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Recensione a cura della tirocinante Cristiana Sardellitti

 

Revenge room è un cortometraggio molto interessante sul revenge porn, ovvero la diffusione sul web di contenuti multimediali  privati (immagini/video), senza il consenso della persona coinvolta. Lo scopo del cortometraggio è quello di portare gli spettatori a riflettere sulle gravi conseguenze di tali azioni vendicative, troppo spesso sottovalutate. Il filmato è rivolto soprattutto ad un pubblico di adolescenti, i quali non sempre hanno gli strumenti per comprendere la gravità di certe azioni.

Infatti, i protagonisti sono due adolescenti, Federica vittima di tale fenomeno e Davide, il suo ex fidanzato. La decisione di Federica di porre fine alla loro relazione, non è stata accettata da Davide, il quale per vendicarsi, decide di diffondere sul web foto e video privati che ritraggono la ragazza  in atteggiamenti intimi. Federica è disperata, chiusa in sé stessa, si sente sola, anche i suoi amici la abbandonano e non solo, la protagonista viene infatti inondata di messaggi di accusa e disapprovazione. Davide è confuso, arrabbiato con sé stesso, non riesce a darsi pace. Entrambi compiono un processo di accettazione e consapevolezza. Federica comprende quanto sia importante parlarne, affrontare la situazione piuttosto che isolarsi e restare intrappolata in un processo di dolore, sofferenza e auto-colpevolizzazione. Davide affronterà la sua sofferenza, riflettendo sulle proprie colpe e sulla gravità dell’accaduto.

Il fenomeno del revenge porn

Oggi, ci ritroviamo a vivere in due mondi paralleli, il mondo reale e quello del web. Il mondo del web, diviene soprattutto per i giovani adolescenti, una sorta di confort-zone, in cui ci si mostra non per come si è realmente ma per come vorremmo essere.  Da qui i famosi leoni da tastiera, ci si sente più sicuri, rinnegando il diritto di poter esprimere qualsiasi tipologia di commento, di poter pubblicare contenuti privati ritraenti altre persone, al fine di ricevere l’approvazione dei pari, sottovalutando le conseguenze che ne possono derivare.

Quando una relazione giunge al termine, esistono una varietà di modi in cui la persona che è stata lasciata potrebbe esprimere il proprio risentimento, ma nell’era odierna, il revenge porn sta diventando uno strumento di scelta per molti, soprattutto tra i giovani adulti di sesso maschile, nella loro ricerca di vendetta. Ciò porta a una mancanza di comprensione e di connessione con il vero dolore e il danno che la pubblicazione di tali momenti privati ​​può causare. Inoltre, la costante esposizione a contenuti pornografici presenti sul web, può contribuire a una diminuzione dell’empatia per gli altri che potrebbe portare a vedere le azioni del revenge porn come giustificate piuttosto che sbagliate.

Ma quali sono i motivi che spingono le persone a compiere tali azioni?

Walker e Sleath (2017), hanno indicato che i perpetratori di revenge porn usano la tecnologia per esercitare controllo e potere sulle loro vittime. Gli uomini che pubblicano foto private delle loro ex partner possono infatti aver bisogno di riaffermare il proprio ruolo di genere (come superiore a quello della donna) recuperando quel potere che hanno sentito di aver perso subendo la decisione di chiusura della relazione sentimentale. Non tutti però sono consapevoli del danno psicologico, fisico, economico che si può generare condividendo materiale sessualmente esplicito all’insaputa della vittima. Il fatto che alcune persone potrebbero non avere l’intenzione specifica di ferire, danneggiare e umiliare l’altro non giustifica quel comportamento dal momento che le immagini private sono destinate a rimanere tali. Alcuni individui possono considerare tale condotta semplicemente come un gioco. Altri possono avere lo scopo di ottenere un guadagno economico: possono infatti vendere le immagini sessualmente esplicite, oppure potrebbero tentare di ricattare minacciando di diffondere le immagini a meno che la vittima non paghi una certa cifra o non faccia determinate cose. Infine, un’altra spiegazione può essere legata alla gratificazione sessuale e al mostrare la propria mascolinità a un gruppo di pari (Henry & Flynn, 2019).

Il revenge porn è un reato!

Indipendentemente dalle motivazioni sottostanti è importante sottolineare che si tratta di un reato, introdotto con l’approvazione del Codice rosso (legge 69 del 19 luglio 2019), sulle violenze domestiche. La norma parla di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate e tale reato è punito con la reclusione da uno a sei anni e multe cospicue. Due sono gli elementi di offesa: il non consenso della vittima e il fatto che il contenuto sia di natura intima o sessualmente esplicito. Esiste l’aggravante della relazione affettiva, se c’è o c’è stata, come esiste per gli altri reati di violenza e quindi la pena risulterà più severa qualora i fatti siano commessi da un ex partner che decide di diffondere il materiale intimo al termine della relazione dopo che quel materiale era stato prodotto consensualmente nel corso della relazione. Inoltre, a rispondere dell’accaduto non è solo colui che condivide l’immagine/video in rete, ma anche chi contribuisce alla sua diffusione.

Conseguenze psicologiche per le vittime di revenge porn

La ricerca qualitativa condotta da Bates (2016), supporta l’idea che la pornografia non consensuale ha molte analogie, in termini di conseguenze per la salute delle vittime, alla violenza sessuale agita di persona. In interviste individuali con 18 donne vittime di revenge porn, le partecipanti hanno riportato sintomi di disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione, pensieri suicidari, comportamenti disfunzionali (autolesionismo e abuso di alcol), e altri esiti negativi sulla propria salute mentale come conseguenza dell’ accaduto (Bates, 2016). La vittima di revenge porn tende ad isolarsi, perde la fiducia negli altri, manifestando problemi nei rapporti interpersonali. Spesso la vittima prova un senso di impotenza e tende ad autocolpevolizzarsi per aver inoltrato tale materiale e per aver dato fiducia all’altro. Ciò porta le vittime ad evitare di sporgere denuncia, a causa dello stereotipo culturale del ”se l’è cercata!”. L’allontanamento dalla vittima, l’atteggiamento giudicante degli altri, ci fa riflettere su quanto i pregiudizi sul genere sono ancora oggi dominanti nell’immaginario collettivo. L’adolescenza è un momento di scoperta e curiosità, in questa e in fasi successive del ciclo di vita, l’invio di certi contenuti diviene quindi normale tra persone che istaurano un forte legame intimo. Avvicinare i giovani a tali tematiche attraverso un processo educativo volto ad aumentare la loro consapevolezza e sensibilizzazione diviene oggi di fondamentale importanza.

 

Sitografia:

https://www.ipsico.it/news/revenge-porn-le-nuove-forme-di-violenza-tecnologica/

 

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