in CINE Forum

Recensione a cura della tirocinante: Cristiana Sardellitti

 

Shame è un film del 2011, diretto da Steve McQueen. Il film racconta la storia di Brandon, un trentenne affascinante, riservato e con un lavoro appagante. Tuttavia, dietro questa vita apparentemente perfetta si nasconde una grande sofferenza, che il protagonista cerca di colmare con il sesso. L’atto sessuale viene visto come una valvola di sfogo, una modalità attraverso la quale colmare un vuoto in realtà incolmabile.

La tematica principalmente affrontata nel film è la dipendenza sessuale, la quale determinerà l’impossibilità di tenere a bada le pulsioni sessuali del protagonista e di stabilire delle relazioni sane e durature con chi lo circonda. Sarà l’arrivo della sorella Sissy, una ragazza fragile e insicura, affetta da dipendenza affettiva, a stravolgere la vita di Brandon.

Di grande importanza sono i dialoghi profondi e mai banali tra i due, nei quali esprimono a pieno le proprie sofferenze in maniera del tutto diversa l’uno dall’altra. In un momento di grande sconforto Sissy pronuncia queste parole: “Non siamo cattivi, veniamo da un posto cattivo”. Una frase che personalmente mi ha colpito molto, un rinvio ad un passato doloroso, che continua a farsi sentire, che non da pace a chi non è disposto ad accettare ed affrontare i propri conflitti interni.

Nel DSM-5, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, la dipendenza sessuale rientra nella categoria delle dipendenze comportamentali, cioè di comportamenti patologici che coinvolgono oggetti o attività apparentemente innocue, come il cibo, il gioco d’azzardo, il lavoro, lo shopping e la sessualità. Ciò che accomuna queste patologie, seppur differenti per l’oggetto specifico della dipendenza, è un insieme di caratteristiche comportamentali riscontrate anche nelle dipendenze da sostanze e nei disturbi dello spettro ossessivo – compulsivo.

La dipendenza patologica può essere definita come “una forma morbosa caratterizzata dall’uso distorto di una sostanza, di un oggetto o di un comportamento; uno stato mentale disfunzionale caratterizzato da un sentimento di incoercibilità e dal bisogno coatto di essere reiterato con modalità compulsive; ovvero una condizione invasiva in cui è presente il fenomeno del craving, nell’ambito di un abitudine incontrollabile e irrefrenabile che causa un disagio clinicamente rilevante” (Caretti et al., 2008).

Nello specifico, la dipendenza sessuale è caratterizzata da pensieri e fantasie sessuali intrusive e da abitudini ripetitive, persistenti e pervasive in associazione a mancanza di controllo sul comportamento sessuale, coinvolgendo una rilevante percentuale della popolazione che va dal 3 al 6%. Inoltre l’attività sessuale si presenta come risposta a stati d’animo spiacevoli (es. umore depresso) o come strategia per ridurre lo stress. Le condotte ipersessuali costituiscono una forma di autoterapia rispetto ai problemi di sonno, ansia, dolore, familiari o esistenziali (Carnes, 1991).

I brevi mutamenti del tono affettivo in senso positivo, dovuti al discontrollo sessuale, vengono però presto seguiti da sensi di colpa e di vergogna, rimorso e depressione, per ridurre i quali si ricorre nuovamente alle condotte ipersessuali, che vengono rafforzati negativamente, innescando un circolo vizioso che si autosostenta.
Per quanto riguarda le attività sessuali non convenzionali che caratterizzano il disturbo, Kafka e Hennen (1999), hanno rilevato quelle maggiormente pravalenti:

-Masturbazione compulsiva.
-Protratta promiscuità etero/omosessuale.
-Dipendenza da materiale pornografico.
-Dipendenza da telefonate a carattere pornografico.
-Grave incompatibilità dei livelli di desiderio sessuale tra i partner.

Le ragioni per cui solo alcune persone, ma non tutte, sviluppano una dipendenza nei confronti del sesso, non sono ancora chiaramente definite. Come per molti altri disturbi, è probabile che l’eziologia sia da ricondurre a un’influenza reciproca di fattori biologici, psicologici e sociali. Tra le possibili cause si riscontrano: storie di abusi, esposizioni a comportamenti sessualmente espliciti e/o pornografia in età preadolescenziale, sensibilizzazione covert od overt da parte di genitori o coetanei, esperienze sessuali in età precoce, atteggiamenti estremamente ristrettivi rispetto all’espressione sessuale o emozionale. Altri fattori di rischio possono essere riscontrati nella comorbidità con altre condizioni psicologiche.

La dipendenza dal sesso (o ipersessualità) ha un profondo impatto sulla vita emotiva della persona, a seconda dei casi si può sperimentare un incremento dell’ansia, inadeguatezza, colpa, vergogna, depressione e aggressività. Può avere profondi effetti anche sui processi mentali, l’intrusione di pensieri e fantasie non volute possono impedire alla persona di lavorare e concentrarsi su una normale occupazione. Inoltre, una buona percentuale dei dipendenti sessuali deteriora progressivamente i propri rapporti affettivi e relazionali e presenta gravi problemi di coppia.

A livello fisico, la persona può sviluppare disfunzioni sessuali tradizionali (eiaculazione precoce o ritardata, disturbo del desiderio sessuale, ecc.), malattie veneree o problemi come ulcera, pressione alta, vulnerabilità alle malattie, esaurimento nervoso o alterazioni del sonno. Infine a livello economico, la dipendenza sessuale può comportare spese elevate, quali, la prostituzione, la pornografia, gli strumenti sessuali, la telefonia erotica, costi legali in seguito a reati a sfondo sessuale, perdita del lavoro.

Dal punto di vista terapeutico, maggiori prospettive offrono le terapie di gruppo, i gruppi infatti, sono utili per aumentare la motivazione, mitigare i sensi di colpa, di segretezza, stigmatizzazione, che sono connessi alle condotte ipersessuali.

La terapia di gruppo dovrebbe sempre essere associata a forme di psicoterapia individuale, mirata e specifica. A volte è richiesto anche un intervento di base farmacologica. Carnes (1991), definisce tre livelli di obiettivi terapeutici:
1. Obiettivi a breve termine: motivare alla terapia, rompere l’isolamento, instaurare e vivere la sobrietà (in termini di astinenza, focalizzandosi su altro), superare le crisi di astinenza, ridurre la vergogna.
2. Obiettivi a medio termine: riconoscere le emozioni e imparare a gestirle, acquisire competenze, comunicative e sociali, costruire relazioni interpersonali, sviluppare l’autoaffermazione, stabilire uno stile di vita equilibrato, prevenire le ricadute.
3. Obiettivi a lungo termine: sviluppare una sana sessualità, migliorare le relazioni familiari disfunzionali, risolvere i conflitti relativi a un eventuale abuso patito nel corso dell’infanzia/fanciullezza.

Bibliografia:
Cantelmi, T. & Lambiase, E. (2015). Schiavi del sesso. Sesso patologico, eccessi, dipendenza e tecnosex. Alpes Italia, Roma.
Dèttore, D. (2001). Trattato di psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale. Giunti, Firenze.
Sitografia:
https://www.ipsico.it/sintomi-cura/dipendenza-sessuale/

Condividi

Lascia un commento

Scrivi e poi premi Invio per cercare