sessi. La pellicola suggerisce come alla base di questa difficoltà ci sia un incapacità di riconoscersi prima con se stessi e con il proprio potenziale partner.

L’incongruenza tra le aspettative e la realtà di come si dovrebbe essere e come dovrebbe essere il proprio compagno all’interno della relazione sembra determinare l’incapacità di iniziare ma soprattutto far crescere una relazione. Nel film vengono mostrati i prototipi più moderni dei single in cerca di un partner: trentacinquenni confusi che stentano ad individuarsi. Ad un angolo del ring donne che si cercano solo nei vertici di una carriera e che tentano di conquistare, essendo ormai loro il sesso forte; dall’altro lato del quadrato: uomini, o forse ragazzi troppo cresciuti spaventati da donne così indipendenti e tanto lontane dallo stereotipo di cui sono innamorati. Con queste premesse Mike suggerisce a Abby di ” essere due persone in una. La santa e la peccatrice, la bibliotecaria e la spogliarellista” ma come si vedrà forse questa non è la via che porterà al lieto fine…….

La lente del film finisce quindi per gettare un focus sulla condizione che la donna moderna è chiamata a vivere: da un lato la necessità d’individuarsi come persona indipendente attraverso la crescita professionale e sociale, dall’altro il bisogno di prestare il fianco, in senso puramente emotivo, ai pericoli di gestire le criticità sentimentali all’interno della coppia, compito che, quasi “storicamente” ,il maschio  le ha sempre demandato. Ecco quindi come il vecchio gioco delle parti che culturalmente ha sempre definito le dinamiche all’interno della coppia, ha smesso di garantire quella funzione euristica ed ha anzi sbilanciato il rapporto tra partner incapaci di conciliare i propri bisogni con le nuove aspettative che caratterizzano il copione di vita che implicitamente la società suggerisce alla moderne generazioni, soprattutto femminili.

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