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Recensione a cura della tirocinante Cristiana Sardellitti

 

The session è un film avvincente e stimolante, che tratta con semplicità e autenticità un argomento in realtà molto delicato di cui si tiene spesso poco conto, la sessualità nelle persone disabili. Tratto da una storia vera, il film racconta la storia del poeta e giornalista Mark O’Brien. Mark è un uomo di 38 anni, con una grave disabilità fisica, che gli impedisce di condurre una vita normale. Ma spinto dalla curiosità e dai sui desideri più intimi, egli decide di superare i propri limiti e avvicinarsi al mondo della sessualità. Il protagonista sembra essere scisso in due entità: il corpo, passivo e incontrollabile e la mente, libera e brillante. L’incontro con Cheryl, la sua assistente sessuale, lo aiuterà ad aprirsi, a provare emozioni e sensazioni che egli credeva irraggiungibili. Le riflessioni del protagonista, i colpi di scena presenti nel film, portano in superficie questioni e criticità interessanti sulla sessualità nelle persone disabili.

Sesso e disabilità.
Il sesso e la disabilità sono sempre stati argomenti tabù, quando si pensa ai bisogni di una persona disabile, infatti, si fa riferimento a bisogni fisici quali, il vestirsi, mangiare, lavarsi ecc. Una necessità, di cui invece non si tiene conto, è quella relativa alla sessualità; è come se in qualche modo si da per scontato che si tratti di individui asessuati. Tuttavia, le persone disabili hanno desideri e bisogni sessuali, che troppo spesso vengono ignorati o addirittura negati.

Dal 1993 l’ONU ha riconosciuto ai disabili il diritto di vivere la propria sessualità, consentendo loro di usufruire di tutti i servizi comunemente previsti per i normodotati. Diviene opportuno dunque passare da una concezione di aiuto di tipo assistenziale a una visione di aiuto di tipo riabilitativo, che privilegi le emozioni, la comunicazione, l’ascolto e la condivisione. I disabili spesso si raccontano e affermano: ”Noi non siamo persone guaste, ma persone intere, anche se con maggiore difficoltà nell’incontro con gli altri”. Il nucleo del discorso ruota attorno al tema di relazioni mancate o complicate, e alle difficoltà sociali che ostacolano il loro cammino.

In base al tipo di disabilità esistono differenze riferibili alla completezza del rapporto sessuale. L’erotismo ingloba tutto il corpo, sia come componente fisica che psicologica. La disabilità motoria, rispetto a quella mentale o psichica, è la patologia che maggiormente impedisce di vivere la propria sessualità attraverso la prestazione fisica. Esistono diverse tipologia di disabilità e tanti stili di comportamenti sessuali, a seconda delle condizioni psicofisiche personali. Ogni comportamento sessuale è comunque orientato alla ricerca del piacere e se viene inteso come mero atto tecnico rischia di escludere alcune categorie di disabili dalla sessualità, basti pensare ai casi di sclerosi multipla, lesione midollare, per le quasi è impossibile pensare a un rapporto completo. Il rapporto sessuale a misura del disabile deve essere inteso come un investimento di tutto il corpo, fonte di emozioni lunghe e profonde, e che al tempo stesso favorisce gli aggiustamenti posturali più atti a sollecitare col piacere certe aree corporee attigue a quelle genitali.

Dalle testimonianze raccolte emerge come le donne, soprattutto le madri, si siano fatte carico, in solitudine della sessualità dei figli disabili. Questo comportamento in realtà crea non pochi problemi. Gli psicologi ritengono che tale attività non rappresenta una soluzione, in quanto fortifica il rapporto di dipendenza del figlio dalla madre. Inoltre, la possibilità di avere una persona sempre pronta a appagare qualsiasi bisogno, anziché risolvere la situazione la acutizza. Questa tipologia di comportamento evidenzia anche le differenze di genere, in quanto si crede che la figlia femmina disabile non abbia tali necessità.

Alcune storie di ragazzi disabili poco gravi, o molto spesso con disabilità motorie, narrano che ad aiutarli a soddisfare le loro esigenze sessuali, siano stati i loro migliori amici. Questi ragazzi, comprendendo le reali esigenze dell’amico disabile, cercano una soluzione temporanea e lo accompagnano da una prostituta; un rimedio poco funzionale, in quanto i ragazzi disabili al termine del rapporto testimoniano di avvertire un grande senso di solitudine, poiché intravedono solo in lontananza la possibilità di vivere un’esperienza sessuale non a pagamento.

Il dott. Fabrizio Quattrini, nel libro “LoveAbility – Assistenza sessuale alle persone con disabilità”, è promotore del progetto LoveGiver, che mira a formare la figura professionale di Operatore all’affettività e alla sessualità, ovvero l’assistente sessuale per portatori di disabilità. Il movimento LoveAbility, vuole introdurre l’educazione sessuale in Italia, così come avviene in molte altre nazioni della comunità europea. L’assistenza sessuale consente di accedere a ciò che socialmente e culturalmente viene negato. Del resto, la figura dell’assistente sessuale è ad oggi ancora difficile da proporre a causa delle complessità che si riscontrano dovute alla mentalità poco aperta, ai tabu e pregiudizi verso tale tematica.

La figura proposta, non andrebbe ad aiutare solamente le persone disabili ma anche gli operatori che lavorano nelle varie comunità, gli educatori, i genitori, ecc. Un figura che colmerebbe una serie di vuoti che ci sono oggi in materia di sessualità e che nella disabilità acquistano ancora di più un valore aggiunto. Infatti, dopo aver fatto prendere consapevolezza del proprio corpo e dell’erotismo alla persona disabile, l’operatore potrà aiutarla (qualora non ci siano i presupposti per una piena autonomia), in quello che potrebbe essere l’autoerotismo. Questo è il massimo livello dell’operatore all’affettività e alla sessualità, poiché non ci sarà mai un operatore che si concede sessualmente, come invece accade nella figura del sexual surrogate. Se ciò accadesse si andrebbe contro a delle regole giuridiche che toccano il tema della figura del sex worker.

Bibliografia:
Gay R., & Di Bona M. (2007). Eros e disabili. Riflessioni e testimonianze, Ancora, Roma.
Ulivieri, M. (2015). Love ability. L’assistenza sessuale per le persone con disabilità, Edizioni Centro Studi Erickson.

Sitografia:
http://www.formazioneducazione.it/2019/08/11/fabrizio-quattrini-e-il-progetto-lovegiver/

 

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