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Fino a tempi recenti, il profilo del minore coinvolto in attività criminali appariva relativamente uniforme: generalmente un adolescente tra i 14 e i 17 anni, proveniente da contesti familiari fragili, con scarse risorse economiche, relazioni disfunzionali e un percorso scolastico irregolare. Sotto il profilo psicologico, emergevano costantemente tratti quali la difficoltà nel controllo degli impulsi, una ridotta capacità empatica, scarsa autostima e l’evidenza di comportamenti disadattivi.
Tuttavia, osservazioni cliniche e report istituzionali recenti evidenziano una trasformazione di questo identikit tradizionale. In particolare, l’uso precoce di sostanze psicoattive, inclusi gli psicofarmaci, emerge come un fattore sempre più determinante nella genesi della devianza giovanile.
Gli studi documentano una correlazione statisticamente significativa tra l’abuso di sostanze (alcol, cannabis, droghe pesanti) e i comportamenti delinquenziali. Ad esempio, una ricerca condotta su 312 giovani detenuti ha evidenziato come il consumo di sostanze sia associato sia a reati violenti che non violenti. Un altro studio longitudinale su 399 minori in stato di detenzione ha rilevato che il 41% risultava positivo all’uso di droghe al momento dell’ingresso e che, a distanza di un anno, molti persistevano sia nel consumo che nelle condotte criminali. La letteratura scientifica suggerisce che l’abuso di sostanze, l’appartenenza a gang e la scarsa integrazione sociale tendano a manifestarsi in modo sinergico.
È bene però precisare che non esiste una relazione causale diretta e univoca tra “droga e reato”. Piuttosto, l’abuso e la devianza sembrano essere manifestazioni parallele di un medesimo insieme di fattori di rischio: criticità familiari, frequentazione di coetanei devianti, fragilità psicologiche e contesti socio-economici degradati.
In questo scenario, è necessario un cambio di prospettiva che sappia guardare oltre il reato, riconoscendo in esso un “grido d’aiuto”. La condotta antisociale va interpretata non solo come una scelta o uno svantaggio, ma come la messa in scena di un profondo dramma interiore. Dietro ogni comportamento deviante, infatti, si cela un adolescente che attende di essere visto, ascoltato e, finalmente, compreso.
Tirocinante: Sharmin Zarei
Tutor: Maurizio leuzzi
Bibliografia:
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- Ford, J., et al. (2013). Trauma exposure and juvenile justice involvement.
- Huizinga, D., et al. (1991). Empirical study of the relations between drug abuse and delinquency. Office of Justice Programs.
- L’Espresso. (2025). Uso improprio di psicofarmaci tra i giovani.
- Ministero per le Politiche Antidroga. (2025). Relazione al Parlamento.
- Office of Justice Programs. (1998). Substance abuse among juvenile delinquents and gang members.
- Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention. (2000). Juvenile crime and drug abuse: A prospective study of high-risk youth.
- Recovery for Life. (2025). Minori autori di reato: quando i reati diventano un grido d’aiuto. https://recoveryforlife.it/minori-autori-di-reato-residenza-recovery-for-life/
- Valdez, R., et al. (2021). Prevention programs in high-risk youth and reduction of risk behaviors. Health & Justice.
- White, H., et al. (2003). The relationship between drug use and delinquency: A developmental perspective.



