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Recensione  a cura della tirocinante Roberta Botondini

 

Nel film “Viol@”del 1998 diretto da Donatella Maiorca, si racconta la storia di Marta, una ragazza di ventisette anni che sta vivendo un momento difficile della sua vita: la rottura della relazione con il compagno con il quale era prossima alle nozze.
Marta, in un momento di noia, utilizzando il nickname di Viol@ inizia ad esplorare il mondo del sesso virtuale o cybersex.
Stringe una relazione virtuale con un uomo che si fa chiamare Mittler, del quale non sa nulla.
Marta, che fino a quel momento ha avuto il controllo della sua vita, inizia a perdersi dietro Mittler che sa esattamente come compiacerla e attirarla a sé. Ma quello che inizialmente sembrava un intrigante gioco erotico, riservato ad alcuni momenti, prende sempre più spazio e diviene talmente invasivo da condizionare sia la realtà virtuale che quella reale.
La ragazza comprende che si sta lasciando avviluppare pericolosamente dalle spire di un gioco perverso, al quale non riesce a sottrarsi.

Mittler inizia a controllare la vita di Marta, una presenza nell’assenza che pesa come un macigno e che rende la ragazza docile e accondiscendente verso quello che ormai è diventato il suo dominus.
Marta inizia ad avere problemi sul lavoro e finisce col perderlo, si allontana dalle amicizie di sempre. Ma è con la morte del suo amato cane che la ragazza sembra risvegliarsi dal torpore emotivo nel quale è precipitata e si attiva per scoprire chi è in realtà Mittler, fino a quando viene a sapere che la persona che le ha sconvolto la vita in realtà è solo un adolescente.
Il cybersex deriva dall’inglese “sex” (sesso) e “cybernetic” (cibernetico), fa riferimento all’uso di internet allo scopo di avviare attività sessuali appaganti. Per molte persone il cybersex può essere un modo ludico e trasgressivo per vivere la sessualità, o anche per incrementare la complicità e intimità in coppie che per varie motivazioni non possono avere una frequentazione continuativa, come ad esempio partner non conviventi nel periodo del lockdown.

La gratificazione sessuale può essere ottenuta per mezzo della lettura, la scrittura o la narrazione di trame a contenuto erotico, o attraverso:
– utilizzo chat sessuali
– uso di pornografia
– sesso on line con l’uso di webcam
– giochi di ruolo sessuali
– ricerca di partner

La principale attività on line è la ricerca di materiale pornografico. Nel 2019 Pornhub, il sito leader in ambito dell’offerta di pornografia ha avuto oltre 42 miliardi di accessi, 115 milioni di ingressi quotidiani. Su Pornhub c’è anche un servizio di messaggistica che ha superato i 70 milioni di scambi con una media di 343 richieste di amicizia al minuto. L’Italia, secondo i dati del 2019, è settima al mondo per traffico dati giornaliero e la categoria più ricercata dagli utenti italiani è milf (ossia donne grandi che fanno sesso con ragazzi più giovani). Con l’inizio del primo lockdown Porhub ha liberalizzato molti contenuti e ha regalato un abbonamento premium alla piattaforma con contenuti esclusivi, in HD o in Virtual Reality (per chi dotato dell’apposito dispositivo domestico), e senza pubblicità. Questo ha determinato un incremento, nei primi giorni, del + 57% e + 48,7% per poi attestarsi su valori sempre superiori al 30%. (pornhub.com/insights).

Il cybersex non è considerato patologico, nella misura in cui non sia troppo pervasivo nella quotidianità del soggetto. Per il sottoinsieme di soggetti che non riesce a mantenere la fruizione in un ambito controllato e definito, tale attività diventa disfunzionale e innesca un pericoloso meccanismo di dipendenza che può dar luogo a sbalzi di umore e perdita del controllo. Per spiegare le dinamiche del fenomeno in costante crescita, si è utilizzato il modello Triple AAA che pone in risalto i tre elementi che caratterizzano la dipendenza dal cybersex :

-Accessibilità: milioni di siti porno continuamente e facilmente accessibili
– Convenienza: i siti a tema pornografico sono gratuiti o a un prezzo basso
– Anonimato: Utilizzo on line consente la protezione della privacy, si può agire senza essere visibili agli altri. Questi elementi possono generare dipendenza in soggetti che hanno caratteristiche di personalità che li espongono maggiormente a crisi depressive e a difficoltà in ambito relazionale, così come i traumi o esperienze negative avute nel passato gli abusi psicologici o sessuali,bassa autostima e scarso attaccamento (Kor, Zilcha_Mano, Fogel et al, 2014).

Il soggetto dipendente perde la capacità di vivere la sessualità su un piano di realtà, con pesanti conseguenze sulle relazioni sessuali e amicali. Si perde il contatto con la realtà e con gli impegni quotidiani relativi alla sfera familiare e lavorativa, spesso i cali della performance lavorativa esitano inevitabilmente con il licenziamento.
Alcuni autori evidenziano come sia complesso discriminare con precisione un approccio ludico al sesso virtuale, da uno potenzialmente dipendente. I problemi principali sono relativi a: la distorsione del campione, il bisogno di strumenti diagnostici standardizzati, e il fatto che tale dipendenza può essere racchiusa all’interno di una patologia più ampia come quella della dipendenza da sesso. (De Alarcon et al, 2019).

Nel caso in cui il dipendente da cybersesso prenda coscienza della sua dipendenza è importante intraprendere un percorso psicoterapeutico che lo porti a cogliere le dinamiche che hanno determinato la sua fuga dalla realtà e la conseguente ricerca di uno spazio in cui nascondersi per vivere il piacere senza il contatto fisico con l’altro. Inoltre, si è mostrata particolarmente efficace la psicoterapia di gruppo che favorisce il confronto con persone che vivono simili disagi, per favorire il superamento della pericolosa condizione di isolamento sociale in cui vive il dipendente da cybersex.

Sitografia:

– https://www.dipendenze.com/dipendenzeinternet/cyber-sesso/
– https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30650522/
– https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31868514/
– https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24583276/

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