L’accostamento tra sessualità e malattie neurodegenerative è qualcosa di ignoto, quasi inesplorato dall’opinione pubblica, che si concentra spesso sulla vittimizzazione della disabilità e non ne riconosce i lati più umani e pratici. Il morbo di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa più frequente e colpisce circa l’1% della popolazione sopra i 60 anni. I sintomi sono eterogenei e spaziano dal classico disturbo del movimento oscillatorio a riposo a problematiche psichiatriche, cognitive e ad altri sintomi non motori.
Tra i disturbi poco citati in letteratura vi sono, appunto, quelli della sfera sessuale, presenti in prevalenza in soggetti di sesso maschile: tra i più frequenti, la disfunzione erettile negli uomini e la perdita o il calo della libido nelle donne. Il dato più interessante è stato riscontrato in soggetti con ipersessualità, un comportamento impulsivo e compulsivo che porta a un arousal sessuale marcato. Più che un sintomo della malattia stessa, pare essere un effetto collaterale dei farmaci assunti dai pazienti, come i dopamino-agonisti e la levodopa. Questi farmaci, infatti, stimolano i recettori dopaminergici anche in assenza di dopamina, provocando disfunzioni importanti del circuito cortico-limbico, che presiede al controllo del comportamento e degli impulsi. Questo disturbo è caratterizzato da richieste sessuali ripetute e insistenti, aumento dell’uso di pornografia, frequenti commenti sessuali e sviluppo di parafilie. L’ipersessualità si riscontra anche in pazienti molto anziani, a causa del decorso avanzato della malattia che porta a demenza e conseguente disinibizione sessuale, così come accade in altre malattie neurodegenerative negli ultimi stadi. L’individuo si lascia andare a commenti inappropriati, richiede cure genitali non necessarie e attua comportamenti inopportuni nei confronti degli operatori sanitari e di altri residenti.
Nelle donne, gli argomenti tabù aprono una breccia su un mondo sommerso: la mestruazione, la gravidanza, i genitali. In alcune donne si riscontra acatisia, cioè una sensazione di persistente irritazione e fastidio che porta a irrequietezza e intrusività nella vita intima di tutti i giorni: questa sindrome è infatti indipendente dal desiderio sessuale e si manifesta a livello genitale, perineale e pelvico. Le mestruazioni sembrano rappresentare un incubo maggiore per le donne affette dal Parkinson Disease: alcune riferiscono che i farmaci smettano di fare effetto durante quel periodo del mese, accusando un peggioramento dei sintomi e una sindrome premestruale acuta. Le correlazioni tra gravidanze e malattia di Parkinson sono estremamente rare, ma, in caso di malattia contratta in età giovanile, alcune donne hanno deciso di portare avanti la gestazione, nonostante i numerosi pericoli e gli effetti collaterali dei farmaci, come il rischio di anomalie fetali.
I medici suggeriscono di trattare i disturbi, i comportamenti sessuali e le problematiche derivanti con estremo rispetto e attenzione: è bene incoraggiare pratiche sessuali normali, così come è fondamentale la comunicazione e la cura psicologica per comprendere i cambiamenti di comportamento e di sensazioni. È importante prestare attenzione alla cura farmacologica e, se necessario, modificarla, al fine di attenuare i sintomi e condurre il soggetto a una vita il più possibile equilibrata e serena.
TIROCINANTE: Eleonora Virago.
TUTOR: Maurizio Leuzzi.
Bibliografia:
- Garrì, D. F., & Garrì, D. F. (2021, November 15). La sessualità nel Parkinson: cosa c’è da sapere. Parkinson.it. https://parkinson.it/la-sessualita-nel-parkinson-cosa-c-e-da-sapere/
- I disturbi sessuali – parkinsonitalia.it. (n.d.). parkinsonitalia.it. https://www.parkinsonitalia.it/i-disturbi-sessuali/
- Richeux, V. (2024, 08 giugno). Gestire l’ipersessualità nella malattia di Parkinson. Univadis. Recuperato da https://www.univadis.it/viewarticle/gestire-lipersessualit%C3%A0-nella-malattia-parkinson-2024a1000eeg



