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Recensione a cura di Claudia Isaia

 

Scritto e diretto da Lars von Trier ed uscito nelle sale nel 2013, Nymphomaniac è un film drammatico-erotico che vede minuziosamente descritte le esperienze sessuali di Joe, protagonista e narratrice in prima persona, al coprotagonista Seligman, un misterioso signore dal fare gentile che, dopo aver trovato la donna insanguinata e priva di sensi sull’asfalto, decide di soccorrerla portandola in casa propria.

La pellicola è suddivisa in capitoli, proprio come in un libro, e ad ogni episodio della vita di Joe viene affiancata una dotta associazione dell’anziano Seligman.

Sin dai primi scambi di battute Joe dichiara di essere una ninfomane e di averlo capito sin dalla tenera età. Ma cos’è la ninfomania? Consisterebbe in un eccesso del comportamento sessuale nella donna, in cui è presente una spasmodica e insaziabile ricerca del soddisfacimento. Nonostante l’elevato numero di partner, però, il desiderio sessuale rimane inappagato.

Dal 1994 la ninfomania fu esclusa dalle voci presenti nell’allora neo DSM IV e il concetto posto insieme al suo corrispettivo maschile, il satirismo, nella più generica categoria dell’ipersessualità. Il Disturbo da ipersessualità non è stato, però, inserito nell’odierno DSM 5, nonostante le proposte di Kafka (2010) il quale individuò in esso delle profonde somiglianze con le addiction. L’ipersessualità presenta, infatti, caratteristiche quali: perdita di controllo, conseguenze negative, e perseveranza nei comportamenti nonostante gli effetti siano dannosi per l’individuo stesso. Come avviene nelle dipendenze patologiche, il disturbo può comportare la compromissione della sfera sociale, lavorativa e relazionale, per non parlare delle conseguenze per la salute fisica del soggetto e l’esposizione a malattie sessualmente trasmissibili soprattutto a causa del sesso occasionale.

Come nel caso delle addiction il soggetto con dipendenza sessuale può andare incontro a craving, ovvero l’incontrollato desiderio di assumere la sostanza psicoattiva, astinenza e assuefazione, così come il soggetto dipendente da sostanze si ritrova a dover aumentare la dose per trarne gli effetti desiderati, il soggetto ipersessuale si ritrova ad aumentare il numero di comportamenti sessuali e la loro intensità.

Come nel caso della protagonista, i partner sessuali del soggetto ipersessuale, sono trattati alla stregua di oggetti facilmente intercambiabili. Joe è fredda, non si lascia coinvolgere emotivamente, sembra assolutamente priva di empatia anche nelle situazioni più strazianti.

Spesso capita che questi soggetti si portino dietro una storia di abusi o che tentino di colmare un forte vuoto affettivo senza, però, avere successo.

Purtroppo, per quanto riguarda l’origine del disturbo, la pellicola non si dimostra molto chiara. Non vengono, infatti, date vere e proprie spiegazioni del perché Joe abbia sviluppato tale condizione se non un vago accenno al rapporto conflittuale con la madre che non sembra però del tutto in grado di giustificare lo sviluppo patologico della donna. Inoltre spesso i soggetti negano o minimizzano la propria dipendenza, mentre Joe sembra non avere il benché minimo problema a parlare della propria ipersessualità.

Il forte giudizio negativo che la donna pare attribuire a sé stessa sembra, invece, lasciar trasparire una certa mancanza di autostima, caratteristica che collima con le peculiarità del soggetto ipersessuale, come anche alcuni tentativi fallimentari di cessare con le attività sessuali compulsive e la sensazione di sentirsi costretta in un circolo vizioso, impossibile da vincere, espressa tramite l’analogia con l’animale in gabbia.

Nonostante la sopracitata carenza di esaustività della pellicola dal punto di vista clinico, altri elementi contribuiscono in modo singolare a caratterizzare il film rendendolo, a suo modo, unico. Il film è in grado di trasmettere bene allo spettatore il forte senso di alienazione da tutto ciò che può avere a che fare con amore e sentimento. Gli incontri sessuali e la caccia agli uomini che caratterizzano la vita di Joe, vengono continuamente accostati ad informazioni, aneddoti e tecnicismi elargiti sapientemente da Seligman, che negli scambi serrati di botta e risposta con la protagonista si dimostra in grado di neutralizzare, sublimandolo, ogni genere di erotismo.

 

Bilbliografia:

Di Giannantonio, M., Di Iorio, G., Acciavatti, T., & De Berardis, D. (2010). Dipendenza da sesso. Quaderni Italiani di Psichiatria29(1), 24-29.

Kafka, M. P. (2010). Hypersexual disorder: A proposed diagnosis for DSM-V. Archives of sexual behavior39(2), 377-400.

Leiblum, R., & Graziottin, A. L. E. S. S. A. N. D. R. A. (2000). Il disturbo dell’eccitazione sessuale persistente nelle donne. Principles and practice of sexual medicine. Guilford Press, New York, 239-247.

 

Sitografia:

https://www.ipsico.it/sintomi-cura/dipendenza-sessuale/

https://www.psiconline.it/le-parole-della-psicologia/ninfomania.html

http://www.psychiatryonline.it/node/5463

http://www.psicolinea.it/sex-addiction/

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