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Recensione a cura della tirocinante Enrica De Michele

 

In una fredda sera d’inverno, l’affascinante e maturo scapolo Seligman (John Stellan Skarsgård) trova Joe (Charlotte Gainsbourg), una giovane donna riversa in un vicolo, sanguinante e quasi priva di conoscenza. L’uomo decide di portarla con sé nel suo appartamento, dove le offre aiuto curando le sue ferite ed assicurandole un posto per dormire. Incuriosito, inizia a porle domande sulla sua vita, ritrovandosi così ad ascoltare attentamente le parole di Joe, intenta a raccontare in otto differenti capitoli la sua parabola erotica, dalla nascita fino a quel momento. Attraverso una serie di flashback, non sempre presentati in ordine cronologico, la donna rende testimonianza di un’esperienza di vita sfaccettata e ricca di aneddoti. La sua si rivela ben presto un’esistenza fatta di incontri e incidenti, di episodi immorali e di desideri da accontentare, di conflitti e di richieste poco convenzionali, che sconvolgeranno totalmente la vita di Seligman.

Prima di due volumi, la pellicola Nymphomaniac è un’opera danese di genere drammatico ed erotico del 2014, nata dalla regia di Lars von Trier e candidata per il miglior film. Nel primo capitolo della narrazione, Joe parla della sua infanzia e dell’amicizia con B. (Betty), con la quale scopre il mondo del sesso, rendendosi conto ben presto di essere una ninfomane, come lei stessa si definisce sin dall’inizio del racconto. Il termine, coniato dal medico francese J. D. T. de Bienville e derivante da “ninfa” (divinità femminile della mitologia e nome attribuito alle piccole labbra della vulva) e “mania” (che in latino significa “follia”), fa riferimento ad un’“anomalia del comportamento sessuale delle donne, che si manifesta attraverso una ricerca spasmodica del soddisfacimento sessuale, per lo più causata da squilibrî endocrini o della sfera psichica, più raramente dalla somministrazione di droghe o di forti dosi di ormoni femminili” (treccani.it).

Il vocabolo è usato infatti per fare riferimento al desiderio sessuale morboso e insaziabile che alcune donne sperimentano, tale da lasciarle spesso inappagate, nonostante il moltiplicarsi dei rapporti sessuali o il consumo compulsivo di materiale pornografico. L’estrema esaltazione degli impulsi sessuali è talvolta accompagnata dalla perdita di inibizioni e da continue manifestazioni di seduzione, provocazione, desiderio e fisiologia sessuale, tanto da assumere caratteristiche psicopatologiche e da poter compromettere le molteplici sfere di vita (sociale, familiare, affettiva, lavorativa ed erotico-sessuale). La condizione di impersonalità e freddezza che caratterizza gli incontri sessuali della ninfomane alimenta la visione della stessa come di una “iposessuale insoddisfatta”, nonostante il furore e l’impetuosità delle sue stesse performance erotiche.

Tale condizione fu considerata dapprima una perversione e, in tempi successivi, una patologia sessuale femminile caratterizzata da una compulsiva ricerca di partner, accompagnata talvolta da anorgasmia o frigidità (termine considerato oggi obsoleto poiché vago ed impreciso, utilizzato in precedenza per fare riferimento a diverse problematiche della donna legate all’eccitazione e allo scarso interesse per la stessa attività sessuale). Nel 1992, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) smise di riconoscere la ninfomania come una condizione patologica e nel 1995 l’American Psychiatric Association (APA) eliminò tale voce dal DSM-IV, riconducendo tuttavia il concetto, assieme all’equivalente maschile noto come “satiriasi” o “dongiovannismo”, entro la più vasta categoria dell’”ipersessualità”.

L’introduzione del Disturbo Ipersessuale (Hypersexual Disorder) come nuova entità nosologica del DSM-V è stata infatti proposta da Kafka nel 2010 e comprendeva: ricorrenti e intensi impulsi sessuali, fantasie e comportamenti sessuali in associazione con 4 o più di 5 ulteriori criteri (tra cui: impiego di tempo eccessivo negli impulsi, fantasie o comportamenti sessuali; impegno ripetitivo negli stessi in risposta a stati disforici o a eventi stressanti di vita; eventuale associazione con masturbazione, pornografia o altro; ecc.). Cociglio (1989) ha rivelato come la principale differenza negli stati e nei casi di Ipersessualità sia da ricondurre alla presenza o all’assenza di piacere. Nel primo caso è possibile parlare infatti di una forma di disregolazione di un “autentico” desiderio sessuale (così come Kafka ha teorizzato, denominando i quadri di Ipersessualità come “Disturbi Sessuali Correlati alle Parafilie”, PRD). L’assenza di desiderio sessuale sarebbe indicativa invece di una forma di libido “fittizia”, priva della sua componente principale, quella edonica. Si tratterebbe in questo caso di condizioni fondate su altri processi, come quelli di tipo compulsivo ipotizzati da Coleman (1986, 1987, 1992) o quelli di dipendenza basata su meccanismi di rinforzo negativo sostenuti da Carnes (1991).

Senza dubbio, alcuni dei fenomeni classificabili tra i sopra citati PRD (Paraphilia-Related sexual Disorders) sono in parte riconducibili al ruolo svolto dalle psicopatologie familiari, in riferimento agli ambienti di crescita del bambino, di primaria importanza per lo sviluppo psico-emotivo e socio-sessuale dello stesso. L’abuso fisico o sessuale, l’esposizione a comportamenti sessualmente espliciti e/o a pornografia in età preadolescenziale e atteggiamenti eccessivamente restrittivi rispetto all’espressione sessuale o emozionale possono infatti configurarsi come validi fattori di rischio per lo sviluppo degli impulsi e delle condotte ipersessuali.

“La mia famiglia mi ha inculcato le buone maniere, il sapersi comportare e un’educazione all’antica, il tutto sulla base di una carenza di comunicazione che mi ha portato a interiorizzare sempre più i miei sentimenti. Una ragazza bene come me non poteva raccontare ai genitori di aver avuto un’iniziazione tanto precoce alle cose della vita”. Alla stregua di Joe, distante e rancorosa nei confronti della figura materna, anche la protagonista di “Diario di una ninfomane” (2004) rimembra un’infanzia e un ambiente familiare privi di un reale coinvolgimento affettivo e di un’educazione che non fosse condizionata dai radicati precetti socioculturali della tradizione occidentale. Quella della promiscuità e del continuo vagabondare da un uomo all’altro si configura in tal senso come una modalità per esprimere un disagio interiore ed uno stato di insoddisfazione psicofisica. Traumi passati e vuoti interiori vengono così sublimati attraverso una sessualità diffusa, alimentata dalla convinzione che la causa dell’insoddisfazione sia da attribuire unicamente al compagno del momento, quindi a fattori esteriori.

“So che, in fondo, quella ricerca era la manifestazione di malattie terribili: il silenzio, la solitudine, la mancanza di comunicazione. […] Per me la comunicazione vera e propria è cominciata con il corpo, il movimento dei fianchi, lo sguardo. E quando mi hanno risposto con un “sì” perché mi inumidivo le labbra con la lingua, o per uno sguardo, e con un “no” perché tenevo le braccia conserte, finalmente ho capito” (Diario di una ninfomane, 2004)

Riferimenti:
– Brandi, C. (2014, marzo 10). Fanpage. Tratto da cinema.fanpage.it: https://cinema.fanpage.it/nymphomaniac-volume-1-il-trailer-italiano-la-trama-e-il-cast/#:~:text=In%20una%20fredda%20sera%20d,farle%20domande%20sulla%20sua%20vita.
– Carnes, P. (1991). Don’t call it love: Recovery from sexual addiction. New York: Bantam Books.
– Cociglio, G. (1989). Eccessi di desiderio sessuale. Rivista di Scienze Sessuologiche, 2, 203-208.
– Coleman, E. (1986). Sexual compulsion vs. sexual addiction: The debate continues. SIECUS Report, 7-11.
– Coleman, E. (1987). Sexual Compulsivity: Definition, etiology, and treatment considerations. Journal of Chemical Dependency Treatment, 1, 189-204.
– Coleman, E. (1992). Is your patient suffering from compulsive sexual sexual behavior? Psychiatric Annals, 22, 320-325.
– Coming Soon. (s.d.). Tratto da comingsoon.it: https://www.comingsoon.it/film/nymphomaniac-vol-1/49213/scheda/
– Dèttore, D. (2018). Trattato di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. Firenze: Giunti Editore.
– Kafka, M. (2010). Hypersexual disorder: A proposed diagnosis for DSM-5. Archieves of Sexual Behavior, 39, 377-400.
– Psiconline. (2015, giugno 19). Tratto da psiconline.it: https://www.psiconline.it/le-parole-della-psicologia/ninfomania.html
– Tasso, V. (2004). Diario di una ninfomane. Milano: Il Saggiatore .

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