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recensione a cura della tirocinante Dr.ssa Egidia Fanni

Viola di mareLiberamente tratto dal romanzo Minchia di re di Giacomo Pilati, che prende il nome da un pesce ermafrodita, la storia di Viola di Mare nasce da fatti veri. Il film racconta il dramma d’amore di due ragazze, Angela e Sara, cresciute nel medesimo microcosmo arcaico, ma suggestivo e di superba bellezza.

In una piccola isola immaginaria della Sicilia ottocentesca, durante lo sbarco dei Mille, la sedicente Angela (nata “fimmina” e per questo indesiderata) da sempre ama e vuole sposare Sara (Isabella Ragonese) orfana di guerra affidata a una baronessa locale. La ragazza deve però cercare di sopravvivere allo scandalo della propria omosessualità, accettando di fingersi uomo. Rinchiusa in una grotta dal padre-padrone, dopo il suo rifiuto a sposare l’uomo scelto per lei, Angela viene salvata con uno stratagemma dalla madre, che convince il curato a cambiarle nome e sesso sulle carte dell’anagrafe.

Diventa “masculo” per un presunto errore; da Angela ad Angelo: con coppola e sigaro in bocca, può finalmente sposare la sua amata e insieme formare una famiglia benedetta dal Signore.  L’omosessualità, l’omofobia e ancora di più l’Identità di Genere sono dunque il tema centrale del film. Viene affrontata anche la tematica dell’omogenitorialità, in cui la famiglia è composta da due genitori dello stesso sesso, in questo caso donne.  Viola di mare parla d’amore, di quell’amore intenso e urgente che è proprio della giovane età, ma anche di chi sfida i codici sociali per difendere la propria relazione amorosa considerata diversa, malata. L’amore di Angela, invece è forte al punto di farle compiere un enorme sacrificio: vivere una vita da uomo. A scanso di equivoci, è importante fare una distinzione fra tre costrutti che descrivono diversi aspetti della psicosessualità.

Il concetto di “orientamento sessuale”, si riferisce all’inclinazione amorosa e alla preferenza sessuale degli individui: una persona può essere, volendo utilizzare categorie discrete, eterosessuale, omosessuale o bisessuale. Sara e Angela hanno, ovviamente, un orientamento omosessuale. Il concetto di “identità di genere” indica un persistente senso di sé come maschio, femmina o lungo un continuum che possiamo virtualmente frapporre tra il sentirsi completamente uomo o completamente donna. Lungo questo continuum si collocano i cosidetti “transgender”, il cui caso estremo è rappresentato dalle persone con “disturbo di identità di genere”. È chiaro che Angela non abbia dei dubbi circa la propria identità di genere; non si sente uomo, ma vive da uomo solo perché è l’unico modo per stare vicina a Sara. Il concetto di “ruolo di genere” rappresenta tutto ciò che una persona fa o dice per indicare agli altri o a se stesso femminilità o mascolinità. Il ruolo di genere è un costrutto sociale che dipende dal periodo storico e dal contesto culturale. Volendo proseguire l’analisi del personaggio di Angela, l’aver assunto un ruolo di genere mascolino rimane un mero espediente, non una scelta voluta.

Con le dovute premesse, Viola di mare appare un’intensa storia di frontiera, geografica e identitaria, che intreccia leggenda, verità e poesia, rievocando uno scandalo antico ma, purtroppo, non ancora perduto. Il film è stato presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2009 come primo film italiano in piena polemica per il mancato voto alla legge contro l’omofobia.


recensione a cura dei tirocinanti Salusest e Patella

Viola di mare è un film che aiuta ad affrontare la causa delle tematiche LGBT e a muovere delle riflessioni nei confronti della reticenza tuttora comunemente espressa verso tali temi. Il film racconta di tutti gli escamotages di una storia d’amore omosessuale, quella di Angela e Sara, in una Sicilia di fine Ottocento che non approverebbe mai il loro amore, come purtroppo accade ancora oggi. In questo senso, è interessante notare come il titolo del film richiami quello di un curioso pesce ermafrodita che in Sicilia viene chiamato “Minchia di re”.

La particolarità della “Viola di mare” sta nel fatto che essa nasce femmina, deposita le uova e in seguito diventa maschio: proprio come Angela, la protagonista di questa storia, che è una donna a tutti gli effetti ma che, per poter amare Sara, dovrà superare il pregiudizio del contesto dove è cresciuta rendendo possibile l’impossibile. ‘L’impossibile’ è rappresentato dal poter manifestare apertamente i propri sentimenti e la propria attrazione per l’altro sesso, il ribellarsi ad uno stile di vita che non si ritiene adatto alla propria persona e la proposta di un punto di vista diverso da quello imposto dallo stereotipo.

Il film affronta quindi delle tematiche ancora attuali per la comunità LGBT:

(1) Orientamento Sessuale – Angela è una ragazza omosessuale, che sin dall’inizio del film non entra in conflitto con se stessa per la sua natura, bensì per la distanza, l’ignoranza e l’incapacità di comunicare il suo orientamento sessuale a tutta la sua comunità che la vedrebbe come ‘scherzo della natura’. Ma il suo non è capriccio. Il suo cadere in una ‘grotta’ altro non è che il suo viaggio notturno sul mare junghiano, da cui esce come uscisse dal mito della caverna a vedere la luce, ovvero a vedere qual è la sua realtà: amare una donna del suo stesso sesso.
(2) Coming Out – Angela è tenace, insegnerebbe a molti ragazzi di oggi ad accettarsi e fare un salto in avanti, anche quando le situazioni esterne sono le più ostili, con tutti i rischi che potrebbero derivarne. Angela vuole Sara e cerca di ‘prendersela’ e lo dice apertamente anche al suo padre-padrone.
(3) Omofobia – Altro non è che la paura di noi stessi, di perdere la propria integrazione non sapendo più catalogare e definire ciò che accade nel mondo. Allora il diverso da noi fa paura e suscita condotte per cui appare meglio ‘normalizzare’ piuttosto che accettare. Ma tale normalizzazione prevede gesti estremi come quelli attuati dal padre di Angela nel rinchiuderla perché ‘malata’, nel farla travestire perché dovesse essere maschio sin dalla nascita. E Ventura, il promesso sposo di Angela, tenta di effettuare uno stupro della ragazza dopo il suo travestimento in maschio, a voler dar sfogo alla sua rabbia, per l’incapacità di accettare la situazione (e forse anche della sua omosessualità insita, latente, repressa dalle norme del super-Io).
(4) Omogenitorialità – Ciò che fa Angela per assecondare la voglia di genitorialità di Sara è un gesto di amore o più semplicemente di consapevolezza. Angela è consapevole di non poter naturalmente dare un figlio a Sara. Dunque lo chiederà ad un ex pretendente di Sara, ancora innamorato di lei che accetterà di fecondarla. Omogenitorialità e famiglia allargata, per dire che non importa il modo in cui si procrea, ma conta l’amore che viene dato al nascituro. Un amore negato dalla stessa Angela nel momento del parto, un Amore consapevole e pieno nel momento, invece, della morte di Sara.

Il tema raccontato non è nuovo. Le reticenze neanche. Ciò che forse può (e deve) farci riflettere è l’ambientazione e il tempo della storia: fine Ottocento. Oggi, seppur l’ignoranza di molti è svanita, le problematiche relative ai diritti LGBT rimangono. L’immagine di Sara che, dopo aver avuto una rapporto con Angela, si butta nel mare, sta a significare proprio questo: da una parte la volontà e la voglia di seguire ciò che si sente, dall’altra il senso di colpa ed il tormento per essere andati contro  ciò in cui si è stati abituati a credere. Ma c’è chi ce la fa ad individuarsi ed affermare il proprio io. Angela, in questo film sarà una donna serena. Avrà vissuto consapevolmente ed avrà lottato per ciò che voleva. Sembra un sogno, in verità per molti questa condizione è ad un passo da noi, basta trovarsi.

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