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Recensione a cura della tirocinante Valeria Della Sabina

“Miss violence” è un film diretto da Alexandros Avranas uscito nelle sale nell’ottobre del 2013, appartenente alla categoria film drammatico, ispirato ad una storia vera.
Ambientato in Grecia, una famiglia dall’aria apparentemente serena sta festeggiando gli undici anni della piccola Angeliki, la quale dopo aver concesso un ultimo ballo, si avvicina al parapetto del proprio balcone e sorridente, senza alcun indugio, si abbandona al vuoto. Un gesto estremo, che agli occhi degli insegnanti, di amici e degli stessi assistenti sociali non troverà mai una reale spiegazione.

Il velo di apparente normalità che aleggia durante tutta la pellicola viene squarciato ripetutamente dalla verità di cui viene fatto partecipe lo spettatore a discapito dei personaggi del film, quasi si volesse mettere in piedi una sorta di metateatro.
Dopo il terribile accaduto, la famiglia sembra voler rifuggire dal lutto, mantenendo un atteggiamento di totale estraneità dei fatti agli occhi degli insegnanti della piccola Angeliki e degli assistenti sociali.
Osserviamo all’interno del nucleo familiare come la figura più forte ed emblematica sia il padre/capofamiglia, una figura che agli occhi della società appare integra e attenta ai bisogni dei propri bambini, ma che in realtà nasconde una natura meschina e violenta. Le donne della famiglia sottostanno mestamente agli ordini del padre/padrone, confondendo lo spettatore rispetto alla loro reale natura e al coinvolgimento nel meccanismo abusante di cui sono partecipi. La nonna/moglie del padre/capofamiglia viene rappresentata come una donna glaciale, obbediente agli ordini impartiti e, solo in apparenza, priva di qualsiasi livello empatico. Eleni, la figlia maggiore sarà vittima di atti incestuosi e di violenze sessuali da parte dello stesso padre, che non avrà remora a venderla per soldi. A causa di questi rapporti Eleni rimane di nuovo incinta, ma per i suoi due bambini è quella che da André Green (1983) viene definita una “madre morta”, ossia una madre psichicamente assente incapace di sintonizzarsi con i bisogni dei propri bambini e di favorire in loro alcuna capacità di mentalizzazione.

L’intera pellicola è caratterizzata da un clima di violenza, verbale e comunicativa, tanto che molto spesso il rapporto si caratterizza di schiaffi, atti punitivi umilianti e violazione dell’intimità. Lo stile relazionale di tutta la famiglia è altamente disfunzionale, è infatti palese agli occhi dello spettatore che il nucleo familiare sia totalmente inadeguato allo svolgimento delle proprie funzioni per garantire uno sviluppo sano ed equilibrato a tutti i membri. L’atteggiamento di autorevolezza assunto dal padre/nonno veicola un’idea distorta dell’autorità, che viene esercitata attraverso manifestazioni di rabbia, bisogno di controllo, aggressività e comportamenti abusanti. Ogni rapporto è di natura violenta, in particolar modo quelli sessuali, che vengono rappresentati nella loro drammatica crudezza che ne denota la totale assenza di empatia. Ciò che colpisce maggiormente, è il binomio abuso sessuale e bambini, il punto cardine su cui si sviluppa l’intero film.

L’abuso sessuale su minori (Child sexuale abuse- CSA) colpisce individui, famiglie e comunità appartenenti a differenti classi socioeconomiche e a differenti aree geografiche. Da un rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), circa 150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni sono stati vittime di episodi di violenza e sfruttamento sessuale nel 2002. Studi provenienti da diversi paesi del mondo dimostrano che approssimativamente il 20% delle donne e il 5-10% degli uomini hanno subito abusi sessuali da bambini (WHO, 2006). Il concetto di abuso sessuale definisce il coinvolgimento di un minore in atti sessuali che non è in grado di comprendere completamente, per i quali non è in grado di acconsentire o per i quali il bambino non ha ancora raggiunto un livello di sviluppo adeguato, o che violano la legge o i tabù sociali. I minori possono essere vittime di abuso sessuale sia da adulti che da altri minori che sono, in ragione della loro età o livello di sviluppo, in una posizione di responsabilità, fiducia o potere nei confronti della vittima (WHO, 1999).

Le esperienze traumatiche avvenute durante l’infanzia, in particolar modo l’abuso fisico e/o sessuale grave, frequente e violento, possono causare l’amnesia dissociativa, un disturbo che causa un’amnesia retrograda nella sfera autobiografica, in assenza di danno strutturale, per cui non vi è il ricordo di episodi di natura traumatica e stressogena (Staniloiu et al., 2018). Da ricerche cliniche è emerso che le vittime di abuso sessuale infantile presentano frequentemente sintomi di amnesia (dal 19% al 62% dei casi) e che i bambini cronicamente abusati possono dimenticare interi periodi della loro infanzia, arrivando a non evocare ricordi fino ai 9 anni. L’amnesia rappresenta una risposta adattiva all’abuso infantile, in quanto permette al bambino di difendersi dal dolore psicologico e fisico, aiutandolo a vivere a stretto contatto con il genitore abusante (Wolf & Nochajski, 2013).

La famiglia rappresentata nel film manifesta un mancato riconoscimento della realtà abusante, scaturendo in tal modo una corale esposizione al cosiddetto “trauma cumulativo” o “Complex PTSD”, un quadro complesso, sfaccettato e pervasivo di sintomi che possono insorgere quando una persona ha subito un trauma, o una serie di traumi gravi, prolungati o ripetuti, come in questo caso abusi sessuali infantili ricorrenti. Tali esperienze traumatiche alterano lo sviluppo dell’individuo e causano sintomi che interessano la sfera fisica, emotiva, interpersonale e sociale (Luxenberg et al., 2001).
L’omertà della narrazione subisce una brusca interruzione nel momento in cui la figlia adolescente Myrto, decide di aprirsi con i propri insegnanti, denunciando un clima di violenza in famiglia soprattutto a carico del padre. Malessere che nella giovane adolescente è sempre più fervido, a causa della costrizione alla prostituzione per mano dello stesso padre.

Purtroppo, ancora oggi, emerge come i bambini continuino a rappresentare la parte più debole e vulnerabile rispetto allo sfruttamento sessuale, e non di rado genitori, parenti o conoscenti ne approfittano, per soddisfare i propri appetiti sessuali. È dimostrato come la maggior parte delle vittime minorenni conosca personalmente chi abusa di loro sessualmente. A questo fenomeno viene affiancato quello dello sfruttamento sessuale dei bambini per fini economici, tanto che molto spesso i bambini vengono convinti a prostituirsi sotto false promesse.
La narrazione vedrà la messa in scena di un’ulteriore circolarità dell’abuso sessuale, arrivando a coinvolgere anche la più piccola della famiglia, scaturendo così, finalmente, nella nonna il desiderio di interrompere definitivamente il circolo della violenza.

 

Sitografia:
-https://www.ilvasodipandora.org/consenguenze-fisiche-e-psicologiche-del-trauma/i-disturbi-post– traumatici/c-ptsd-desnos/
– https://www.ilvasodipandora.org/trauma-e-abuso/abuso-sui-minori-csa/
-https://www.donatasalomoni.it/la-famiglia-disfunzionale/
-https://www.unicef.ch/it/il-nostro-operato/programmi/la-protezione-dallo-sfruttamento-sessuale
-http://www.vita.it/it/article/2020/07/29/lo-sfruttamento-sessuale-dei-minori-dalle-strade-allinterno-delle-case/156343/
-https://www.ilvasodipandora.org/consenguenze-fisiche-e-psicologiche-del-trauma/i-disturbi-dissociativi/amnesia-e-fuga/

 

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