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Recensione a cura della tirocinante Roberta Botondini

Nel documentario del regista Claudio Casazza del 2016 viene affrontata la storia di alcuni condannati per reati di tipo sessuale i sex offenders.
Sergio, Gianni, Giuseppe, Valentino, Carlo ed Enrique vengono coinvolti su base volontaria in un esperimento che si mette in atto per la prima volta in Italia, finalizzato al controllo delle loro pulsioni violente.
Il documentario viene realizzato nel carcere di Bollate e riprende l’esperimento che si svolge nell’arco di un anno con gli psicologi dell’Unità di Trattamento Intensificato del CIPM. Lo scopo primario dell’esperimento è quello di affrontare un percorso che consenta di prevenire la reiterazione del reato sessuale.
Nel documentario viene osservato tutto il percorso che affrontano i detenuti, ma non si ha impressione di osservarli con morbosità dal “buco della chiave”, perché ci si avvicina gradualmente a loro conoscendoli in maniera sempre più approfondita attraverso i loro racconti, le loro reazioni e le loro storie.

Per garantire il loro anonimato tutto il documentario viene realizzato “fuori fuoco”, questo artificio del regista consente anche di mantenere un certo distacco rispetto al detenuto che viene valutato non tanto per le sue espressioni e per il suo aspetto, quanto piuttosto per ciò che racconta di sé: una sorta di filtro che oltre a preservare l’identità dei sex offenders serve anche per tutelare lo spettatore ponendo una certa distanza da storie complesse e a tratti repulsive.
Il documentario non ha certo l’intenzione di far familiarizzare lo spettatore con i sex offenders, ma vuole mostrare una prospettiva inedita di osservazione del reato: quella dell’autore. Emergono le sue carenti o assenti capacità metacognitive, le difficoltà ad empatizzare con la vittima, l’incapacità di cogliere il proprio dolore e quello dell’altro, la sua narrazione, il contesto familiare, culturale e sociale in cui si sono strutturati gli stereotipi e le credenze che lo hanno segnato.

Il sex offenders è forse la categoria che suscita nell’immaginario collettivo le più forte ostilità, di fatto non costituiscono un gruppo omogeneo di individui ma possono essere di diversa tipologia per modalità di attuazione del reato, età, e per eventuali comorbidità. Gli autori di reati sessuali commettono atti illeciti con componenti appunto di natura sessuale ai danni di varie tipologie di individui che possono essere uomini, donne o bambini o persone che per minorazioni fisiche o psichiche non possono opporsi alla loro violenza.
In base al Codice Penale sono definiti dall’articolo 609 bis come “chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità l’uno a compiere o subire atti sessuali (…), abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto”.

I criminali sessuali possono essere suddivisi in:
– stupratori
– molestatori
-child molester
– persone con specifici disturbi parafilici
– assassini stupratori

Fra le diverse tipologie e di sex offenders quella più pericolosa e relativa a coloro che praticano una sessualità di tipo deviante con connotazioni sadiche. Il fine del criminale sessuale sadico è quello di utilizzare la sessualità solo a scopo di violenza e distruttività verso l’altro. In questo caso il piacere non risiede nell’atto sessuale stesso quanto piuttosto nella capacità di provocare dolore all’altro. La sessualità viene utilizzata come mezzo per dimostrare il proprio potere sull’altro per magnificare la propria supremazia ed affermare un’immagine di sé fortemente connotata di tratti narcisistici.
La discriminante che caratterizza le fantasie di tipo atipico del mondo BDSM rispetto a quelle agite dal sex offenders è che le prime vengono agite in maniera sana e consensuale in un contesto controllato e possono essere considerate parafilie. Nel caso della dominanza agita dal criminale sessuale non c’è consensualità da parte della vittima, e non si parla più di parafilia ma di disturbo parafilico. Il disturbo parafilico viene definito nel DSM-5 e prevede che l’individuo:

– viva con disagio e angoscia il proprio interesse parafilico e che il disagio e l’angoscia non derivino semplicemente dalla disapprovazione sociale
– oppure abbia un desiderio e/o comportamento sessuale che comporta un disagio psichico, danni fisici o la morte di un’altra persona
– oppure nutra desiderio per comportamenti sessuali che coinvolgono altre persone non consenzienti, incapaci di dare un valido consenso o coinvolti a loro insaputa. (APA, 2013).
In letteratura fra i fattori di rischio attualmente più accreditati alla base di una sessualità deviante tipica dei sex offenders vengono annoverati:
– esperienze precoci di abuso fisico, emotivo o sessuale
– infanzia vissuta in contesti trascuranti
– contesti familiari abusanti
– abuso di alcool o sostanze stupefacenti
– disturbi di condotta.

I sex offenders non hanno sviluppato capacità metacognitive ed hanno mancanza di competenze empatiche che li porta ad oggettificare l’altro. La vittima viene deumanizzata ovvero privata di identità ed emozioni. (Volpato, 2011).

Bibliografia:
-American Psychiatric Association (2013), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi Mentali,. Quinta edizione (DSM-5), trad. it. Raffaello
-Volpato, C., (2011) Deumanizzazione. Come si legittima la violenza, LATERZA, Milano

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