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Recensione a cura della tirocinante Filomena Giordano

 

«Storia di un matrimonio» è un film del 2019 di Noah Baumbach che racconta con verità e compassione il percorso psicologico e legale che conduce alla fine di un matrimonio. Charlie (Adam Driver), regista di teatro, e Nicole (Scarlett Johansson), sua moglie e prima attrice, un tempo felicemente sposati, intraprendono un lungo ed estenuante divorzio, che li pone di fronte ai loro limiti e alle necessarie rinunce con cui dovranno fare i conti.

Quando finisce un matrimonio si affronta un difficile processo di cambiamento, spesso fatto di liti e conflitti. Separazione e divorzio sono però anche occasioni di evoluzione in cui rielaborare aspetti di sé anche in relazione ai legami e per questo motivo è importante dare valore anche alla fine delle relazioni, essendo questa un’occasione per una maturazione e una trasformazione dei coniugi come individui e delle relazioni sociali che ruotavano intorno alla coppia.

Separazione e divorzio sono la conseguenza di una frattura che si inserisce in un contesto di perdita e spesso, piuttosto che un processo evolutivo, il rischio che si corre è quello di attuare delle risposte involutive e regressive, generando così odio e discordia, e mettendo profondamente alla prova la famiglia, lasciando tracce profonde nella vita dei suoi membri. Il bisogno di distruggere l’altro deriva dal considerarlo il responsabile di tutti i mali e gli attacchi economici, giuridici e psicologici non sono altro che un tentativo di ottenere un risarcimento per i torti subiti.

Alla separazione e al divorzio si arriva dopo un processo di crisi del “patto coniugale” che viene attaccato, violato e infine rotto. La crisi del patto coniugale è un processo di transizione che coinvolge anche le reti di relazioni in cui ogni partner e la coppia sono inseriti e, come ogni crisi, è quasi sempre caratterizzata da sofferenza, confusione e disorganizzazione. Una crisi ha la possibilità di essere superata se si sfrutta l’opportunità di coglierla come un’occasione di maturazione e trasformazione piuttosto che come un blocco evolutivo in cui si resta imbrigliati.

Per superare la crisi del patto coniugale è necessario affrontare la fine del patto sapendo portare in salvo il legame stesso, ossia riuscendo a ricostruire la sua storia e le vicende ad esso collegate: ogni partner potrà riflettere sulla propria storia generazionale, sui propri bisogni, sulle aspettative relazionali legate alla scelta del partner e alla costituzione del patto e attuare quindi una ricostruzione della storia di coppia e di sé stessi. Solo attraverso questo passaggio di ritorno all’origine e di riflessione sul patto, a partire da se stessi, si potrà avere la possibilità di riconoscere ed elaborare il dolore e l’ingiustizia, ma anche ciò che di positivo la relazione ha portato.

In ogni caso, dopo il divorzio, sarà necessaria una ristrutturazione della rete di relazioni legate alla coppia e verrà richiesto agli ex coniugi di ridefinire le proprie posizioni sia riguardo alla coppia stessa che come genitori e figli. Nonostante il dolore legato alla crisi, salvare il legame, e dunque dargli valore, consente di considerare sé stessi e l’altro come degni di legame. Questo rende possibile affrontare nuove sfide evolutive come incontrare un nuovo partner, la nascita di un figlio, un cambiamento importante per i propri figli.

Coniugalità e genitorialità sono strettamente connessi: infatti, quando la coppia è in conflitto emergono delle difficoltà nel processo di trasmissione intergenerazionale e dunque sullo sviluppo relazionale dei figli.
Risulta ancora più determinante quindi chiudere la crisi del patto coniugale dando valore al legame, che continuerà comunque a vivere nel rapporto con i figli. Si smette di essere una coppia coniugale ma non di essere una coppia genitoriale e diventa necessario accettare di continuare ad appartenere ad uno stesso sistema familiare condividendo le responsabilità genitoriali e trovando degli accordi sui figli. Il patto coniugale, dopo un divorzio, dovrà essere trasformato in patto genitoriale che dunque viene fondato sul valore del legame che ha portato alla scelta del partner, all’unione della coppia e alla costituzione della famiglia e alla sua evoluzione nelle generazioni future.

 

Riferimenti
https://www.carmencapria.com/il-processo-emotivo-di-un-divorzio/

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