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Recensione a cura della tirocinante Paola Minutillo

 

“Hysteria” è un film del 2011 diretto da Tanya Wexler, ambientato nell’Inghilterra vittoriana. La storia segue il giovane dottore Mortimer Granville e la sua invenzione del vibratore, originariamente concepito per trattare l’isteria nelle donne. Granville trova lavoro presso il Dottor Dalrymple, specialista nel trattamento dell’isteria femminile, e la trama mescola elementi di commedia romantica, critica sociale e riflessioni sulla medicina dell’epoca. Il film offre una rappresentazione leggera e umoristica della creazione del vibratore medico, esplorando anche le dinamiche di potere nella società vittoriana.

Durante l’epoca vittoriana, la società britannica era profondamente patriarcale, con uomini che detenevano il potere politico, economico e sociale. Le donne erano vincolate a rigide norme sociali e culturali, rappresentate dall’ideale della “donna angelicata” con virtù come purezza e dedizione familiare. Il ruolo principale assegnato alle donne era quello di madri e mogli, con attese di dedizione alla cura della famiglia e gestione domestica. La moda rifletteva la modestia, mentre alle donne era vietato l’accesso all’istruzione e alcune attività fisiche. La partecipazione politica e il diritto di voto erano negati alle donne, e la “sottomissione coniugale” le collocava in una posizione legale subordinata nei confronti dei mariti.

Le donne che sfidavano queste norme venivano etichettate come isteriche, una diagnosi utilizzata per controllare e gestire la sessualità femminile. La società riteneva la sessualità femminile problematica o patologica, contribuendo a un’immagine di donne sessualmente passive. Il piacere femminile veniva trascurato o negato, contribuendo all’idea che la sessualità femminile fosse innaturale. Le donne erano spesso percepite come inconsapevoli dei propri desideri sessuali e del proprio corpo. Questo contesto patriarcale e il controllo sociale sulla sessualità femminile hanno contribuito a perpetuare stereotipi e discriminazioni.

Il termine “isteria” ha origini dalla parola greca ὑστέρα, che significa utero, e compare per la prima volta nei testi medici attribuiti a Ippocrate nel IV secolo a.C. Nel corso della storia, il concetto di isteria ha subito notevoli cambiamenti. Nel periodo medioevale fino alla prima metà del XVII secolo, l’isteria era associata alla stregoneria, e le donne che manifestavano sintomi considerati isterici erano spesso percepite come moralmente deviate o possedute dal demonio.

Con l’avvento dell’Illuminismo nella seconda metà del XVII secolo, la concezione dell’isteria si allontanò dalle spiegazioni superstiziose e religiose, adottando una prospettiva più razionale e scientifica. Tuttavia, nel XIX secolo, l’isteria continuò a essere considerata una patologia legata alla sfera genitale femminile. Le teorie ippocratiche, che collegavano l’isteria al movimento dell’utero, persistevano, e nel corso dell’Ottocento i medici praticavano il “massaggio vulvare” per indurre il “parossismo isterico” o orgasmo, anche se quest’ultimo non veniva riconosciuto come tale.

La comprensione moderna della risposta sessuale umana è stata influenzata dal lavoro dei pionieri della sessuologia, William H. Masters e Virginia E. Johnson. Il loro modello monofasico, sviluppato nel XX secolo, è il primo a distinguere quattro aspetti fondamentali della risposta sessuale: eccitazione, plateau, orgasmo e risoluzione.

Gli studi più famosi sull’isteria sono stati condotti da Jean-Martin Charcot e Sigmund Freud. Charcot, un neuropsichiatra francese, ha contestato l’idea dell’isteria come un disturbo esclusivamente femminile, affermando che non era legata all’utero, ma piuttosto a una forma di nevrosi con attacchi periodici senza danni anatomici specifici. Ha sottolineato l’importanza della sfera affettiva e dei traumi precedenti nei sintomi isterici. Le sue ricerche hanno influenzato la comunità scientifica e hanno segnato l’inizio della carriera di Freud.

Freud, a sua volta, si è interessato agli isterici, cercando di comprendere le radici profonde dei loro sintomi fisici apparenti. In collaborazione con Josef Breuer, ha pubblicato “Studi sull’isteria” nel 1892, introducendo concetti chiave come l’inconscio, la rimozione e l’importanza della sessualità infantile. Freud ha teorizzato che l’isteria derivasse da conflitti psichici repressi legati a esperienze sessuali traumatiche o desideri proibiti. Ha evidenziato la presenza di strati inconsci nella mente umana, con i sintomi isterici come manifestazione di desideri rimossi. Il focus di Freud è sulla somatizzazione e sulla vita fantasmatica, sottolineando la centralità del corpo come oggetto di malattia piuttosto che di piacere. La libido è descritta come trasformata in qualcosa di somatico, e il processo di conversione rappresenta la trasformazione dell’eccitamento psichico in sintomi corporei permanenti. Il sintomo somatico diventa il veicolo del disagio psichico, culminando in una tendenza a esprimere la disforia attraverso la somatizzazione in casi estremi.

Nella pratica clinica quotidiana, già a partire dal secondo dopoguerra, non si osserva più l’isteria classica come descritta da Charcot e Freud (Albarella, 2001; Laplanche, 1974). Questo, ha probabilmente contribuito all’eclissamento del termine isteria dalla nomenclatura nosografica della psichiatria americana con il DSM–III (APA, 1980) e le sue successive edizioni, nonostante il dissenso di psichiatri e psicologi di orientamento dinamico (Gabbard, 2005).

Negli aggiornamenti più recenti del DSM (IV, IV-TR, e DSM-5), i sintomi isterici sono distribuiti in diverse categorie diagnostiche:
• Disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati, soprattutto per i sintomi fisici (in particolare conversione, somatizzazione e dolore psicogeno);
• Disturbi dissociativi, soprattutto per i sintomi psichici (in particolare amnesia, fuga dissociativa, dissociazione dell’identità e depersonalizzazione);
• Disturbi d’ansia per la centralità degli elementi ansiosi e di alcuni elementi fobici;
• Disturbo istrionico di personalità per indicare uno stile di personalità.

Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM Task Force, 2006) reintroduce i disturbi isterici di personalità nell’Asse P (Pattern e disturbi di personalità). Il PDM descrive un continuum isterico-istrionico, collocando i pazienti isterici a un livello nevrotico e quelli istrionici a un livello borderline di gravità. Nel valutare tali disturbi, il PDM riconosce l’importanza delle dinamiche di genere, delle questioni legate alla sessualità e dei rapporti di potere nell’influenzare la manifestazione e la natura del disturbo. Le dinamiche di genere possono influenzare come il paziente interpreta il proprio genere biologico, mentre le questioni di potere emergono nei modi in cui affronta conflitti, utilizzando meccanismi di difesa come rimozione e regressione. Il PDM sottolinea anche l’importanza della dimensione culturale, suggerendo che fattori culturali possano influenzare la manifestazione del disturbo. Tuttavia, nonostante gli avanzamenti nella comprensione del disturbo, il termine “isterico” persiste nel linguaggio quotidiano, spesso utilizzato impropriamente per descrivere comportamenti superficiali, egocentrici o esibizionisti, focalizzati su tematiche di genere, corpo e sessualità.

BIBLIOGRAFIA
Albarella, C. (2001). Metamorfosi dell’isteria: identità femminile e sessualità. Rivista di Psicoanalisi, 47(1), 5-27.
American Psychoanalytic Association. (2006). Psychodynamic diagnostic manual (PDM).
Bleichmar, E. D. (1994). Il Femminismo dell’isteria: i disturbi narcisisti della femminilità. Raffaello Cortina.
Colopi, V. (2019). Hister Ergo Sum. La rappresentazione della sessualità femminile isterica, fra clinica e teatro. Mimesis Journal. Scritture della performance, (8, 1), 39-64.
Freud, S. (1893/1895). Studi sull’isteria, OSF, vol. 1. Boringhieri, Torino.
Freud, S., & Breuer, J. (1893). Meccanismo psichico dei fenomeni isterici. trad. italiana in Opere, 2.
Gabbard, G.O. (2007). Psichiatria psicodinamica. Milano: Raffaello Cortina. (Edizione originale pubblicata nel 2005).
Gentile, D. (2016). A reflection about hysteria: a modified or abandoned diagnosis?. Rassegna di psicologia, 33(3), 49-59.
Laplanche, J. (1974). Panel on’Hysteria today’. The International Journal of Psycho-Analysis, 55, 459.
Marchiori, D. L’enigma “isteria”. Peregrinazioni di una Pathosformel.
Masters, W. H., & Johnson, V. E. (1966). Human sexual response.
Rossi, R. (2002). ‘Il povero guitto’. Come si fa senza isteria. In G. Mattoidi & F. Scalzone (a cura di), Attualità dell’isteria. Malattia desueta o posizione originaria? Milano: Franco Angeli.

SITOGRAFIA
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27isteria
https://it.wikipedia.org/wiki/Hysteria_(film_2011)

L’isteria: da Ippocrate a Freud


https://thevision.com/cultura/isteria-donne/
https://www.spiweb.it/la-cura/isteria-g-zontini/

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