in CINE Forum

recensione a cura della tirocinante Arianna Aschelter

Tratto dall’ omonimo romanzo dello scrittore russo Vladimir Vladimirovič Nabokov, il film del 1997 diretto da Adrian Lyne ed interpretato da Jeremy Irons e Dominique Swain affronta un tema molto delicato, quello della pedofilia. Il film è un remake della “Lolita” di Kubrick del 1962, fu un film che suscitò grande scandalo per i suoi contenuti inerenti a un rapporto pedofilo e incestuoso. Quello che dovrebbe essere un film di denuncia, però, probabilmente a causa di particolari scelte di regia, sembra descrivere, in assenza di un’analisi approfondita dei personaggi, una normalissima storia d’amore, di passione e di gelosia.

Humbert si trasferisce negli Stati Uniti per insegnare letteratura francese al Beardsley College dell’Ohio. Non riuscendo a trovare una sistemazione migliore, decide di accettare l’ospitalità della vedova Charlotte Haze e di sua figlia Dolores, detta anche Lolita, di quattordici anni, per la quale il professore nutre fin da subito un profondo interesse. L’uomo è estremamente attratto dalla ragazza e anche se inizialmente cerca di lottare contro i suoi istinti, a causa anche della seducente esuberanza della ragazza fatta di sguardi, lunghi silenzi e toccamenti più o meno accidentali, ad un certo punto perde il controllo ed intreccia una relazione con lei, facendola diventare la sua amante.

Pur di starle vicino, accetta anche di sposare la madre di lei, la quale muore poco dopo investita da un’automobile.Dolores, rimasta sola, inevitabilmente si lega ancora di più al suo patrigno e, insieme a lui, decide di intraprendere un viaggio i giro per l’America per poi tornare a vivere insieme a lui nella cittadina di Beardsley. L’ossessivo e malato amore che lega i due, però, non durerà ancora a lungo. Dolores, infatti, stanca del morboso legame con Humbert, decide di scappare con un altro uomo, anch’esso perverso e amante delle ragazzine.

Il professore, nonostante le affannose e disperate ricerche per ritrovarla, non rivede più la sua adorata Lolita per quattro anni, per poi ritrovarla, grazie ad una lettera inviata da lei, sposata e incinta di un giovane operaio. Venuto a conoscenza dell’indirizzo della ragazza, Humbert va a trovarla e in questo ultimo incontro scopre la verità sulla fuga di Lolita e l’identità dell’uomo che gliel’ha strappata via: Clare Quilty, un commediografo americano incontrato spesso durante il loro viaggio. Prega inoltre la ragazza di tornare con lui, ma lei rifiuta e gli chiede di lasciarla libera di vivere la sua nuova vita. Disperato e accecato d’odio, dopo aver chiesto scusa a Lolita per aver violato la sua innocenza, Humbert va alla ricerca di Quilty e lo uccide.

Nonostante l’ambiguità del film nel descrivere l’argomento, la “storia d’amore” tra Lolita e il professor Humbert, ovvero tra una ragazzina di quattordici anni e un quarantenne, è senza ombra di dubbio un rapporto pedofilo in cui l’adulto abusa fisicamente e psicologicamente di una minorenne innocente e inconsapevole. La pedofilia è una parafilia, ovvero un disturbo della sfera sessuale riconosciuto nel DSM dell’American Psychiatric Association ed è tipica di tutti coloro che provano attrazione sessuale e mettono in atto attività sessuali con bambini prepuberi ( di 14 anni o anche più piccoli).

Proprio come il professor Humbert, i pedofili, molto spesso, sono persone apparentemente rispettabili, gentili, premurose, accudenti. Spesso sottovalutano la gravità di ciò che stanno compiendo, minimizzano la gravità dei loro comportamenti e tentano in ogni modo di convincere gli altri, ma probabilmente anche loro stessi, che l’altra parte è consenziente. E purtroppo molto spesso i bambini colludono con questa convinzione del pedofilo, nutrendo per quest’ultimo sentimenti contrastanti tanto da far pensare che realmente l’ “amore” malato dell’adulto sia effettivamente ricambiato. Come il personaggio di Lolita mostra ampiamente, in moltissimi casi, ad un primo e superficiale sguardo, sembrerebbe quasi che è il bambino che seduce l’adulto e non viceversa.

Purtroppo, il film di Adrian Lyne, cade proprio in questo errore. Sembra quasi che i ruoli si scambino e che Humbert da carnefice diventi invece vittima di una ragazzina che tutto è meno che innocente. E’ la piccola Lolita, infatti, che seduce il professore, che lo fa ingelosire di proposito, che utilizza il sesso come merce di scambio per ottenere quello che vuole. E’ lei a manipolare lui, non viceversa. Viene inoltre evidenziata la disperazione di lui che ha perso la sua “ninfetta” e non la sofferenza di lei che vede negata la propria adolescenza e la propria libertà. La scena che più di tutte evidenzia il reale vissuto di lei è quella, nella parte finale del film, in cui Lolita sceglie volutamente di non dare risposta alle scuse del patrigno. Il silenzio è il mezzo che Lolita utilizza per mostrare la sua rabbia, il suo odio. Con il silenzio nega il perdono e sceglie di non alleviare in nessun modo il senso di colpa di colui che, facendole credere che il loro fosse amore vero, in realtà le ha rovinato la vita.

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare