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Recensione a cura di Tjuana Foffo

 

P.S: I Love You è un film del 2007, del genere sentimentale/drammatico, tratto dall’omonimo romanzo di Cecelia Ahern (2004), che affronta la tematica della separazione e dell’elaborazione del lutto.

I protagonisti sono una giovane coppia eterosessuale, Holly e Gerry, di origine irlandese, che si incontrano per caso durante una gita scolastica di lei, si innamorano e si sposano prestissimo. Vanno a vivere negli States, ma presto lui si ammala di cancro al cervello e muore. Holly, rimasta vedova a soli 29 anni, piomba in una profonda depressione; dalla quale, tuttavia, sarà ancora una volta l’amore della sua vita a salvarla…

L’elaborazione del lutto sappiamo essere un percorso difficile, complicato e non sempre compiuto. Possiamo definire il lutto come uno “… stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili” (Galimberti, 1999).

Facendo riferimento alla teoria a cinque fasi di Kübler Ross (1990; 2002), possiamo definire l’elaborazione del lutto come un processo che si sviluppa attraverso quattro momenti o fasi:

  • La fase della negazione o del rifiuto è costituita da una negazione psicotica dell’esame di realtà;
  • Nella fase della rabbia si assiste al ritiro sociale dell’individuo, accompagnato da una sensazione di solitudine e la necessità di direzionare il dolore e la sofferenza esternamente (forza superiore, dottori, società…) o internamente (non essere stati presenti, non aver fatto di tutto…);
  • La fase della contrattazione o del patteggiamento si differenzia per la rivalutazione delle proprie risorse ed un riacquisto dell’esame di realtà;
  • In fase depressiva la persona giunge alla consapevolezza che non è l’unica ad avere quel dolore e che la morte è inevitabile;
  • Nell’ultima fase, ovvero quella dell’accettazione del lutto, a cui, tuttavia, l’individuo non sempre giunge, vi è la totale elaborazione della perdita e l’accettazione della differente condizione di vita.

Parliamo di fasi e non stadi, poiché non si assiste rigorosamente a una sequenzialità, ma tali stati possono presentarsi con differenti tempistiche, alternanze ed intensità.

La morte di una persona cara viene spesso vissuta come un abbandono traumatico ed è questo trauma primitivo che, in realtà, nella vita di Holly si ripete e dovrà essere elaborato, assieme alla perdita di Jerry. Il termine abbandono non fa, tuttavia, riferimento solo ad un’assenza fisica: la più comune forma di abbandono riguarda la scomparsa di un’autenticità emotiva che lascia spazio al disinteresse, all’apatia e alla freddezza. Dagli scritti di Mary Ainsworth (in Bowlby, 1989) e John Bowlby (1989) possiamo evincere come un abbandono precoce possa causare uno stile di attaccamento “con resistenza angosciosa”, ovvero con angoscia di separazione, quindi uno stile “insicuro evitante” o, altresì, nelle parole di Main e Goldwyn (in Baldoni, 2005), “distanziante”. L’individuo adulto, che abbia sviluppato tale attaccamento in età infantile, manifesta la tendenza a minimizzare i propri bisogni, a distanziare i sentimenti negativi del Sé (rabbia, paura, vulnerabilità) e a non coinvolgersi nella vita intima della coppia.

La relazione terapeutica, dando alla persona la possibilità di sperimentare e sperimentarsi all’interno di una relazione sicura, offre all’individuo la possibilità di riparazione della ferita infertagli in infanzia, da chi si è preso cura di lui, così come dei disagi incorsi in fasi successive.

Una volta appreso un diverso modo di relazionarsi all’Altro, l’individuo generalizzerà quanto acquisito all’interno del setting terapeutico ad i rapporti quotidiani, con un netto miglioramento non solo di questi ultimi, bensì della propria autostima e senso di auto-efficacia.

BIBLIOGRAFIA

  • Kübler Ross, E. (1990). La morte e il morire. Padova: Cittadella Editore.
  • Kübler Ross, E. (2002). La morte e la vita dopo la morte. Roma: Edizioni Mediterranee.
  • Galimberti, U. (1999). Psicologia. Torino: Garzanti.
  • Baldoni, Franco. Funzione paterna e attaccamento di coppia: l’importanza di una base sicura. Padri & Paternità. Ed. Junior: Bergamo, 2005.
  • Bowlby, John. Una base sicura. Cortina, Milano, 1989.

SITOGRAFIA

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