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Recensione a cura della tirocinante Roberta Botondini

 

 “Rebecca” è un remake del famoso film di Hitchcock. Nel film si racconta la storia di una sprovveduta ragazza che per caso incontra un ricco e affascinante vedovo, che sta soggiornando nello stesso albergo in cui la giovane sta trascorrendo un periodo di villeggiatura con un’anziana e insopportabile signora della quale è dama di compagnia.
L’anonima ragazza sembra trasformarsi accanto al signor de Winter. E dopo una breve, ma intensa storia d’amore vissuta a Montecarlo, i due decidono di sposarsi.

In realtà conoscono ben poco l’uno dell’altra, soprattutto la futura signora de Winter, il cui nome non viene mai rivelato, non conosce i motivi del decesso della prima moglie Rebecca e non sa niente della tenuta nella quale andranno ad abitare una volta sposati.
Una volta giunti nella tenuta Menderley, capisce subito di non essere la benvenuta. Tutto, nella sterminata proprietà, è rimasto uguale a come era quando la prima moglie Rebecca era ancora in vita. Anche il personale di servizio non fa nulla per accogliere la nuova Signora de Winter. La presenza di Rebecca aleggia in ogni angolo e tutti non perdono occasione per sottolineare la perfezione di Rebecca, come non essere gelosi di una figura così inarrivabile e amata da tutti?
Il film, nella sua prima versione diretta da Hitchcock, è stato talmente suggestivo da ispirare il nome della sindrome determinata dalla gelosia patologica per il passato sentimentale del partner, che appunto viene denominata “ Sindrome di Rebecca”.

In letteratura ci sono pochi dati sulla sindrome, Posadas (1988), ha delineato gli elementi che caratterizzano la persona affetta dalla Sindrome di Rebecca, che non è semplice gelosia, ma vera e propria ossessione che si scatena rispetto alle precedenti relazioni vissute dal partner, quella che nel linguaggio comune viene definita “gelosia retroattiva”.
Chi è colpito dalla Sindrome, sviluppa una irragionevole ossessione verso la vita precedente del partner, al punto da non tollerare che si nominino in sua presenza nomi, luoghi, fatti che hanno visto come protagonisti il partner con precedenti compagni.

Molto spesso la persona che soffre di questa forma di gelosia, spinge il partner in modi che arrivano ad essere ossessivi, a raccontare tutti i particolari, anche quelli intimi di storie precedenti. A volte sono gli stessi partner che, ignari della gelosia ossessiva del compagno/a, non disdegnano di raccontare o fare riferimenti a storie sentimentali pregresse. Una volta ottenute le informazioni, iniziano a rimuginare su di esse, ovvero vengono utilizzate le informazioni ricevute per prefigurare pericoli futuri di tradimenti ed inganni.

Ma non sempre il rimuginio è scatenato dal sapere cosa è avvenuto nelle precedenti relazioni del partner, spesso il pensiero ossessivo non ha bisogno di dati di realtà per trarre considerazioni, ma senza analizzare le sue reali intenzioni si proietta sull’altro le proprie paure di essere traditi e abbandonati.
Quando un partner soffre della Sindrome di Rebecca, ben presto nel rapporto il sentimento prevalente diviene la rabbia che inizia a pervadere la relazione in maniera distruttiva. Vengono richieste continue prove d’amore, come garanzia che il rapporto in corso sia più importante di quelli passati, Ma è evidente che, di fronte ad una gelosia immotivata e disancorata dalla realtà, nulla può essere sufficiente a rassicurare il partner.

Generalmente nella Sindrome di Rebecca al femminile, l’oggetto della gelosia è meno incentrato sugli aspetti sessuali delle relazioni precedenti del partner, ma si focalizza maggiormente sui sentimenti e sulle esperienze condivise.
Nella versione maschile, invece, c’è la tendenza ad incentrarsi sulla vita sessuale della partner, rispetto alla quale c’è una vera e propria ossessione. La partner può essere tormentata dalla richiesta di particolari su come facevano l’amore, quanto spesso, quanto fosse piacevole, quali fossero le dimensioni del pene del precedente compagno…il partner può arrivare a richiedere rapporti molto frequenti per vedersi riconosciuta una maggiore prestanza sessuale rispetto all’altro partner.

In alcuni uomini, l’ansia del confronto può essere talmente elevata da provocare anche disfunzioni sessuali, quali disturbi erettili, eiaculazione precoce.
Nelle donne, invece, il confronto, anche estetico con la compagna precedente del partner può generare ansia e senso di inferiorità che possono tradursi in disturbi del desiderio o disfunzioni orgasmiche.
La Sindrome di Rebecca può essere affrontata mediante un percorso terapeutico di coppia ed individuale rivolto al partner che ne soffre, per indagarne le origini del disturbo e incrementare le competenze comunicative e relazionali della coppia che deve essere aiutata ad apprendere nuove modalità di confronto, abbandonando modalità disfunzionali e distruttive.

Bibliografia

– Posadas, C. (1988). El sindrome de Rebeca. Guia para conjuar fantasmas amorosos. Temas de hoy, Madrid.
SITOGRAFIA
-https://www.psychologytoday.com/intl/blog/anxiety-files/201902/overcoming-retrospective-jealousy

-https://www.healthline.com/health/retroactive-jealousy

-https://www.healthline.com/health/how-to-not-be-jealous

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