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recensione a cura della tirocinante Viviana Santorum

“Secretary”, film del 2002 diretto da  Shainberg, è una commedia che con leggerezza e ironia tocca argomenti profondi quali l’autolesionismo e le dinamiche sadomasochistiche. La protagonista, Lee, è stata dimessa da una clinica psichiatrica in cui era stata ricoverata a causa di un tentativo di suicidio.

Per sfuggire ad una situazione familiare patologica con un padre alcolista e una madre iperprotettiva Lee trova un impiego da segretaria presso lo studio di un avvocato, il Dr Gray. Ben presto tra i due si instaura una relazione anomala basata su ruoli complementari: è l’avvio di un rapporto sadomasochistico in cui lui la sottopone a punizioni fisiche e le impartisce delle regole da rispettare a cui la donna si attiene scrupolosamente; il tutto lasciando la sfera sessuale al di fuori dei loro contatti.n tal senso i due sembrano riproporre la coppia genitoriale di Lee: una moglie ipervigile che attiva una modalità estremamente controllante perché costretta a gestire un uomo dipendente dall’alcol. Similarmente, il Dr Gray convince Lee ad abbandonare le sue pratiche auto lesive, ma mette anche alla prova il suo amore con richieste estreme. La ragazza, ostinata nella sua perversione, assolve quanto imposto finché i due non capiscono la profondità dei loro sentimenti e, raggiungendo un completamento ideale, decidono di sposarsi.  I motivi che spingono a gesti autolesionistici quali il procurarsi volontariamente ferite sul corpo tramite tagli (cutting) o bruciature (burning) possono essere molti. Spesso dietro tali agiti si nasconde un dolore interiore così profondo che la persona tenta di metterlo a tacere procurandosi una sofferenza fisica, percepita come più sopportabile rispetto all’agonia morale. Il malessere esteriore diventa una strategia per ritrovare sollievo dopo uno stato di tensione e in alcuni casi l’autolesionismo può essere una prova/affermazione della propria esistenza. Ma a volte il desiderio di farsi del male percorre altri canali, non necessariamente così tangibili: può esprimersi all’interno di una relazione, coinvolgendo l’area interpersonale e sessuale e chiamando in causa concetti quali la sottomissione e il dominio. Tali atteggiamenti possono essere riscontrati con diversi livelli di gravità che vanno da occasionali comportamenti di sottomissione a veri e propri stili relazionali in cui la ricerca della sofferenza diviene il fulcro dell’intera esistenza. Il primo ad illustrare questi meccanismi è stato lo scrittore Sacher-Masoch (dal suo cognome deriva il termine masochismo) che nel romanzo “Venere in pelliccia” (1870) descrive dettagliatamente le manipolazioni e lo stato di soggiogamento in cui versa il protagonista della storia per opera della sua carnefice. E’ stato poi Krafft-Ebing (1886) a riprendere questo fenomeno sotto il profilo psicologico: egli lo intende come una perversione sessuale in cui si ricercano attivamente mortificazioni da parte del partner. Ciò che caratterizza l’individuo masochista è che questo è il suo unico modo per raggiungere il piacere erotico.Per anni psicoanalisti classici come Freud e la Deuth hanno associato questa condizione al genere femminile, al punto da ritenerlo un tratto congenito. Tuttavia le visioni più moderne smentiscono quest’ipotesi sostenendo che, qualora esistesse una predominanza di genere nel masochismo, essa sarebbe imputabile a fattori culturali e sociali. Le fantasie masochistiche possono presentarsi già nell’adolescenza per poi diventare croniche e fossilizzarsi su un unico stimolo erotico: la persona può riuscire a gestirlo anche per molti anni senza aumentarne la pericolosità; altre volte invece si intensifica la gravità degli atti nel corso del tempo o durante periodi di stress fino a riportare lesioni. Per evitare queste ripercussioni sono nate delle organizzazioni che permettono a coppie e ad individui con preferenze sessuali sadomasochistiche di incontrarsi, i cosiddetti BDSM (bondage, discipline, nomination, submission). Queste organizzazioni dispongono di norme atte a preservare la sicurezza dei soggetti e a garantirne il consenso (ad esempio creando un codice comunicativo chiaro tra i partecipanti cosicché le esigenze di ciascuno siano sempre rispettate). I BDSM si distinguono dal sadomasochismo, oltre che per la sicurezza e il consenso, anche per la flessibilità dei ruoli: ogni persona può di volta in volta scegliere quale funzione sperimentare. Chi si avvale di questi ausili non esperisce i propri desideri come problematici e di per sé non si configurano come patologici. A quanto pare, come in molte altre condizioni, il confine tra sanità e malattia è molto sottile.E come non concludere con una citazione della Venere di Sacher-Masoch? “Spero che la mia frusta l’abbia risanata, la cura fu crudele ma radicale”.

 

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