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recensione a cura della tirocinante Roberta Biondi

Brandon (Michael Fassbender) ha un problema di dipendenza sessuale che gli impedisce di instaurare una relazione sentimentale “sana”, imprigionandosi in una spirale di ulteriori dipendenze e comportamenti a rischio. Nulla traspare all’esterno: Brandon ha un appartamento elegante, un buon lavoro ed è un uomo affascinante che riscuote successo con le donne.

La difficoltà a controllare e gestire le sue pulsioni sessuali, che sfoga con incontri occasionali, frequentazione di prostitute e continue masturbazioni, lo porta a condurre una vita solitaria e di maniacale riservatezza. Ad interrompere questo isolamento protettivo, arriva in città la sorella Sissy (Carey Mulligan) fragile ed insicura, vissuta da Brandon come un’intrusa di cui liberarsi al più presto. Il malessere di entrambi peggiora progressivamente: Brandon sperimenta qualsiasi atteggiamento (inclusi rapporti omosessuali) pur di sedare la sofferenza che la sua dipendenza comporta; Sissy, incapace di affrontare la solitudine arriva a tentare il suicidio. Il regista Steve McQueen affronta magistralmente il tema di una ricerca edonistica ed ossessiva del piacere atta a mascherare vuoti e dolori esistenziali, con la caratterizzazione della terza protagonista, New York, raffinata e cruda tanto quanto Brandon che angosciato, corre nelle sue strade e solo sui suoi marciapiedi si lascia andare ad un pianto disperato.

La dipendenza sessuale può essere considerata una relazione patologica con il sesso, attraverso la quale la persona si rifugia nella ricerca di un piacere fisico che possa alleviare ansia e stress, permettergli di fuggire da sentimenti dolorosi e dalle relazioni intime che spesso è incapace di gestire. Si accede così ad una realtà illusoria in cui viene sperimentata una sensazione di piacere e di apparente controllo dei propri comportamenti, delle difficoltà incontrate e, di conseguenza, della vita stessa, che conferiscono nuova identità al sexual addicted. Questa relazione malsana diviene il bisogno fondamentale a seguito del quale tutto il resto viene sacrificato: lavoro, famiglia, amici, hobbies, e, persino, le relazioni intime – le persone con le quali si hanno rapporti divengono, infatti, secondarie rispetto alla propria soddisfazione sessuale.

Il comportamento sessuale di un dipendente diventa, infatti, parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non sono più controllabili dal soggetto stesso. Il craving, l’intenso desiderio dell’attività sessuale, dalla quale l’individuo dipende, il pensiero ossessivo del sesso, la ricerca reiterata e ricorsiva di comportamenti sessuali nonostante le conseguenze negative che si manifestano nella propria vita, e il fallimento nel tentativo di controllare i propri comportamenti sessuali divengono, così, delle componenti fondamentali dell’esperienza sessuale.
Chi è dipendente dai comportamenti sessuali può mostrare sintomi e conseguenze come:
– mancanza di controllo sui pensieri, fantasie e comportamenti sessuali;
– utilizzo di materiale pornografico (anche fino alla Pornodipendenza);
– malattie veneree;
– disfunzioni sessuali: eiaculazione precoce, impotenza, disturbi del desiderio (in alcuni casi solo nei confronti del partner);
– seri problemi nei rapporti interpersonali;
– serie compromissioni sul lavoro (alcune volte con la sua perdita);
– forte dispendio economico (denaro investito per la ricerca di sesso);
– problemi di concentrazione, attenzione, memoria;
– meccanismi ossessivo-compulsivi;
– ansia, depressione e/o altri disturbi dell’umore;
– impulsività ed aggressività;
– senso di colpa, di vergogna e abbassamento dell’autostima;
– problemi del sonno;
– isolamento.

I sintomi non fanno altro che innescare e tener vivo un circolo sempre più stretto e senza fine nel quale ossessioni ed atti sessuali provocano stress, tensione, rabbia, colpa, ansia; la necessità di quietare questi stati genera così nuovi impulsi e comportamenti di dipendenza sessuale, reiterando il ciclo instaurato.

Alla base di questa struttura circolare, secondo Carnes; sarebbero presenti i Core Belief (le convinzioni di base), generalmente inconsapevoli che il sexual addicted ritiene di avere:
1. “Sono una persona cattiva e senza valore”.
2. “Nessuno vuole amarmi per quello che sono”.
3. “I miei bisogni non saranno mai riconosciuti e soddisfatti se devo dipendere dagli altri”.
4. “Il Sesso è il mio bisogno più importante”.

 a cura della tirocinante Arianna Aschelter

Shame è un film diretto da Steve McQueen nel 2011 che è stato presentato, con grande successo, alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove il protagonista, Michael Fassbender, ha vinto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile.

Il film racconta la storia di Brandon, un giovane e aitante uomo d’affari che vive a New York, frequenta posti alla moda e piace a moltissime donne, siano esse colleghe d’ufficio o semplici ragazze incontrate per caso in metropolitana.

Eppure quest’uomo, interpretato da Michael Fassbender, è profondamente infelice. Conduce una vita solitaria e riservata, non è in grado di condurre una relazione sentimentale sana e duratura ed ha un’estrema difficoltà a controllare e gestire le sue pulsioni sessuali. Incontri occasionali, rapporti sessuali con prostitute e continue masturbazioni connotano tutte le sue giornate e il sesso è un pensiero fisso, un’ossessione costante che gli permette di fuggire da quello che gli fa più paura: l’intimità, i rapporti profondi, il dover dipendere in qualche modo da altre persone.

L’arrivo in città della sorella Sissy, anch’essa problematica e fragile, sconvolge tutto il mondo di Brendon, il quale è costretto improvvisamente a cambiare stile di vita e a sprofondare nei bassifondi newyorchesi per soddisfare i suoi impulsi.

Questo brusco e doloroso cambiamento, porta Brandon a tentare di allontanare la sorella in tutti modi. Quest’ultima, estremamente dipendente dal fratello e da qualunque altra persona le dimostri  affetto, tenta il suicidio, scatenando il rimorso di Brandon.

Nell’ultima scena del film, quest’ultimo, distrutto dal senso di colpa e dalla sofferenza, si lascia andare ad un pianto disperato che lascia lo spettatore sopraffatto da emozioni ambigue. E’ difficile capire, infatti, se Brandon ricomincerà a vivere nel vortice doloroso del “sesso senza sentimenti” oppure si aprirà, invece, uno spiraglio per una vita fraterna, affettiva e sessuale più sana.

Le tematica affrontata dal film è quella della dipendenza affettiva, sessuale e della contro-dipendenza[1]. Il dipendente sessuale è spinto dalla necessità di fuggire dalla propria solitudine, dal proprio vuoto interiore e dall’esigenza di trovare attraverso il contatto fisico un modo per comunicare con gli altri, la persona con struttura di personalità contro-dipendente mette in atto il medesimo comportamento mosso dalla ossessiva ricerca di allontanare gli altri da sé, per paura dell’intimità, di essere sopraffatto dalle emozioni, di perdere il controllo e doversi riconoscere il bisogno e desiderio di dipendere dall’altro; l’altro viene vissuta come una minaccia alla propria stabilità e al proprio equilibrio affettivo e psicologico.

Alla base di questa problematica sarebbero presenti alcune convinzioni di base, generalmente inconsapevoli che, sia il dipendente che il contro-dipendente, ritengono di avere: la percezione di essere una persona cattiva e senza valore, la convinzione che nessuno sia in grado di amarli per ciò che sono e la consapevolezza di non poter soddisfare i propri bisogni nella relazione con altri.

In questa cornice, sicuramente patologica, il sesso diventa un modo per riempire il vuoto dato dall’assenza emozionale ed affettiva dell’altra persona e un anestetico per non entrare in contatto con quelle che sono i propri vissuti emotivi.

[1] Del Corno F., Lingiardi V. 2008. PDM. Manuale diagnostico psicodinamico. Ed. Cortina

 

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