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recensione a cura del tirocinante Giuliano Salusest

Diretto da Clark Gregg, Soffocare è un film che affronta una tematica attuale come la dipendenza sessuale, attraverso il racconto di una storia di sicuro intrattenimento. La storia di Viktor è quella di un dipendente sessuale che tenta, senza riuscirci, di uscire dal suo problema, esternato nelle riunioni dei sesso-dipendenti anonimi.

Di sicuro più leggero nel racconto, rispetto a Shame (altro importante film che tratta tale tematica), Soffocare ha comunque la capacità di offrire interessanti spunti di riflessione.  A tal proposito è bene sottolineare come la dipendenza sessuale sia una relazione patologica con il sesso, attraverso la quale la persona si rifugia nella ricerca di un piacere che possa alleviare lo stress, permettendole di fuggire da sentimenti negativi o dolorosi e dalle relazioni intime che non si riesce a gestire. Viktor in questo senso, non avendo avuto la possibilità di sperimentare una sensazione di fiducia verso una figura femminile significativa e primaria, come quella della madre,  potrebbe aver sviluppato un disagio  inerente l’instaurazione di relazioni impossibili da vivere se prive di quella fiducia, la cui assenza è probabilmente figlia del vissuto stesso di Viktor.

Questa relazione patologica diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato, comprese le persone che divengono secondarie rispetto al proprio desiderio sessuale: aspetti questi, decisamente più percepibili in Shame, dove il regista volutamente accentua la drammaticità caratterizzante una dipendenza di questo tipo.
Inoltre, analizzando il  comportamento del sexual addicted, esso potrebbe essere visto come  parte di un ciclo di pensieri, sentimenti e azioni che non si riesce più a controllare. In particolare, l’euforia del dipendente sessuale dura, in genere, tanto quanto il rituale sessuale, cessato il quale, egli sperimenta sentimenti negativi di auto-svalutazione rispetto ai quali il bisogno di sollievo è assolutamente necessario: proprio come Viktor che cerca conferme del suo essere una persona “pessima”.

Infine, vedendo questo tipo di disagio in un contesto più generale, è interessante notare come la dipendenza sessuale faccia parte di quellenuove dipendenze (new addictions), che comprendono tutte quelle nuove forme di dipendenza in cui non è implicato l’uso di alcuna sostanza. L’oggetto della dipendenza è solitamente uncomportamento/un’attività lecita o socialmente accettata come lavorare, fare acquisti, navigare su internet, lavorare, ecc.

Riflettendo su alcuni aspetti di queste  nuove forme di dipendenza,  è possibile considerare che esse siano agevolate, tra le altre cose, dalla nuova civiltà che, da una parte genererebbe stress, vuoto e noia e dall’altra stimolerebbe la tendenza all’immediata gratificazionefornendo sempre gli strumenti appropriati (creazione di bisogni e dei mezzi adatti per soddisfarli), generando, in questo modo un bisogno imprescindibile di mettere in atto dei comportamenti significativi, sebbene in assenza di una dipendenza fisica vera e propria: in questo senso, la “schiavitù” di tali dipendenze, rappresenterebbe per l’individuo una illusoria modalità per superare la sofferenza psichica e la consapevolezza dei propri stati interiori.

 

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