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Famiglia, sogni e omosessualità nell’Italia del sud

recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Silvia Matta

Tommaso studia a Roma e sogna di diventare scrittore. Tornato a Lecce per le vacanze estive viene investito dal carico di aspettative della famiglia che lo vorrebbe al fianco del fratello Antonio nella conduzione del pastificio di famiglia. Ma Tommaso nasconde un segreto: è omosessuale. Decide di approfittare di una cena in famiglia per annunciare la sua omosessualità e il desiderio di rinunciare al suo coinvolgimento nell’impresa di famiglia, ma sarà preceduto dal fratello maggiore che si dichiara anch’egli omosessuale.

Tra lo sconcerto generale, il padre prenderà male la notizia, infuriandosi e cacciandolo di casa per poi accasciarsi a terra per un attacco di cuore.  Tommaso è così costretto a tenersi il suo segreto per evitare l’aggravarsi della situazione del padre ed inizia ad occuparsi dell’azienda di famiglia.  “Non farti mai dire dagli altri chi devi amare, e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre.” È ciò che dice la nonna a Tommaso e che è un po’ l’emblema delle vicende narrate: lasciarsi guidare dal cuore, dall’istinto anche a costo di sbagliare, piuttosto che omologarsi al volere altrui a scapito della propria felicità. Dalla zia zitella che ogni notte inscena di venire violentata perché ha lasciato “sbadatamente” (e volutamente) una finestra aperta pur di non giustificare alla famiglia la sua vita sessuale, alla sorella che serba nel cuore grandi aspirazioni nell’impresa di famiglia invece che passare la vita in un angolo a fare la casalinga; al fratello Antonio che fu costretto ad interrompere una relazione molto importante con un operaio del pastificio per salvare le apparenze e al cuore preferire una finta reputazione sporca di infelicità. Ed è anche ciò che accadde alla nonna che fu costretta a  sposare il fratello del suo grande ed eterno amore e forse proprio a causa di questo grande rammarico, appare più sensibile e attenta alle vicende di ogni singolo componente della famiglia, ma è sotto l’ombra di questa grande donna, questa “mina vagante”, che si incentrano e successivamente si scioglieranno gli intrecci di questa famiglia.

Ancora una volta Ozpetek sceglie di trattare il tema dell’omosessualità ambientando il coming out di un figlio omosessuale in una famiglia stereotipata e chiusa del sud Italia. Notoriamente il coming out, ossia lo svelamento del proprio orientamento sessuale è un momento complesso e delicato, sia per chi vive questo passo sia per chi riceve  quest’informazione. In una società che considera l’eterosessualità come la “norma” e l’omosessualità come una condizione di diversità, appare complesso dichiarare apertamente le proprie preferenze sessuali. Difficoltà che si acutizza nella famiglia d’origine che carica i ragazzi con aspettative quali la formazione di una famiglia, il matrimonio, la nascita di un figlio e, per i  maschi, la continuazione del cognome di famiglia.  Nel film, il padre di Tommaso  non accetta l’omosessualità del primogenito e si dispera per la vergogna che il diffondersi della notizia può avere nel paese. Non comprende il figlio ignorando completamente i suoi sentimenti e si preoccupa solo di quello che le “malelingue” possono dire di lui. Il coming out  può avvenire a qualsiasi età e in genere è un processo mai concluso, in quanto nella vita di ogni persona subentreranno spesso nuove conoscenze o situazioni in cui il soggettò dovrà svelare il suo orientamento sessuale.

“Ci vuole più coraggio a dire quello che si sente che a stare zitti” fa dire il regista alla zia zitella interpretata da Elena Sofia Ricci, affermando l’importante messaggio che soggiace tra le righe del film, ossia quello della verità che deve venire fuori come emblema massimo di libertà, lasciando andare le emozioni più vere e liberando il  proprio modo di essere senza nascondersi.

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