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Recensione a cura della tirocinante Alessia Esposito

 

“Love” (2015) è un film erotico-drammatico diretto dal regista Gaspar Noè.
La pellicola ruota attorno alla vita del giovane Murphy (Karl Glusman) che, tramite numerosi flashback e pensieri introspettivi, accompagna lo spettatore a ripercorrere insieme a lui episodi della sua turbolenta e sregolata relazione con l’ex fidanzata Electra (Aomi Muyock).

Droga, sesso e amore si alternano in modo spasmodico sullo schermo, mescolandosi e risultando sempre più indistinguibili l’uno dall’altro. Passato e presente si intersecano costantemente e svelano al pubblico il motivo per cui Murphy si sente relegato in una prigione di ricordi che, a poco a poco, lo costringe a fare i conti con il suo Io e con tutte quelle scelte sbagliate che l’hanno portato ad essere l’uomo insoddisfatto ed incatenato che è adesso. Sarà proprio una delle avventure condivise dai due protagonisti ad autodistruggere il loro rapporto: Murphy ed Electra, infatti, nel corso della loro frequentazione hanno provato e sperimentato molte esperienze in ambito sessuale, una fra queste è stata un rapporto threesome con una vicina, Omi (Klara Kristin). Ciò che era nato come un gioco si trasformerà ben presto in un “incubo”, il giovane rimane così affascinato dalla nuova ragazza da decidere di frequentarla alle spalle di Electra. Ma come un segno del destino, questa frequentazione clandestina culminerà con l’inaspettata gravidanza di Omi e la conclusione della relazione fra Electra e Murphy.

Sicuramente ciò che, inevitabilmente, colpisce lo spettatore è la presenza così esplicita della sessualità. A tal proposito, Love arrivò alla rassegna internazionale francese con l’etichetta di “primo porno in 3D presentato a Cannes”. Il film, infatti, è caratterizzato da una sequela di masturbazioni, amplessi, sesso orale e di gruppo mostrati in ogni minimo dettaglio. L’obiettivo del regista Noè non era assolutamente quello di scandalizzare, bensì presentare una relazione di coppia nella sua interezza, inserendo dunque anche la sessualità che generalmente fa parte di ogni storia d’amore.
Un’altra tematica portante del film, passata in secondo piano rispetto al tema della pornografia, è quella della separazione e delle fasi che si susseguono quando termina una relazione, episodi che vengono presentati tramite i ricordi di Murphy nel corso della pellicola. A tal proposito, si può far riferimento alla definizione che S. Freud dà del concetto di “melanconia” ossia un sentimento che colpisce un individuo tra la fine di un rapporto e il superamento dello stesso, paragonabile al superamento di un lutto: una trasformazione indispensabile per elaborare l’evento.

Vari autori, sulla scia freudiana, hanno individuato cinque fasi fondamentali:
1) DINIEGO. Quando una relazione finisce si fronteggia il sentimento di diniego che comprende una serie di rimpianti, rimorsi, di colpe espresse ed inespresse, un’intera rivalutazione di tutti i gesti compiuti al fine di trovare la causa scatenante, l’errore: il fantomatico e reiterato perché.
2) RABBIA. La rabbia si può palesare in due modi: contro gli altri o contro sé stessi.
Può capitare di sentirsi responsabili in qualche modo perché non si è riusciti ad evitare la perdita ma bisogna stare attenti a riconoscere e a non evitare questo sentimento, in modo da non rischiare di rimanere bloccati in questa fase che altrimenti si ritorcerebbe su di sé.
3) NEGOZIAZIONE o PATTEGGIAMENTO. Dopo i primi tentativi di negazione e i sentimenti di rabbia e shock, insorge la fase della negoziazione e del patteggiamento, basata sulla speranza che sia possibile riavere indietro chi ci ha lasciato e, di conseguenza, far rivivere il passato.
4) DEPRESSIVA. L’alternarsi di momenti di dolore e i tentativi di reagire portano l’individuo in una spirale di tristezza. Nella fase di “depressione”, per la prima volta, viene affrontata in modo diretto la perdita. Non si ha più modo di rifiutarla o di conservare le speranze di porvi rimedio né si ha la forza di continuare a provare risentimento. Questo stato di profonda tristezza, per quanto possa sembrare indesiderabile, in realtà è la via d’uscita dal lutto.
5) ACCETTAZIONE. L’ultima fase, quella che ci permette di completare il processo di elaborazione, è quella dell’accettazione della perdita: l’unico modo per reagire è riprendere in mano la propria vita. Accettare un abbandono significa prenderne atto, nella consapevolezza che sia possibile vivere nuove esperienze felici. Tale fase non esclude la nostalgia, né la rimozione del dolore vissuto, ma la consapevolezza della sofferenza consente di dare un senso nuovo a quella perdita e permette all’essere umano di smettere di colpevolizzarsi e, in più, di riattivare un interesse per le persone e i progetti personali.

Nella pellicola Murphy sicuramente non ha ancora elaborato la fine della relazione con Electra, sembra infatti, costantemente bloccato tra la fase di negoziazione e quella depressiva. La solitudine, insieme al suo nichilismo, lo blocca in questa sua triste vita fatta ormai solo di ricordi che, il più delle volte, lo trascinano nella malinconia e nell’impotenza nei confronti di una situazione che quasi lo porta a rinnegare sé stesso, come sembra accada nella toccante scena conclusiva in cui si trova da solo nella vasca da bagno.

Sitografia:
http://www.psicologo-parma-reggioemilia.com/gestire_separazione_fine_storia.html
https://www.frammentirivista.it/le-cinque-fasi-del-lutto-ossia-come-superare-la-fine-di-un-amore/#:~:text=Freud%20stigmatizza%20il%20sentimento%20della,e%20aldil%C3%A0%20diventa%20labile%2C%20inscindibile.

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