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La vittimizzazione nell’infanzia e nell’adolescenza può assumere molte forme: abuso fisico, emotivo o sessuale, trascuratezza, esposizione alla violenza domestica o crescita in famiglie segnate da dipendenze e instabilità (Finkelhor, 2008; WHO, 2020). Non si tratta soltanto di singoli episodi, ma di esperienze che arrivano in momenti di forte vulnerabilità e che possono lasciare tracce profonde. Durante l’infanzia, infatti, si costruiscono le prime competenze emotive, cognitive e relazionali: tutto ciò che interrompe o distorce questo processo può influenzare l’intero percorso di crescita (Cicchetti & Toth, 2004; Teicher et al., 2016).

Le conseguenze non sempre emergono subito, né sono uguali per tutti. Alcuni ragazzi sembrano andare avanti senza mostrare difficoltà evidenti; altri, invece, sviluppano nel tempo comportamenti complessi, anche a sfondo antisociale. Le ricerche longitudinali che seguono i bambini negli anni mostrano che chi ha vissuto forme di abuso o trascuratezza presenta, in media, un rischio più elevato di incorrere in reati o condotte problematiche rispetto ai coetanei non vittimizzati. Questo rischio, però, non si distribuisce in modo uniforme: per molte ragazze, l’esperienza diretta della vittimizzazione appare legata a una maggiore probabilità di coinvolgimento in reati violenti o legati alle sostanze; per i ragazzi, invece, diventano più rilevanti i fattori familiari condivisi, come la presenza di conflitti, precarietà o modelli educativi disfunzionali (De Jong & Dennison, 2017).

In altre parole, la vittimizzazione non agisce mai da sola: dialoga con il contesto in cui il giovane cresce, amplificando fragilità già presenti oppure attenuandosi se il ragazzo incontra figure di supporto.

Le ricerche mostrano che ogni tipo di trauma può condurre a esiti differenti: l’abuso fisico tende a correlarsi a comportamenti violenti, quello sessuale a condotte a sfondo sessuale, mentre vivere accanto a caregiver che abusano di sostanze aumenta il rischio di reati legati alla droga (Miley et al., 2019). Quando un adolescente affronta più tipi di vittimizzazione, questi effetti si sommano. Spesso alla base ci sono modelli appresi implicitamente: l’idea che la forza sia l’unico modo per gestire i conflitti, che la sessualità sia un territorio confuso e pericoloso, o che l’uso di sostanze faccia semplicemente parte della normalità familiare.

Le evidenze più recenti, ottenute con analisi statistiche avanzate, confermano che la vittimizzazione non è soltanto un correlato dei comportamenti devianti, ma può esserne una delle cause. Secondo questi studi, un adolescente che ha vissuto eventi traumatici sviluppa più facilmente comportamenti antisociali rispetto a come sarebbe stato se non avesse sperimentato quelle esperienze. L’effetto è maggiormente evidente nei più giovani e riguarda soprattutto reati non violenti, suggerendo che il trauma interferisce con capacità ancora in formazione, come il controllo degli impulsi o la lettura adeguata delle intenzioni altrui (Rubio et al., 2025).

Un ulteriore tassello emerge dagli studi sulla violenza sessuale tra adolescenti. Non parliamo solo dell’evento traumatico in sé, ma dei percorsi comportamentali che ne possono derivare: uso problematico di alcol, difficoltà nel riconoscere limiti e consenso, atteggiamenti sessuali più orientati a relazioni non impegnative o comportamenti sessuali rischiosi. Questi fattori non causano direttamente la vittimizzazione o la perpetrazione, ma possono aumentare la vulnerabilità di chi ha già vissuto esperienze traumatiche, creando un terreno meno stabile su cui costruire relazioni sane (Bendixen & Kennair, 2024).

Guardando nel complesso tutte queste evidenze, emerge un messaggio chiaro e profondamente umano: ciò che accade nelle prime fasi della vita non determina in modo automatico il futuro, ma può orientare il modo in cui un giovane impara a stare nel mondo. La vittimizzazione non segna soltanto il passato: può plasmare aspettative, emozioni, strategie di sopravvivenza e modalità relazionali che, se non riconosciute, rischiano di trasformarsi in comportamenti problematici o devianti.

È per questo che interventi tempestivi e rispettosi della storia individuale sono essenziali. Sostenere la regolazione emotiva, offrire modelli relazionali più sicuri, lavorare con le famiglie e creare contesti che interrompano la trasmissione di modelli disfunzionali può fare la differenza. Accogliere chi ha vissuto esperienze traumatiche con competenza e sensibilità significa non solo curare le ferite del passato, ma contribuire a generare traiettorie di crescita più sicure, autonome e resilienti.

 

Tirocinante: Veronica Baldazzi

Tutor: Maurizio Leuzzi

Bendixen, M., & Kennair, L. E. O. (2024). Risk factors of sexual violence perpetration and victimization among adolescents: A study of Norwegian high school students. Scandinavian Journal of Psychology65(4), 792–802. https://doi.org/10.1111/sjop.13016

Cicchetti, D., & Toth, S. L. (2004). Child maltreatment. Annual Review of Clinical Psychology, 1(1), 409–438. https://doi.org/10.1146/annurev.clinpsy.1.102803.144029

De Jong, R., & Dennison, S. (2017). Recorded offending among child sexual abuse victims: A 30-year follow-up. Child Abuse & Neglect72, 75–84. https://doi.org/10.1016/j.chiabu.2017.07.013

Finkelhor, D. (2008). Childhood victimization. In Oxford University Press eBookshttps://doi.org/10.1093/acprof:oso/9780195342857.001.0001

Miley, L. N., Fox, B., Muniz, C. N., Perkins, R., & DeLisi, M. (2019). Does childhood victimization predict specific adolescent offending? An analysis of generality versus specificity in the victim-offender overlap. Child Abuse & Neglect101, 104328. https://doi.org/10.1016/j.chiabu.2019.104328

Rubio, M. D., Kennedy, E. H., Baćak, V., & Nagin, D. S. (2025). Effects of adolescent victimization on offending: Flexible methods for missing data and unmeasured confounding. The Annals of Applied Statistics19(2). https://doi.org/10.1214/24-aoas2005

Teicher, M. H., Samson, J. A., Anderson, C. M., & Ohashi, K. (2016). The effects of childhood maltreatment on brain structure, function and connectivity. Nature Reviews. Neuroscience, 17(10), 652–666. https://doi.org/10.1038/nrn.2016.111

World Health Organization: WHO. (2019, October 10). Violence against childrenhttps://www.who.int/health-topics/violence-against-children

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