in CINE Forum

recensione a cura della tirocinante Francesca Mamo

Nel film “Milk” (Gus Van Sant, 2008), diretto da Gus Van Sant, un bravissimo Sean Penn ripercorre la vita di Harvey Milk, passato alla storia come primo gay dichiarato ad essere stato eletto ad un carica politica negli Stati Uniti, celebre per la sua lotta a favore dei diritti delle persone omosessuali. Il film si apre negli anni ’70, con Harvey che incontra Scott Smith, con il quale intraprenderà una relazione duratura. I due decidono di trasferirsi da New York a San Francisco, ove decidono di aprire il Castro Camera, un negozio di fotografia, in una zona della città abitata prevalentemente da persone cattoliche e quindi contrarie alle unioni e ai diritti degli omosessuali. L’accoglienza nel quartiere non è quindi delle migliori, ma in poco tempo Harvey e Scott riescono a creare un vero e proprio “quartiere”, passato alla storia come la “Castro Community”, ove omosessuali di ogni parte dell’America si riunivano per discutere o semplicemente per passare del tempo insieme.

Harvey  riesce a farsi apprezzare non solo dalla comunità omosessuale ma dall’intera città, trovando sostegno in tutti quei gruppi minoritari, composti da giovani e anziani,  che lo convinsero sempre di più ad intraprendere la faticosa carriera politica. Nonostante la sua forza d’animo e il suo entusiasmo, unito al sostegno del compagno e degli amici, Milk non viene eletto per ben quattro volte, trovando successo solo durante la sua quinta candidatura, come consigliere per il V distretto. Nel frattempo la sua vita sentimentale va a rotoli, in quanto viene lasciato dal sua fedele compagno per intraprendere invece una relazione con un ragazzo problematico e un po’ sbandato, che finirà con il suicidarsi a causa delle sue mancanze di attenzione. In municipio, Harvey conosce il conservatore Dan White, veterano del Vietnam ed ex pompiere. Tra i due si instaura, nonostante la consapevolezza delle diversi visioni del mondo, un rapporto lavorativo fondato sulla cordialità e sul rispetto, al punto che White invitò Harvey al battesimo del suo primogenito Charles.

Il rapporto tra i due, però, iniziò a sgretolarsi in seguito alla bocciatura di Milk ad un progetto di White, portando quest’ultimo, ferito nell’orgoglio, ad essere l’unico a votare contro l’ordinanza di Milk a favore dei diritti gay. White, pur essendo dimesso dalla carica di consigliere, si dimostra insofferente ai successi di Milk. Tornato sui suoi passi, White tenta di riottenere il suo posto in municipio, contro il volere del sindaco Moscone, mostrando i primi segni di squilibrio mentale. La mattina del 27 novembre 1978, l’astio di Dan White esplode, portando l’uomo ad entrare nel Municipio di San Francisco attraverso una finestra del seminterrato, poiché detenente un’arma da fuoco. Quella tragica mattina White freddò con un colpo di pistola, nel suo ufficio, prima il sindaco Moscone e poi Harvey.

La fine del film è allo stesso tempo commuovente e ricca di significato, in quanto riprende un’immensa fiaccolata che attraversa le strade di San Francisco, in omaggio a Harvey Milk e al sindaco George Moscone. Sicuramente dagli anni ’70 ad oggi molti passi avanti sono stati fatti in favore degli omosessuali. Il percorso non è stato semplice, e ancora oggi l’affermazione dei diritti di queste persone, soprattutto per ciò che concerne le unioni civili e le adozioni, appare essere, soprattutto in paesi come l’Italia, un tema scottante e con molteplici risvolti. Dal punto di vista medico, la scoperta del virus dell’AIDS nel 1981, conosciuto all’inizio come GRID ( Gay- Related Immune Deficiency), ha contribuito a generare dei fraintendimenti che legavano questa malattia con l’omosessualità, rallentandone il percorso di liberazione. Con il passare del tempo, sempre maggiori studi accertarono che il virus si trasmetteva soprattutto attraverso i rapporti sessuali e che l’iniziare maggiore diffusione nella comunità omosessuale era dovuto ad un uso minore, in queste, delle precauzioni, maggiormente utilizzate invece nelle coppie eterosessuali per uso anticoncezionale.

Dal punto di vista psichiatrico e altresì psicologico, nel 1974 l’omosessualità venne eliminata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) pubblicato dall’American Psychiatric Association (APA). Nella prima versione del 1952 risultava condizione psicopatologica tra i “Disturbi sociopatici di Personalità”, nel 1968 rientrò nelle deviazioni sessuali, come la pedofilia, trovando posto tra i “Disturbi Mentali non Psicotici”, nel 1974 venne rimossa ma spuntò l’”omosessualità egodistonica”, ovvero quella condizione in cui una persona omosessuale non accetta il proprio orientamento sessuale e non lo vive con serenità. Anche questa voce verrà eliminata dal Dsm nel 1987 ed effettivamente dal 1990 anche l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) depennerà l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali definendola “una variante naturale del comportamento sessuale umano”.

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare