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Recensione a cura di Alessia Iusi

 

Tra le tante favole che hanno accompagnato intere generazioni, la storia di cappuccetto rosso è sicuramente una delle più famose: una piccola bambina, per far visita alla nonna, deve attraversare un infido bosco dove incontra il lupo cattivo che in poco tempo riesce a prendersi gioco di lei e la sbrana in un sol boccone. Nonostante questa sia solo una favola, porta con se una triste verità: data la loro innocenza e ingenuità, spesso i bambini possono cadere vittime di inganni e violenze ad opera di cattivi che non hanno zanne o pelliccia, bensì braccia, gambe e capelli e spesso sono coloro che avrebbero il dovere di tutelarli, ovvero gli adulti. A tal proposito il film del 2004 ‘The Woodsman’ diretto da Nicole Kassell, tratta le delicate tematiche dell’abuso sessuale infantile e della pedofilia dal punto di vista di Walter, un ex detenuto in libertà vigilata, appena uscito di prigione, dove ha scontato una pena di dodici anni per aver molestato una bambina.

Il termine pedofilia deriva dal greco, ed è composto dalle parole paìs, paìdos, che significa fanciullo e philìa che vuol dire amore. Con questo termine si indica l’attrazione sessuale da parte di un adulto nei confronti dei bambini. Essa rientra tra le parafilie, ovvero tra i disturbi della sfera sessuale ed è riconosciuto nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali).

Nel corso della storia la pedofilia ebbe la sua massima diffusione in Grecia tra il VI e il IV secolo a.C. Di fatto la cultura greca teneva in grande considerazione una forma ‘idealizzata di pedofilia’: essa consisteva in una relazione sessuale tra adulti maschi e adolescenti, per lo più all’interno di un’esperienza pedagogico-educativa attraverso la quale l’amante adulto trasmetteva le virtù del cittadino al più giovane. Ad oggi, con il passare dei secoli, la pedofilia e l’abuso sessuale su minore sono puniti dalla legge; difatti per lavorare a contatto con i minori in molte strutture viene richiesto un certificato antipedofilia.

Nel corso degli anni sono state elaborate diverse ipotesi interpretative relativamente l’origine e l’eziologia del comportamento pedofilo. Numerose teorie psicologiche e sessuologiche del primo ‘900 consideravano le perversioni sessuali come delle sindromi psicopatologiche caratterizzate da alterazioni qualitative dell’istinto sessuale (Cifaldi, 2004). In particolare la psicanalisi freudiana riteneva che l’atto pedofilo fosse legato a fissazioni e regressioni verso forme di sessualità infantile (Freud, 1905). Nel 1990 Garland e Dougher coniarono la “teoria dell’abusato abusatore” che considera la pedofilia come la conseguenza del fatto che i colpevoli di atti sessuali sono stati a loro volta abusati durante l’infanzia. Ancora oggi gli studiosi non sono riusciti a delineare un quadro definito in grado di spiegare l’origine di questa ‘perversione’; nonostante questo però sono concordi nel ritenere che tutte le forme di maltrattamento e abuso ai danni di un minore abbiano delle gravissime conseguenze.

‘’The Woodsman’’ pone inoltre l’accento su un aspetto importante: generalmente si tende a sovrapporre la figura di chi abusa sessualmente di un bambino a quella di un pedofilo, ma non tutti coloro che abusano dei minori sono pedofili, così come non tutti i pedofili abusano dei bambini. E’ necessario di conseguenza, distinguere la pedofilia (intesa come disturbo) dalle altre forme di abuso sessuale su minori che possono essere commesse da soggetti non pedofili (ad es. l’induzione alla prostituzione).

Il pedofilo è una persona che mostra una preferenza sessuale verso bambini e che solitamente non ha interesse sessuale verso gli adulti, tuttavia non sempre e non necessariamente questa preferenza si traduce in un atto sessuale; la persona può limitarsi a fantasie riferite a bambini, senza arrivare a molestarli in modo diretto; il child molester (o molestatore di bambini) è invece colui che mette in atto comportamenti di natura sessuale coinvolgendo bambini in età pre-pubere.

Infine il film sopra citato, appare essere particolarmente interessante poiché mostra da un punto di vista alternativo il comportamento pedofilo; tratto da una piece teatrale di Steven Fechter, l’opera tenta di mettere a nudo i disagi interiori ed i contraddittori impulsi che Walter si trova ad affrontare durante il suo lungo percorso riabilitativo, e riesce nell’intento trasmettendo allo spettatore la paura, la vergogna ed il profondo senso di colpa del giovane che si trova a dover affrontare difficoltà non solo psicologiche ma anche relazionale e morali.

E’ un opera che fa ben riflette rispetto le implicazioni generate dal comportamento pedofilo: è infatti evidente come la pedofilia sia un fenomeno con implicazioni sia cliniche che legali, ed è importante che queste si sviluppino in sinergia poiché il benessere del soggetto non va separato da quello della società in cui vive. Il riconoscimento della dimensione psicopatologica della pedofilia e la messa in atto di strategie che supportino questi soggetti a gestire le loro pulsioni potrà essere di beneficio non solo per loro, ma anche per la società e, in particolare, per tutti i bambini la cui tutela è l’obiettivo principale.

 

Bibliografia

Cifaldi, G. (2004). Pedofilia tra devianza e criminalità. Giuffré.

Freud, S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale.

Linkografia:

Il profilo criminologico del pedofilo

http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/devianza/furfaro/cap3.htm

http://114.it/pdf/Quaderno_Pedofilia_def.pdf

http://www.psicologiagiuridica.net/abuso-sessuale-2/il-bambino-maltrattato-e-abusato-conseguenze-a-breve-medio-e-lungo-termine/

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