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recensione a cura della tirocinante Valeria De Prophetis

The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert è il titolo originale della commedia diretta da Stephan Elliot, ambientata nell’Australia degli anni ’90.
La pellicola racconta il viaggio, nei magnifici scenari del deserto australiano, di tre singolari personaggi: Bernadette, Mitzi e Felicia che sono i nomi d’arte di Ralph, Anthony “Tick” Belrose ed Adam Whitely, una transessuale e due drag queen che si esibiscono nei gay bar di Sydney.

I tre protagonisti decidono di lasciarsi alle spalle un passato difficile e ricco di incomprensioni (si licenziano dal locale di Sidney dove si esibiscono) e grazie ad un nuovo ingaggio in una cittadina del centro Australia, partono alla ricerca di un futuro che dia un senso, anche economico, alla loro caotica vita. Comprano un bus sgangherato rosa shocking, battezzato Priscilla, stracolmo d’abiti di scena stravaganti, parrucche e accessori variopinti. Il viaggio che intraprendono è in realtà il simbolo metaforico della ricerca di se stessi, di un’identità più autentica, di un rispetto perduto, ciascuno, per ragioni diverse. Ad esempio Tick confida di esser stato sposato e di aver un figlio, ed emerge il timore del protagonista nel non saper come approcciarsi ad un ragazzino che non conosce la vera identità sessuale di suo padre.

Non mancano scene “drammatiche” dovute agli incontri poco fortunati con la società “civilizzata” della provincia australiana, incapace di accettare stravolgenti personaggi. Ma anche questa esperienza lascerà nelle protagoniste una consapevolezza della dura realtà in cui vivono. Sorprendentemente sono accolte con curiosità e simpatia dagli aborigeni del deserto, privi di pregiudizi. Lo stesso destino di discriminazione dei due insoliti gruppi (gli indigeni e le drag queen), da luogo ad uno strabiliante spettacolo artistico.  Giunti a destinazione, ovvero ad Alice Springs  al Lasseters Hotel Casino, del quale la ex-moglie di Tick è direttore, sono pronte per il palcoscenico. Non è tanto lo spettacolo in sé il fulcro dell’ultima parte della pellicola, quanto il relazionarsi di Tick con suo figlio di soli otto anni che accetterà il modo di essere del padre.
 

I nostri tre protagonisti rientrano nella classificazione del travestimento, termine utilizzato per descrivere una varietà del comportamento di corss-dressing.  Bernardette possiamo definirla una transgender, ovvero un individuo tendenzialmente soddisfatto del sesso biologico di appartenenza, ma che preferisce occupare un ruolo di genere con dei tratti del comportamento manifesto tipici dell’altro sesso. Tende a mettere in atto “accorgimenti” per essere più credibile socialmente (cross-dressing, chirurgia estetica alle labbra, zigomi, seno etc, terapia ormonale), ed ha un orientamento sessuale di tipo omosessuale.

Mitzi e Felicita possiamo inquadrarli all’interno della sottocategoria dei gender mimic, ovvero persone il cui sesso biologico e ruolo di genere sono ego sintonici, ma che mette in atto comportamenti sociali di cross-dressing essenzialmente per fare spettacolo (Drag queen o Drag King). Nello specifico, Felicita rappresenta meglio ciò che viene definito “ omosessuali travestiti” descrivendo tale fenomeno come un individuo (spesso di sesso maschile) che, pur riconoscendo l’appartenenza al reale sesso biologico, decide di utilizzare indumenti ed oggettistica del sesso opposto, con un orientamento sessuale di tipo omosessuale.

Ciò che il regista sicuramente ha voluto sottolineare con questa pellicola, è l’appagamento che queste persone hanno nell’esprimere, attraverso gli indumenti, atteggiamenti, accortezze, il proprio ruolo sociale e la propria identità sessuale.  Elliot sottolinea la vivacità, i colori e le melodie frizzanti con cui i protagonisti si esibiscono nei loro show, caratteristica che gli ha permesso di vincere il Premio Oscar 1995 per i migliori costumi. Il film è stato inoltre presentato nella sezione Un Certain Regard del 47º Festival di Cannes.

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