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Recensione a cura della tirocinante Chiara Calcagni

 

The danish girl è un film di Tom Hooper del 2015 ed è un adattamento del romanzo di David Ebershoff “La danese”. Si tratta della vera storia di Lili Elbe, nel film interpretata magistralmente da Eddie Redmayne, e della donna che le è sempre stata accanto, Gerda Wegener alias il premio Oscar Alicia Vikander. Il film si apre mostrando i due durante i primi anni del matrimonio: fin da subito è palese il loro amore, ma soprattutto la loro complicità, tanto che sono disposti a tutto pur di aiutarsi, compreso il posare di lui nelle vesti femminili per favorire il lavoro di lei. È proprio per questo che Einar ri-scopre Lili, un’identità che si è sempre celata dentro di lui e che ora lotta con tutte le forze per riemergere. È l’inizio di una scissione sempre più netta fra Einar e Lili, le cui “visite” compromettono il matrimonio con Gerda al punto tale da eclissare del tutto Einar. Dopo una serie di consulenze con vari dottori, Lili decide di intraprendere un percorso che all’epoca era innovativo e scandaloso allo stesso tempo, ovvero quello di riassegnazione chirurgica del sesso. In tutto questo iter Gerda la segue con una fedeltà che solo raramente vacilla, fino al momento in cui Lili muore per delle complicazioni dovute all’ultima operazione.

È un film che grazie alla bravura del cast, ma anche alla portata della storia narrata, riesce a far immedesimare il pubblico e a trasmettere ogni singola emozione, sia positiva che negativa. Questo film si propone di dare voce ad uno dei casi che hanno segnato la storia della sessuologia. Per quanto riguarda Einar tutto esce di nuovo allo scoperto per via del cross-dressing, fino ad arrivare alla riassegnazione chirurgica, passando per la disforia di genere. Occorre precisare, però, che questo percorso non sempre è l’esito del cross-dressing; quest’ultimo in particolare non è un disturbo, ma c’è la possibilità che rappresenti un disagio per la persona che lo pratica nel momento in cui si trova in un contesto socio-culturale non accettante e giudicante come può essere la Danimarca del fine ‘800/inizio ‘900, che per certi versi non si discosta troppo dalla nostra società attuale. È un clima, quello non accettante e giudicante, generato dalla paura e dall’ignoranza (intesa nel senso della non comprensione del fenomeno) che a loro volta alimentano la confusione, dovuta principalmente al fatto che il cross-dressing sia associato unicamente al disturbo da travestitismo. Nel nostro caso la situazione non riguarda solo il cross-dressing, ma il soggetto esplicita chiaramente una volontà di appartenere al sesso opposto rispetto a quello biologico ed è un desiderio che, per via del contesto socio-culturale o per via di una profonda insoddisfazione interna, causa estremo disagio in un Einar che non ha più modo di esistere. Lili invece deve esistere, Lili è un’ancora di salvezza che serve per trovare anche solo un minimo di pace. Con questa concezione entriamo a pieno in quello che al giorno d’oggi possiamo inquadrare come “Disforia di genere”, una condizione di un individuo in cui l’Identità di Genere non è conforme con il sesso biologico, e che per questo persegue l’obiettivo di “trasformazione” nel sesso opposto. Nella maggior parte dei casi, come avviene per Lili, l’orientamento sessuale è eterosessuale rispetto al sesso desiderato.

Nel 2013 la dicitura disforia di genere ha sostituito quella di disturbo da travestitismo arricchendosi di dettagli che descrivono al meglio questa condizione, e rispecchiano esattamente il vissuto di Lily, come per esempio il punto in cui si parla dell’avversione per la propria anatomia sessuale. Ad oggi l’atteggiamento della comunità scientifica nei confronti della riassegnazione di genere è indubbiamente cambiato rispetto all’epoca in cui è ambientato il film, grazie ad una maggiore accettazione della società, ai cambiamenti legislativi e alla maggiore consapevolezza dei fornitori di un’assistenza medica, sempre più multidisciplinare. Per soddisfare la crescente domanda di RCS, i centri medici accademici specializzati in queste procedure si stanno gradualmente specializzando per poter rispondere al desidero di più persone; in Italia, per esempio sono circa 60 gli individui che secondo la Sicpre (Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica) ogni anno ricorrono al cambio di genere. Questi pazienti vengono accompagnati, seguiti e curati in tutte le fasi del percorso. In Italia generalmente non è previsto l’obbligo dell’esperienza di real life, che effettivamente Lili ha fatto prima delle operazioni chirurgiche che l’hanno portata alla morte. Fortunatamente nel tempo sono stati fatti passi da gigante in questo campo e adesso le operazioni si sono semplificate: si comincia con una mastoplastica additiva fino ad arrivare ad una vaginoplastica, che viene effettuata in due fasi: demolitiva e ricostruttiva. La prima prevede l’eliminazione dell’apparato genitale maschile, mentre nella seconda si crea una nuova cavità genitale, generata dall’introflessione della pelle del pene. Molta importanza viene data anche al periodo post-operatorio sia da un punto di vista medico (è necessario l’inserimento di un conformatore vaginale elastico per 15 giorni dopo l’intervento e la notte nei 6 mesi successivi) sia psicologico e sessuologico che fra le tante cose deve puntare a far sì che non si creino false aspettative riguardo al “nuovo” apparato genitale.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il coraggio e il contributo di persone come Lili, Gerda e dei dottori che hanno creduto in loro e hanno provato a fare quello che all’epoca era ritenuto impossibile.

 

Bibliografia:

American Psychiatric Association (2013). “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition, DSM-5”. Arlington, VA. (Tr. it.: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2014)

Quattrini F. (2015) “Parafilie e devianza” Giunti Editore S.p.A.

Weissler JM, Chang BL, Carney MJ, Rengifo D, Messa CA 4th, Sarwer DB, Percec io (2018). “Gender-Affirming Surgery in Persons with Gender Dysphoria” Plast Reconstr Surg.;141(3):388e-396e

 

Sitografia:

http://www.pierluigicanta.it/chirurgia-estetica/cambiamento-di-genere/cambiamento-dal-maschile-al-femminile/

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/05/02/news/in_italia_ogni_anno_60_cambi_di_sesso_il_censimento_dei_centri_pubblici_dove_operarsi-195314536/

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