BDSM (Bondage, Dominazione, Sadismo, Masochismo) è un acronimo che racchiude una serie di significati specifici legati alle pratiche messe in atto da chi predilige una sessualità di tipo estremo. Il BDSM rappresenta un movimento sociale e culturale che vede, nella sua pratica, la messa in atto di comportamenti erotico-sessuali fuori dagli schemi, che si inseriscono, non nella sfera patologica come spesso erroneamente si crede, bensì in una dimensione trasgressivo – parafilica[1]. La particolarità che caratterizza tali pratiche risiede nel fatto che tutti i giochi erotici proposti sono estremamente controllati e soprattutto vengono vissuti dai partecipanti nel completo rispetto dell’altro, in un clima di serenità e di consensualità (secondo il concetto SSC – Sane, Safe and Consensual; Sano, Sicuro e Consensuale). Tutto ciò si differenzia totalmente dalle azioni compiute da eventuali sex-offender o individui con Disturbi Parafilici il cui scopo è quello di ledere l’altro o di provocare disagio sociale (Quattrini 2015).
Le pratiche BDSM si concentrano per lo più sulla sperimentazione sensoriale in cui l’esperienza del dolore diventa una centralità. Nella stimolazione sensoriale anche l’abbigliamento assume una funzione importante, di solito vengono usati specifici materiali in base al gioco erotico prescelto, come ad esempio il lattice o accessori “tipici”.
In questo ampio panorama si colloca anche il Ponyplay, una singolare pratica del BDSM tipica della cultura fetish che integra vari tipi di esperienze, da quelle sadomasochistiche a quelle costrittive e umilianti (Quattrini 2015).
È un gioco erotico nel quale vi è un partner che assume il ruolo di cavallo e l’altro quello di padrone chiamato anche “fantino”. Viene spesso definita come “la perversione di Aristotele” secondo un’antica e buffa leggenda che inizia a circolare in Europa nei primi anni del Duecento e che vede come protagonista il grande filosofo Aristotele.
Si narra che nel 350 a.C. Aristotele si stabilì a Mitilene, nell’isola di Lesbo, per scrivere le sue opere e tra i suoi allievi spiccava un giovanissimo Alessandro Magno. La leggenda, riportata nel Lai d’Aristotele dallo scrittore satirico Henri d’Andeli, narra che il filosofo, venuto a conoscenza del fatto che Alessandro stesse frequentando una giovane cortigiana di nome Fillide, lo avesse messo in guardia dalle donne cercando di farlo separare dalla ragazza, affinché si concentrasse maggiormente sugli studi. Il giovane, in disaccordo con il suo Maestro volle così dargli una lezione. In accordo con Fillide, Alessandro trasse in inganno Aristotele facendolo cadere nelle grazie della giovane donna. Aristotele vedendo Fillide cantare nel suo giardino, a piedi nudi, con i capelli sciolti e l’abito slacciato si lasciò così adulare dalla stessa che dopo averlo provocato promise di fare l’amore con lui solo se avesse accettato di fargli da cavallo e di portarla al galoppo nel giardino completamente nudo.
Il Ponyplay sembra avere un’origine molto antica tanto che esistono testimonianze date da pitture rupestri addirittura del Neolitico (grotte di Lascaux in Francia) o ancora raffigurazioni di un fregio assiro (risalente a circa 4000 anni fa) riportano le immagini di un re che siede su un carro, trainato da persone che fungono da cavalli in cattività. In ogni caso il vero sviluppo della cultura del ponyplay sembra risalire di fatto in Gran Bretagna e nelle varie colonie inglesi (Quattrini 2015). Oggi è divenuto un gioco di ruolo erotico all’interno del quale possono partecipare sia uomini che donne. Nel caso sia un uomo a fare la parte del pony viene denominato pony-boy, nel caso contrario è denominata pony-girl.
Alcuni sostengono che sia stato Ibrahim Pascià II, Gran Vizir ottomano del XVI secolo, ad avere per primo utilizzato le proprie stalle per ospitare ponygirl e ponyboy per il proprio piacere. Infatti sembra che nello stesso periodo storico in Inghilterra tale pratica fosse utilizzata per di più per far lavorare giovani donne, alla stregua di animali da traino, all’interno di strette gallerie di miniere al fine di trasportare carrelli pieni di materiali e pietre preziose.
Esistono diverse categorie di Pony-play: Pony da calesse, in cui vi è un calesse trainato dal “pony” sul quale è seduto il padrone; il pony da monta, che viene cavalcato direttamente sulle spalle o sulla schiena; e infine il pony da esibizione, che diventa una dimostrazione delle capacità di dressage (disciplina equestre, chiamata anche gara di addestramento) con l’utilizzo di accessori e piumaggi (Alexander 2008).
Nella pratica di questo gioco erotico sono molto più frequenti le ponygirl rispetto ai ponyboy. In ogni caso chi si presta alla sottomissione è tenuto ad indossare un “abbigliamento” tipicamente utilizzato per i cavalli, come selle, morsi, paraocchi, zoccoli ecc. Il Dominatore addestra ed educa il proprio “pony” a muoversi e a camminare come un cavallo, insegnandogli così le varie andature tipiche di questi animali quali il trotto, il galoppo o il passo in base alle richieste del padrone. Inoltre l’addestramento prevede anche le varie tecniche di dressage, nonché la postura elegante e potente come quella dei purosangue.
Al termine delle varie attività proposte dal Dominatore, dopo essere stati cavalcati o aver esibito le proprie capacità di dressage, i/le ponyboys/girls vengono rifocillati/e all’interno della stalla, strigliati/e e accuditi/e.
Ciò che è importante sottolineare è il fatto che, nonostante la difficoltà che si può avere a comprendere le pratiche sopra descritte, sono di fatto l’espressione di un piacere erotico-sessuale sicuramente inusuale, ma che nulla hanno in comune con la patologia e i Disturbi parafilici. Il piacere erotico viene in questi casi ricercato in base alle varie personalità che, nel totale rispetto di se stessi e degli altri, vanno al di là degli schemi comportamentali di tipo normativo, promuovendo in questo modo una cultura della sessualità atipica, della diversità e della trasgressione (Quattrini 2015).
Tirocinante: Emanuela D’Alessio
Tutor: Fabiana Salucci
Riferimenti bibliografici
Alexander, B. (2008). America Unzipped: In search of sex and satisfaction. Broadway Books.
American Psychiatric Association, & American Psychiatric Association. DSM-5 Task Force (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM-5™,.
Quattrini F. (2015). “Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore.
Sitografia:
http://www.dragon.it/PraticheSessuali/SexBDSM/pony-play/pony-play.php
http://mirkana.myblog.it/2008/04/25/un-pony-boy/
[1] Il DSM-5 definisce “Parafilia” un comportamento caratterizzato da un interesse sessuale, intenso e persistente, che si discosta da quello tipico, nel quale ad essere ricercata è la stimolazione genitale con partner umani, fisicamente maturi e consenzienti (Quattrini 2015); “qualsiasi interesse sessuale maggiore o uguale agli interessi sessuali normofilici” (DSM-5); il Disturbo Parafilico è definito altresì come una “parafilia che causa disagio o compromissione nell’individuo o una parafilia la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri” (DSM-5).